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Morto Tom Petty, rocker «perdente» da 80 milioni di copie vendute

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MUSICA

Morto Tom Petty, rocker «perdente» da 80 milioni di copie vendute

Negli anni Settanta il rock americano diventa mainstream, grazie a «nuovi eroi» del calibro di John Cougar Mellencamp, John Hiatt e soprattutto Bruce Springsteen. Gente capace di parlare al cuore della working class che compra i dischi, monopolizzare i palinsesti delle radio e finire in classifica. Meglio se con tre accordi e una melodia orecchiabile. Una «rivoluzione della normalità» che ebbe un quarto grande protagonista: Tom Petty, biondo chitarrista del Sud dalla voce roca, cantore dei «perdenti» che «diventano fortunati qualche volta», indimenticato leader degli Heartbreakers.
Ironia della sorte, ci ha lasciati lunedì 2 ottobre all’età di 66 anni proprio per un attacco di cuore. Un po’ come accadde a Elvis, lo hanno trovato trovato privo di sensi e in pieno arresto cardiaco nella sua casa di Malibu e trasportato in ospedale dove è stato sottoposto a terapia intensiva.

L’omaggio di Bob Dylan
Giusto per capire la dimensione del personaggio: tra i primi a ricordarlo c’è il premio Nobel per la letteratura Bob Dylan del quale Petty era stato a lungo collaboratore. «È una notizia scioccante e
devastante. Ho riflettuto molto sul mondo di Tom - ha detto il Menestrello del Folk - e penso che sia stato un grandisssimo artista, pieno di luci. Un amico che non scorderò mai».

Da Elvis a Dylan. Passando per i Beatles. Sta un po’ tutta qui la parabola musicale e umana di Thomas Earl Petty da Gainesville, Florida. Uno che non si era mai interessato di musica fino a che, quando era bambino, Presley non visitò la sua cittadina. Da allora il rock divenne la sua ossessione: lo praticò con innumerevoli formazioni (The Sundowners, The Epics, Mudcrutch), prima di approdare agli Heartbreakers, la band con cui debuttò nel ’76 (l’album si chiamava semplicemente Tom Petty & The Heartbreakers) e si ripropose al mercato discografico l’anno dopo con You’re gonna get it!. Il successo non arriva, l’etichetta discografica Shelter Records fallisce, Tom si ritrova in causa per i diritti sul suo songbook, potrebbe mollare ma ha la testa dura e si mette in tour per pagare le spese legali.

Il successo con Damn the Torpedoes
Fortruna vuole che il successivo album, Damn the Torpedoes (1979), è quello del grande salto, con dentro hit come Refugee e Don’t do me like that. A produrlo un certo Jimmy Iovine. Da lì in poi innumerevoli perle discografiche (da Hard promises a Southern Accents) non sempre comprese fino in fondo dal pubblico (da qui una periodica depressione), ma in compenso capaci di fare breccia tra critica e addetti ai lavori. E che addetti ai lavori: Dave Stewart degli Eurythmics lavora fianco a fianco con Petty, Dylan vuole gli Hearbreakers come backing band per il suo tour.

E poi nasce il progetto dei Traveling Wilburys, supergruppo di finti fratelli condiviso con lo stesso Dylan, George Harrison, Roy Orbison e Jeff Lynne, ex leader dell’Electric Light Orchestra. Due album, una manciata di hit, tanto divertimento dentro e fuori la sala prove. Qualcosa di mai visto.

Un patrimonio da 95 milioni di dollari
In carriera ha venduto 80 milioni di copie e accumulato fortune stimate in 95 milioni di dollari. L’ultima volta è salito sul palco lunedì della settimana scorsa, con tre spettacoli alla Hollywood Bowl che hanno fatto registrare il tutto esaurito. Era la tappa conclusiva del tour in occasione del 40esimo anniversario della sua band che ha toccato 24 Stati in 53 concerti. Lo scorso dicembre, Petty aveva rivelato a Rolling Stone che quello sarebbe stato l’ultimo tour del gruppo: «È molto probabile che continueremo a suonare, ma mentirei se non dicessi che questo potrebbe essere l’ultimo tour. Abbiamo tutti più di sessant’anni - ha aggiunto -. Ho una nipotina che vorrei vedere più che posso, e non voglio passare la mia vita per strada». La nuova vita non è durata molto, purtroppo per il vecchio Tom.

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