Domenica

Educare alla semplicità

Economia e Società

Educare alla semplicità

Ti presento la  mia città. Scatto di Silvia Cunico  ,  concorso fotografico  delle città gemellate di Vicenza e Annecy (edizione 2012/2013)
Ti presento la mia città. Scatto di Silvia Cunico , concorso fotografico delle città gemellate di Vicenza e Annecy (edizione 2012/2013)

Per decenni i paladini della trasparenza in materia finanziaria hanno sbandierato lo slogan che la luce del sole è il miglior disinfettante. Eppure Angelo Baglioni ci spiega con chiarezza e dovizia di esempi che la situazione è degna dei nebbioni di Londra o della Val Padana. Che peraltro sono praticamente scomparsi per effetto dei cambiamenti climatici, trovando nuovo e confortevole habitat nei rapporti fra banche e clienti.

Altro che eterogenesi dei fini: un corpo sempre più voluminoso di regolamentazione e di vigilanza per la tutela del risparmio sembra aver creato una situazione che oggettivamente favorisce il produttore di servizi finanziari a scapito del risparmiatore. Le cause sono individuate con chiarezza in questo volume scritto con stile chiaro e semplice e soprattutto con la limpidezza dell'onestà intellettuale.

Il libro analizza tutte le trappole di cui è lastricata la strada del risparmiatore: prima, i rischi e i costi dei prodotti finanziari, a cominciare da quelli bancari che usiamo tutti i giorni, e poi le vicende recenti delle banche italiane in crisi che hanno comportato perdite dolorose per azionisti e obbligazionisti e per la collettività in generale.

Sul primo versante, il libro si rivela un vero e proprio manuale di sopravvivenza e rivela particolari poco conosciuti anche dagli addetti ai lavori: da non perdere la descrizione sul filo dell’ironia della lettura di un normale estratto conto bancario. Le forme attraverso cui le banche, in tempi di tassi di interesse nulli, riescono a estrarre commissioni da un semplice conto corrente sono infinite e quasi tutte avvolte nel mistero delle clausole scritte in piccolo. Viene in mente il daziere di Non ci resta che piangere che pretendeva un fiorino ogni volta che Benigni e Troisi passavano il confine, anche per riprendere un sacco caduto.

Per quanto riguarda le vicende recenti delle banche italiane, il giudizio è giustamente severo. Le nuove regole sono anch’esse avvolte in brume tecniche e costringono a distinguere fra risoluzione e liquidazione, fra bail-in e burden sharing: domande a cui non tutti gli studenti di una laurea specialistica sanno rispondere. Ma soprattutto l’autore punta il dito contro tre problemi fondamentali del caso italiano. Primo: titoli comunque più rischiosi delle obbligazioni ordinarie sono stati venduti a risparmiatori privati e non solo ad investitori istituzionali dotati delle capacità analitiche di un professionista del settore. Secondo: nessuno ha avvertito che le regole erano cambiate e che era scattata la trappola del coinvolgimento dei risparmiatori. Terzo: nel caso delle banche venete si è tollerato che le azioni fossero vendute al di fuori di ogni mercato regolamentato o alternativo, quindi a prezzi fissati direttamente dalla banca (con il solo sostegno di un parere «indipendente» basato su dati forniti dalla stessa banca). È stato così che nel volgere di pochi mesi le azioni della Popolare di Vicenza sono passate da 62,50 euro a 10 centesimi.

A parte questi casi patologici, il libro è giustamente critico sulle modalità con cui la tutela del risparmiatore viene in concreto declinata. La regolamentazione di settore è basata oggi su due pilastri (il prospetto informativo e le regole Mifid a favore dell’investitore) che hanno generato una montagna di regole e producono documenti che mettono a rischio la foresta amazzonica. Ma si tratta nella maggior parte dei casi di puri esercizi formali, basati su un patto tacito fra regolatori e regolati: mettiamo ogni avvertenza possibile, inventiamoci anche i rischi più estremi così potremo sempre dire «io te lo avevo detto; c’era scritto alla tal pagina del prospetto informativo». Peccato che quell’avvertimento fosse disperso in un documento di 500 pagine, la cui prosa è talmente ostica da richiedere i tempi di lettura che Snoopy adottava per Guerra e pace: una pagina al giorno.

Baglioni è giustamente critico verso l’idea che il problema si possa risolvere con più educazione finanziaria: detto ovviamente che questa è cosa buona e giusta, è evidente che la sofisticazione dei prodotti finanziari (e la capacità delle banche di avvolgerle nel mistero) andrà sempre più veloce di ogni sforzo di divulgazione. La cura sta piuttosto in una vigilanza meno formale e nella capacità dei risparmiatori di scegliere prodotti finanziari relativamente semplici.

Sembra una conclusione quasi ovvia, ma non lo è affatto e lo dimostra proprio in questi giorni il Financial Times. Un giovane stagista ha posto ai più autorevoli editorialisti del giornale una semplice domanda:«qual è il buon consiglio finanziario che avete ricevuto a 18 anni?». È venuto fuori un ventaglio di indicazioni di puro buon senso: stai alla larga dai debiti; spendi meno di quanto guadagni; ricordati che la parsimonia è una virtù fondamentale; investi solo in prodotti finanziari che capisci. È un atto d’accusa formidabile (e da che pulpito) contro il clima ideologico e politico che ha favorito negli ultimi decenni la crescita del debito pubblico e privato e contro l’innovazione finanziaria che ha inutilmente complicato i prodotti. È come se una guida gastronomica dicesse: guardatevi dagli chef stellati e mangiate spaghetti al pomodoro e torta di mele. Che, alla fine, è la lezione di questo libro.

© Riproduzione riservata