Domenica

L'Opera Panica di Jodorowsky nel caleidoscopio surreale di Fabio Cherstich

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L'Opera Panica di Jodorowsky nel caleidoscopio surreale di Fabio Cherstich

(foto Luca Del Pia)
(foto Luca Del Pia)

Piccoli quadri scomposti, esilaranti, trasgressivi, teneri e grotteschi, prevalentemente assurdi, per un unico affresco dove le trame si ricompongono o si contrappongono in un grande caleidoscopio surreale. Un'Opera Panica nata dalla genialità di Alejandro Jodorowsky, scrittore, compositore, poeta e drammaturgo cileno.

“E' un testo che ho conservato gelosamente dentro a un cassetto come un sogno da molti anni – spiega il regista Fabio Cherstich - da quando ho incontrato Antonio Bertoli, amico e traduttore di Jodorowsky che mi ha regalato la versione ciclostilata del testo dicendomi: “una volta letto non potrai più farne a meno” e, infatti, dopo 16 anni lo ha messo in scena con quattro bravi attori come Valentina Picello, Loris Fabiani, Matthieu Pastore e Francesco Sferrazza Papa. Cherstich, dopo l'intenso “Niente più niente al mondo” dello scrittore Massimo Carlotto e “Bull” di Mike Bartlett, ha scelto fra le 26 mini-pièce del testo originale di Jodorowsky per allestire uno spettacolo davvero godibile.

Con quest'ultimo lavoro, il giovane regista friulano, che vanta nel suo già corposo curriculum anche l'opera lirica, conferma senza dubbio le sue doti. Opera Panica-Cabaret Tragico assembla una ventina di micro-performances in una struttura scenica rigorosa, che ha per filo conduttore le musiche dal vivo dei Duperdù (Marta Maria Marangoni e Fabio Wolf). E così, in un equilibrio sorprendente, si susseguono i vari quadri dove i quattro giovani attori protagonisti si esprimono in un crescendo di quell'arte totale (panica) esplorata dal grande drammaturgo.

Scorrono quindi senza sosta le piccole storie, partendo dalle allucinate visioni di un gruppo di nuotatori, passando alle baruffe di due pessimisti, per arrivare al dialogo assurdo di tre generali e una recluta, fino alle tensioni delle due prigioniere di un'unica inferriata, dove non si distingue la secondina dalla condannata. Non manca la performance dell'attore tronfio che ripete “to be or not to be”, così come un monologo che si esaurisce nella battuta “sono innocente”, seguito dallo sketch della donna con fucile il cui epilogo strappa sincere risate. E via con il gruppo degli idioti, le cortesie dei due ottimisti, il dialogo d'amore, il signore e i suoi servi, l'annegamento, la donna ideale, casa dolce casa, l'instabile, fino al ritorno finale in piscina. Un carosello visionario e divertente, che si risolve in un limpido approccio al pensiero e alla poesia del grande drammaturgo cileno.
Fino al 29 ottobre al teatro Parenti di Milano.

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