Domenica

Nell’officina di Raffaello

Arte

Nell’officina di Raffaello

Dal disegni al dipinto. Raffaello Sanzio, «La Sibilla Cumana», disegno conservato nella collezione dell’Albertina di Vienna, preparatorio per l’analoga figura realizzata da Raffaello nella chiesa romana di Santa Maria della Pace nel 1511 circa
Dal disegni al dipinto. Raffaello Sanzio, «La Sibilla Cumana», disegno conservato nella collezione dell’Albertina di Vienna, preparatorio per l’analoga figura realizzata da Raffaello nella chiesa romana di Santa Maria della Pace nel 1511 circa

Definire che cosa sia la bellezza è notoriamente arduo, se non quasi impossibile. Tuttavia può capitare di sfiorare fisicamente questa sfuggente entità. In questo senso, la visita alla mostra Raffael allestita all’Albertina di Vienna a cura di Achim Gnann, non offre solo l’esperienza dello “sfioramento” della bellezza bensì quella del tuffo di testa.

Parliamo della bellezza oggettiva e senza tempo che promana dai disegni e dai dipinti Raffaello Sanzio raccolti fino al 7 gennaio 2018 al piano nobile del palazzo viennese che fu sede di una strepitosa raccolta d’arte. Una collezione che nacque dalla passione collezionistica di due coniugi d’alto rango: il duca Alberto di Sassonia-Teschen (dal quale proviene il nome di Albertina) e sua moglie, l’arciduchessa Maria Cristina d’Asburgo-Lorena, figlia dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria. La loro vastissima collezione grafica trovò sede nel palazzo del Duca Alberto, eretto sul bastione degli Agostiniani a Vienna, e in tale fastosa dimora questi tesori cartacei ancora oggi si trovano. Per la precisione stiamo parlando di 50mila disegni e acquerelli, ai quali vanno aggiunte 900mila opere a stampa e serigrafie, il tutto distribuito lungo un arco cronologico che parte dall’età tardo-gotica e approda al tempo presente. La raccolta di disegni comprende capolavori di Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Durer, Rubens e Rembrandt. E nella sezione moderna, aggiunta in seguito, spiccano autentici capolavori di Van Gogh, Cezànne, Schiele, Klimt, Kokoschka, sino a Picasso, Pollock, Rauschenberg e Warhol.

Del solo Raffaello Sanzio,l’Albertina possiede qualcosa come 60 disegni, tra abbozzi, studi di dettagli, studi per composizioni, cartoni preparatori. Ed è proprio in virtù di questo invidiabile primato che l’istituzione viennese ha potuto organizzare la prima grande mostra su Raffaello mai allestita in Austria, muovendosi altresì con largo anticipo sulle mostre raffaellesche che apriranno in Europa nel 2020 (una è prevista alle Scuderie del Quirinale di Roma) per celebrare il quinto centenario della morte dell’artista.

Attorno al nucleo dei disegni raffaelleschi dell’Albertina, il curatore Gnann ha chiamato a raccolta altri disegni del Maestro, affiancandoli a uno strepitoso nucleo di venti dipinti provenienti da alcune delle più prestigiose raccolte raffaellesche del mondo: gli Uffizi, Palazzo Pitti, i Musei Vaticani, l’Ashmolean Museum di Oxford, le collezioni della regina d’Inghilterra, il Prado, il Louvre, eccetera.

Con materiali così importanti a disposizione (parliamo di 140 numeri di catalogo) il curatore ha potuto ricostruire l’officina di Raffaello con due linee di lettura. Innanzitutto la linea cronologica. La mostra permette infatti di seguire l’intera parabola artistica del maestro, dalla formazione umbro-marchigiana (conclusasi nel 1504), agli anni fiorentini (dal 1504-1505 al 1508) sino alla lunga esperienza romana (dal 1508-1509 al 1520). La seconda linea di lettura riguarda invece il modo procedere di Raffaello nella prassi del disegno. Le varie fasi di finitezza dei fogli ci danno la possibilità di comprendere come l’artista abbozzasse le prime idee, come studiasse i dettagli, come immaginasse l’insieme delle composizioni, come sperimentasse le possibili variazioni, fino a giungere - attraverso un notevole rovello creativo – alla soluzione finale: il cartone preparatorio destinato a essere trasferito in pittura.

La bellezza ci assale già nella prima sala, quella dedicata agli esordi. Nel 1503 Raffaello esegue la Pala Oddi per San Francesco a Perugia e in mostra ammiriamo non la pala ma la sua predella tripartita (prestata dai Musei Vaticani) con sopra appesi i relativi disegni preparatori dell’Annunciazione e della Presentazioe al Tempio. Allievo di Perugino e collaboratore di Pinturicchio (sono presenti in mostra gli studi per la Madonna di Tolentino e la Libreria Piccolomini di Siena), Raffaello dimostra d’essere già agli esordi un pittore di grandi capacità e di grande qualità. Lo dimostrano i numerosi studi per ritratti convocati in mostra, lo dimostrano gli studi per «Madonne con il Bambino» e soprattutto le spettacolari tavolette-gioielli come il Sonno di Scipione, prestato dalla National Gallery di Londra, o il San Giorgio e il drago proveniente dal Louvre (che il signore di Urbino Guidobaldo della Rovere regalò al re d’Inghilterra in segno di gratitudine per averlo insignito dell’Ordine della Giarrettiera).

Grazie a una lettera di raccomandazione redatta da Giovanna Feltria, signora di Urbino, e indirizzata al gonfalone di Firenze di Pier Soderini, il promettente urbinate sbarca a Firenze nel 1504. E non perde tempo. Osserva Leonardo e Michelangelo al lavoro (entrambi sono in città). E si cimenta in un serrato studio di “variazioni” sul tema della «Madonna con il Bambino» e della «Santa Famiglia», manifestando in questi due soggetti una fantasia di varianti quasi senza limiti. Oltre agli studi preparatori, in mostra di ammiriamo anche alcuni frutti di queste “variazioni”, ovvero alcune di quelle «Madonne con il Bambino» e di quelle «Sacre Famiglie» che resero Raffaello apprezzatissimo presso i contemporanei: in rassegna ci imbattiamo, a esempio, nella Madonna Esterhazy di Budapest, nella Madonna Colonna di Berlino, nella Sacra Famiglia di Madrid. Ma una delle opere chiave del periodo fiorentino è la Deposizione di Cristo commissionatagli da Atalanta Baglioni per una chiesa di Perugia. Attraverso la sequenza dei disegni radunati all’Albertina è possibile ammirare l’intero iter creativo che portò Raffaello dapprima a pensare a una Lamentazione sul Cristo morto e poi a preferire una più teatrale Deposizione. La Pala Baglioni non è in mostra ma è presente la predella della pala con le figure delle Virtù dipinte a monocromo: a ognuna di esse il curatore Gnann ha potuto affiancare il disegno preparatorio originale. Una meraviglia.

La fama di Raffaello si espande e questo permette al pittore di entrare trionfalmente a Roma, dove papa Giulio II lo ha chiamato tra il 1508-1509 per affrescare le Stanze Vaticane. Nella Città Eterna il pittore continua a produrre bellissime Madonne (con relativi studi preparatori), come la Madonna Aldobrandini (prestata da Londra), la Madonna dell’Impannata(giunta fresca di restauro da Firenze), la Madonna del Diadema (concessa al Louvre) e altri quadri di siblime qualità come la Visione di Ezechiele di Palazzo Pitti. Ma la mostra non può ovviamente eludere i cantieri raffaelleschi nelle Stanze Vaticane, nella Chiesa di Santa Maria della Pace e della Chiesa in Santa Maria del Popolo. I cicli d’affreschi romani sono, com’è ovvio, inamovibili. Ma in mostra, attraverso un ben congeniato modellino delle quattro Stanze vaticane e attraverso la riproduzione e le gigantografie di affreschi e di dettagli, è possibile comprendere bene a quali particolari si riferiscano i meravigliosi disegni originali appesi alle pareti.

È difficile trattenere l’emozione vedendo scorrere davanti agli occhi, a esempio, gli studi per la Disputa del Sacramento (con fogli d’insieme e fogli dedicati ai più minuti dettagli delle vesti dei protagonisti), oppure per la Scuola di Atene, o ancora gli studi per la volta della Segnatura. Per non dire degli strepitosi disegni forniti per le Sibille in Santa Maria della Pace. Raffaello è oberato di lavoro. Sforna disegni e cartoni per la Stanza di Eliodoro in Vaticano, per la Cappella Chigi di Santa Maria del Popolo, per la pala di Santa Cecilia da spedire a Bologna, per gli arazzi da collocare nel registro inferiore della Cappella Sistina, che raccontano le storie degli Apostoli. In parallelo, il maestro produce fogli per concludere le decorazioni dell’appartamento vaticano, con le ultime sale e le lunghe Logge. Poi, ci sono da elaborare le idee per Loggia di Amore e Psiche nella villa di Agostino Chigi lungo il Tevere (oggi detta Farnesina) e per le volte della Villa Madama alle pendici di Monte Mario.

Il congedo con il visitore avviene con un’ultima, autentica, esplosione di bellezza: sono qui riuniti gli studi di teste e di figure dell’estremo capolavoro di Raffaello, la Trasfigurazione vaticana, che in mostra non c’è ma non importa: a farci venire la pelle d’oca bastano i disegni preparatori.

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