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«Blade Runner 2049», un sequel ambizioso

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«Blade Runner 2049», un sequel ambizioso

«Blade Runner 2049», un sequel che non tradisce le attese, è il titolo da non perdere tra le novità in sala.
Quello che rischiava di essere un semplice tentativo di far rivivere il fascino di un film cult, si rivela invece un progetto ambizioso e coraggioso, moderno e attuale, degno del capitolo precedente, ambientato trent'anni prima e diretto da Ridley Scott (qui nelle vesti di produttore). Alla regia Denis Villeneuve che con gli sceneggiatori Hampton Fancher e Michael Green firma una vicenda complessa e coinvolgente, eccessivamente intricata nella parte centrale, eppure capace di far riflettere per il suo spessore filosofico.

Harrison Ford unisce il passato al presente: nel film del regista canadese interpreta Rick Deckard, lasciando il ruolo principale a Ryan Gosling nei panni dell'agente K, figura dalle tante sfumature alla ricerca di un senso per il proprio passato.
Decisivo il contributo della fotografia di Roger Deakins, che meriterebbe di ottenere la quattordicesima nomination agli Oscar della sua carriera, e delle scenografie di Dennis Gassner, ma è tutto l'insieme a funzionare in questo progetto che regala numerose sequenze da ricordare al termine della visione. Il risultato è un potente concerto audiovisivo, assolutamente da non perdere.

Tra le uscite del weekend, da vedere è anche «Ammore e malavita», film italiano dei Manetti Bros.
Al centro della trama c'è Ciro, un killer senza scrupoli alle dipendenze di Don Vincenzo, che viene incaricato di eliminare una testimone. Quest'ultima, però, si rivela essere un suo amore di gioventù e Ciro non riuscirà a premere il grilletto. I piani di Don Vincenzo, che vorrebbe fingersi morto per scappare da Napoli, rischiano così di saltare.
Quattro anni dopo «Song ‘e Napule» (2013), Marco e Antonio Manetti tornano al lungometraggio (nel frattempo ci sono stati episodi de «Il commissario Rex» e «L'ispettore Coliandro») con un film che, nonostante lo spunto di partenza sia piuttosto esile, riesce a fare bene il suo dovere.
L'intrattenimento funziona, lo stile è pop e scanzonato, le canzoni rispettano la tradizione napoletana e sono il vero fiore all'occhiello dell'intera operazione.
Non mancano alcuni limiti, a partire da una durata eccessiva, ma le scene divertenti sono numerose (svetta quella in cui viene intonata la cover di «What a Feeling» di Irene Cara, tratta dal celebre «Flashdance») e riescono a nascondere i difetti dell'operazione.

Molto meno divertente è «Come ti ammazzo il bodyguard» di Patrick Hughes con Ryan Reynolds.
L'attore interpreta un bodyguard chiamato a proteggere un pericoloso sicario che riesce sempre a salvare la pelle e sembra immortale. I due si ritroveranno a condividere 24 ore di follia e scopriranno che il loro passato è più vicino di quanto pensassero.
Banale commedia action che ricorre al classico scontro tra i caratteri dei due personaggi, «Come ti ammazzo il bodyguard» è una pellicola senza verve registica, che scorre leggera ma senza mai riuscire a colpire o intrattenere come dovrebbe. Nient'altro che un'operazione superficiale e grossolana, che sa di già visto e che si dimentica molto in fretta.

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