Domenica

Demoliamo i monumenti fascisti per creare lavoro: se ascoltassimo il New…

di PROVOCAZIONE in provocazione

Demoliamo i monumenti fascisti per creare lavoro: se ascoltassimo il New Yorker...

Como, Casa del  Fascio (Marka)
Como, Casa del Fascio (Marka)

«Perché così tanti monumenti fascisti sono ancora in piedi in Italia?» è il titolo dell'articolo pubblicato sul sito del magazine del «New Yorker», a firma di Ruth Ben-Ghiat, docente di Storia e Studi italiani presso la New York University. Il New Yorker è stupito che in Italia siano rimasti e siano visibili diversi simboli di era fascista, da monumenti a scritte a opere architettoniche. Una provocazione che rientra nella polemica in corso negli Usa su statue e simboli del passato confederato. Con gli articoli oggi di Emilio Gentile, e ieri di Fulvio Irace, la «Domenica» del Sole 24 Ore online ha avviato un dibattito sull'argomento. Voi cosa ne pensate? È giusto mantenere le testimonianze architettoniche del periodo fascista? Inviate il vostro parere a giocaconladomenica@ilsole24ore.com. Le migliori risposte saranno pubblicate su www.ilsole24ore.com/domenica.

Uno spettro si aggira per la fragile democrazia italiana. Non è la criminalità organizzata che imperversa in molte provincie e regioni della penisola. Non è la deficienza cronicizzata della classe dirigente. Non è la corruzione fra la classe politica ad ogni livello. Non è la crescente ricchezza di pochi e la crescente povertà di molti, con nel mezzo una innumerevole massa di giovani vaganti in cerca di occupazione. Non è neppure la corruzione che prolifica come cellule cancerose nel corpo politico e sociale di uno Stato e di una nazione che non vuole essere più Stato né nazione. E non è neppure l'invasione dei migranti provenienti dalle sponde dell'Africa.

È uno spettro più orribile e terribile, perché ha la fluida, inarrestabile solidità della lava vulcanica; uno spettro che una colata di lava, ha invaso pietrificandosi ogni luogo della penisola, e continua a diffondere il suo pestilenziale veleno, minando la salute democratica delle popolazioni. È lo spettro della monumentalità fascista, che incombe ovunque, e specialmente nelle grandi e piccole città della penisola, con la sua pietrosa resistenza, che sette decenni di regime democratico non sono ancora riusciti neppure a scalfire.

Nonostante l'impetuoso sdegno vendicatore del popolo liberato dalla tirannia fascista il 25 luglio 1943 avesse già ovunque scalpellato con foga da ponti e palazzi i fasci littori impressi dall'infame regime, ancora oggi, settantunesimo anno dell'era repubblicana, innumerevoli fasci littori insidiano quotidianamente la coscienza democratica delle italiane e degli italiani. Sono infatti innumerevoli i fasci littori rimasti saldamente impiombati nel bassorilievo dei tombini, donde sfacciatamente guatano dal basso in alto gli innocenti passanti. Sono anch'essi, i fasci littori dei tombini, una sfacciata persistenza della monumentalità fascista, ossessionata dall'ambizione di tramandare la sua presenza nei secoli.

E che dire della più ostentata, faraonica presenza della monumentalità fascista che tuttora occupa immensi spazi nelle grandi e piccole città, che il regime mussoliniano osò sventrare per riedificarle con strade, piazze e palazzi recanti la perpetua impronta dello stile littorio? Non pago di fascistizzare le antiche città italiche, il duce, improvvisandosi urbanista e architetto, volle addirittura costruire nuove città integralmente fasciste nelle regioni bonificate dalle paludi al solo scopo di tramandare nei secoli la propria gloria.

Neppure la città eterna con la sua eterna monumentalità cesarea e papale rimase indenne di fronte alla dilagante colata pietrificata dell'aggressiva volontà totalitaria del duce imperante, che non solo sventrò la vecchia capitale cesarea e papalina, per edificare la nuova capitale littoria, ma addirittura volle costruirsi una propria, nuova capitale protesa verso il mare.

Dopo sette decenni di sonnolenta, irresponsabile indifferenza della popolazione italiana alla permanenza dello spettro monumentale fascista, giunge finalmente dagli Stati Uniti, che diedero un decisivo contributo alla liberazione del popolo italiano dalla tirannia totalitaria, l'ammonimento severo e l'incitamento a esorcizzare, immediatamente e risolutamente, la penisola dal demone monumentale fascista.

Siamo certi che il governo italiano, sensibile a tali incitanti ammonimenti, insedierà subito una commissione incaricata di censire in tempi brevissimi i monumenti fascisti della penisola per procedere alla loro demolizione, con la consueta celerità già sperimentata nella demolizione degli abusi edilizi.
Per adempiere al civico dovere di coadiuvare la commissione nel suo nobile compito, ci permettiamo di contribuire ad accelerare il censimento della monumentalità condannata alla demolizione, indicando i luoghi dove lo spettro fascista maggiormente insidia con la sua nefasta influenza la coscienza democratica delle italiane e degli italiani. Cominciando dalla città eterna che tuttora è invasa dalla più vasta e sfacciata monumentalità fascista.

Il primo monumento da demolire nella capitale non può non essere il luogo dove si educano culturalmente e scientificamente le nuove generazioni. Immediata pertanto, deve essere la cancellazione della Città Universitaria di Roma, concepita e realizzata all'inizio degli anni trenta, per volontà del duce, come tempio dedicato al culto del littorio per la formazione delle nuove generazioni guerriere. Forse nessun'altra pietrificazione della monumentalità fascista evoca, come la Città Universitaria, gli aspetti più aberranti del totalitarismo fascista.

Innanzi tutto, la Città Universitaria fu inaugura dal duce il 31 ottobre 1935 durante l'aggressione fascista all'Etiopia: ciò la rende ancor più la prima candidata alla demolizione, perché evoca con la sua persistenza la politica imperialista e razzista del fascismo: «Si inaugura l'Università di Roma – proclamò il duce – nel momento in cui i nostri soldati, portatori di civiltà, avanzano con il loro coraggio, con il loro sacrificio, senza chiedere niente a nessuno». Inoltre, la Città Universitaria merita d'essere la prima candidata alla demolizione, perche essa rappresenta tuttora la pietrificata volontà totalitaria fascista di plasmare le giovani generazioni secondo un modello bellicoso. Ai goliardi radunati per l'inaugurazione, il duce disse: «Farete di questa, come di tutte le Università d'Italia, una palestra, un baluardo, una fortezza dello spirito e delle armi, che, quando siano associati, assicurano la vittoria».

Compiuta la demolizione della Città Universitaria, si dovrà celermente procedere ad abbattere gli edifici fascisti del Foro Italico, l'osceno fallico obelisco che tuttora reca inciso a caratteri cubitali il nome di Mussolini, e il vasto viale seminato di mosaici inneggianti al duce. Poi, con agevole contiguità, si demolirà il Palazzo della Farnesina, che avrebbe dovuto essere il quartier generale del partito fascista. La ventata demolitrice dovrà investire la Casa del Mutilato, piazza Augusto Imperatore e via dei Fori imperiali, dove dovranno essere riedificati i quartieri demoliti per aprire la Via dell'Impero alle parate ducesche. Di demolizione in demolizione, si arriverò alla radicale cancellazione degli edifici dell'Eur, il più sfacciatamente visibile obbrobrio urbanistico e architettonico dello spettro fascista.

Compiuta l'opera della defascistizzazione monumentale nella capitale, si potrà procedere a sradicare e cancellare le città fondate dal duce nell'agro pontino e in altre regioni. Quindi la benemerita demolizione delle monumentalità fascista dovrà proseguire in tutte le altre città d'Italia.
In tal modo, non solo si darà un forte incentivo alla lotta contro la disoccupazione, con l'assunzione in massa di giovani demolitori e demolitrici. Ma si potrà finalmente, scacciato definitivamente lo spettro pietrificato del fascismo, riedificare la democrazia italiana su nuove fondamenta solide, anche se non monumentali.

© Riproduzione riservata