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Alexandra che rinacque in Tibet

Letteratura

Alexandra che rinacque in Tibet

Donne forti. Marie-Madeleine Peyronnet, detta Marima, segretaria di Alexandra David-Nel dal 1959 al 1969, nella casa di  Digne-les-Bains, con una tavola  di Fred Campoy e Mathieu  Blancot che la ritrae con l’esploratrice a Lhasa
Donne forti. Marie-Madeleine Peyronnet, detta Marima, segretaria di Alexandra David-Nel dal 1959 al 1969, nella casa di Digne-les-Bains, con una tavola di Fred Campoy e Mathieu Blancot che la ritrae con l’esploratrice a Lhasa

La riconosci dalla voce, forte, nonostante l’et, una voce cresciuta nel deserto dell’Algeria e risalita come un lunghissimo acuto fino alle Alpi dell’Alta Provenza. Basta raggiungere Digne-les-Bains, oltrepassare il cancello di una villa che la sua celebre proprietaria aveva battezzato Samten Dzong, Fortezza della meditazione, quindi farsi sorprendere da uno scoiattolo che attraversa il prato, ascoltare il fruscio delle bandiere tibetane tra gli alberi, quand’ecco che a pochi passi dall’ingresso appare Marie-Madeleine Peyronnet, 87 anni. lei ancora oggi, nonostante la presenza dei curatori scientifici, a dirigere la casa, e le sue memorie, dove dal 1928 al 1969 ha vissuto Alexandra David-Nel, orientalista sul campo, esploratrice, antropologa, scrittrice, fotografa, ma soprattutto prima donna occidentale a raggiungere Lhasa, la citt proibita, nel 1924, dopo uno straordinario viaggio di otto mesi.

Quest’anno ricorrono i novant’anni dalla pubblicazione nel 1927 dello splendido diario Viaggio di una parigina a Lhasa – edito in Italia da Voland, insieme ad altri titoli fondamentali della stessa autrice, come Mistici e maghi del Tibet e Potere del nulla – che fece conoscere al mondo, copertina di Time compresa, Alexandra David-Nel. Al tempo stesso a Samten Dzong si preparano i festeggiamenti per ricordare nel 2018 il centocinquantenario della nascita dell’allora Louise Eugenie Alexandrine David, venuta al mondo il 24 ottobre 1868 a Saint-Mand, a un passo da Parigi. Tre volumi, uno in corso di uscita, festeggiano non solo la vita della grande dame, ma quella indissolubilmente legata a lei di Marie-Madeleine, Marima, sua assistente dal 1959, fino a quando ho disperso le sue ceneri nel Gange.
A sorpresa sono tre magnifici volumi di fumetti, opera di un altro duo maestro e allievo, Fred Campoy e Mathieu Blancot, autori di Une vie avec Alexandra David-Nel (Bamboo dition). Doppio registro, tratto bianco e nero per il racconto di Marima, e colore per i flashback di Alexandra. Due donne, due culture diversissime, una voce comune, disobbediente e libertaria.

Quando s’incontrano, nella camera dell’Hotel Sextius ad Aix-en-Provence, Mademoiselle Peyronnet ha ventinove anni, non ha titolo di studio, ha gi rifiutato quattro proposte di matrimonio, non vuole figli, ama viaggiare, vorrebbe andare in Oriente a curare i malati, ma suo padre, soldato nella guerra d’Indocina, ferito e decorato, le risponde che di eroi in famiglia ce ne sono abbastanza. Madame David-Nel invece ha novant’anni e ha gi fatto tutto. Suo padre, protestante e rivoluzionario, era giornalista e amico di Victor Hugo. La madre, cattolica e bigotta, dirigeva un negozio di stoffe e non faceva mistero di non amare la figlia. La quale inizia a immaginarsi altrove, scappando di casa, all’et di due anni, e leggendo, a dodici anni la Bibbia e Jules Verne, a quindici anni Epitteto, a diciassette i filosofi orientali. A diciotto a Londra e impara l’inglese. Di ritorno a Parigi nel 1889, maggiorenne, frequenta i corsi di lingue orientali della Sorbona, studia il sanscrito, entra nella Societ Thosophique, e visita il Museo Guimet e la sua meravigliosa sala di lettura, luminosa come il Buddha in meditazione che la domina dall’alto. Di fronte a quell’immagine di pace, estranea al culto del dolore cristiano e intima al pensiero filosofico, Alexandra vive la sua prima rinascita. Sar buddista, sar femminista, sar anarchica, l’obbedienza la morte scrive nel saggio giovanile De l’autorit; e poi sar contro l’autorit paterna, contro la prigione della maternit, contro il matrimonio. E, contro ogni aspettativa, dopo una fulgida carriera da soprano, dall’Opera di Hanoi al teatro di Tunisi, sar moglie di Philippe Nel, ingegnere ferroviario, seducente dongiovanni che vede in lei, intellettuale dagli occhi color ghiacciaio, la preda pi ambita. Non sa, vanit maschile, quale solitudine l’attende. Nella modernit del gioco delle parti, lei Ulisse, sua la hybris che l’accompagner nel viaggio pi famoso, travestita da mendicante per ingannare gli inglesi - come osano negare l’accesso a una terra che non la loro! scriver la David-Nel - e raggiungere Lhasa. A Philippe resta il ruolo di Penelope. In partenza per il primo vero viaggio in Oriente, Alexandra gli promette di tornare dopo diciotto mesi. Passeranno quattordici anni. Si rivedranno poche volte, si scriveranno tutta la vita.

Quando l’ho incontrata sapevo solo che era malata di reumatismi, ma all’epoca riusciva ancora a camminare appoggiandosi ai bastoni. Non sapevo invece che avesse vissuto due anni in una grotta del Sikkim, dal 1915 al 1916, a quattromila metri di altezza, discepola di un famoso eremita e guida eletta del buddismo tantrico, ed stato lui a ribattezzarla “Lume di saggezza”; n sapevo che Alexandra avesse un figlio adottivo, Lama Yongden, suo compagno nella grandiosa spedizione e poi suo compagno di studi a Dignes, dove morto nel 1955. Ma avevo capito subito il carattere imperioso, dispotico, egoista di questa donna. Avrei messo la mia energia al suo servizio, altro non potevo offrire, senza per dimenticare di avere anch’io una voce, e se l’ho usata!, ricorda Marie-Madeleine, salendo le scale che portano al primo piano di quella che oggi la casa museo di Alexandra David-Nel, aperta al pubblico. Un disegno di Fred Campoy e Mathieu Blancot descrive l’arrivo di Marima a Dignes. Alexandra mi aveva parlato di una dimora sontuosa e ho trovato una casa in rovina, l’erba alta, una giungla di serpenti. E all’interno, ragni, topi, scarafaggi, ma sapete, Madame buddista, non vuole uccidere gli animali, mi avevano avvisato le due Fernande, cameriere e custodi della propriet. Mi sono messa al lavoro e con un po’ di insetticida ho interrotto almeno quel ciclo di reincarnazioni.

Passano dieci anni, che la Peyronnet racconta nel diario Dix ans avec Alexandra David Nel (Edition Plon), e i dialoghi sono cos brillanti da essere riportati alla lettera nel fumetto. Ho vissuto accanto a lei, litigando almeno tre volte al giorno, e per fare pace mi raccontava i suoi viaggi. L’ho aiutata nelle ricerche, l dove potevo, imparando a riconoscere i titoli degli oltre quattrocento volumi della sua biblioteca buddista, e copiando intere frasi in sanscrito. Le ho preparato da mangiare, l’ho curata, le ho pettinato i lunghi capelli bianchi, e le ho arredato lo studio, perch, ormai immobilizzata, aveva deciso di vivere, scrivere e dormire al piano di sopra. E poi s, anche se questo verbo stupido, l’ho amata.

Tra gli oggetti che narrano la leggenda di questi ambienti e di quanti li hanno abitati, uno splende su tutti gli altri. Pi del berretto di pelo che Alexandra aveva raccolto lungo la via per Lhasa e con il quale si era fatta fotografare nel famoso ritratto, pi della rivoltella con cui si era difesa dai briganti, pi dei tre campanelli ben allineati sul letto, accanto alla poltrona, che suonava furiosamente a qualsiasi ora, e pi ancora del tavolino da campeggio azzurro, corredato da una lampada dello stesso colore; e pi dei bastoni, che Lume di saggezza picchiava con rabbia sul pavimento, e pi ancora della tappezzeria di rose, forse l’unica concessione alla delicatezza esteriore, il lenzuolo candido con cui Marima avvolgeva la poltrona da letto a chiudere il cerchio. Un nodo, anche d’ammirazione e riconoscenza, trattiene la tela, e quella luce di neve, di vetta altissima, d’Himalaya, di casa, ha accolto la morte di Alexandra David-Nel, a 101 anni. Un secolo sulla terra e una rinascita altrove. E Marie-Madeleine, rinata anche lei, sempre vicino.

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