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Lascivia e devozione nella Firenze del Cinquecento

grandi mostre

Lascivia e devozione nella Firenze del Cinquecento

Cristo deposto. Bronzino - 1543-1545 circa, olio su tavola
Cristo deposto. Bronzino - 1543-1545 circa, olio su tavola

È un punto fermo duro a scalfirsi quello che indica la seconda metà del ’500 come di tramonto autunnale per la Firenze che fino alcuni decenni prima aveva brillato di luce magnificente.

Ebbene, la mostra “Il Cinquecento a Firenze” a Palazzo Strozzi affronta di petto quest’idea diffusa di un’arte figurativa che con la seconda metà secolo illanguidisce nei bagliori sterili di un manierismo stanco e funereo, rilanciando al massimo grado, introdotti in percorso da quei giustamente celebrati capolavori della prima metà del secolo di Pontormo, Rosso Fiorentino, Bronzino, il sommo Michelangelo e il copiatissimo Andrea del Sarto, per alfine giungere alle forme robuste, ma non meno poetiche e dolci, del Cristo e l'Adultera di Alessandro Allori, alla lirica vibrante della Resurrezione da Santa Croce di Santi di Tito, alla leggiadria colta dell'Apollo e Giacinto di Benvenuto Cellini passando per i marmi avvitati di Giambologna, il vigore dello Stradano.

Il Cinquecento a Firenze tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna

Una esposizione che documenta - pur nel precetto controriformato che muterà il volto delle chiese cittadine - la capacità fiorentina di dominare linguaggi e registri differenti; capacità a cui la città medicea era ben adusa e che nel tempo, e ben oltre la magnificenza del colmo, rimarrà a lungo intatta. E lo fa accostando ai maestri assoluti dell'arte quelli, pur grandi, la cui poesia è stata fin qui sottostimata e che questa mostra ha il potere di rilanciare, forte anche dell'Apollo d'oro della critica internazionale che ha premiato la precedente dedicata a Rosso e Pontormo, sempre a Palazzo Strozzi, e sempre curata da Antonio Natali e Carlo Falciani.

L'ingresso al percorso è un crescendo d'obnubilante bellezza, con il restaurato Dio fluviale di Michelangelo e la Pietà di Luco di Andrea del Sarto a introdurre all'ellenistico Mercurio di Baccio Bandinelli che apre nella seconda sala al confronto serrato e vero, financo strabiliante unicum storico, fra la Deposizione dalla croce a Volterra di Rosso, quella di Pontormo da Santa Felicita e il Cristo deposto di Agnolo Bronzino, che torna a Firenze da Besançon dopo quasi 500 anni. Quest’ultima, collocata per pochi mesi nella cappella di Eleonora di Toledo in Palazzo Vecchio, fu lo stesso Cosimo de Medici a inviarla in dono nella città della Franca Contea a Nicola Perrenot de Granvelle, segretario particolare di Carlo V e allora in stretto contatto col signore fiorentino.

Un'epoca questa del secondo 500 che vide convivere e alternarsi due visioni del mondo e due condizioni dell'animo, sintetizzate dai lemmi “Lascivia” e “Divozione” che la Firenze dell'epoca declinò esaltandone la complessità di registro.

“Sarà facile verificare (nelle ultime due sale della mostra) come non sia poi vero che a Firenze dalla metà del Cinquecento la lingua figurativa illanguidisce ... non producendo germogli capaci di dare frutti nel secolo venturo” - scrivono i curatori nel raffinato catalogo di Mandragora.

E ancora, “Subito verrà di dire che troppo incomoda (ma anche non poco incongrua e superata oggi) è la composizione dei linguaggi, tesa a trovare una supremazia del Seicento romano (con gli apporti emiliani e lombardi) su quello fiorentino. Supremazia che non è detto sarebbe poi confermata se s’andasse oltre la lingua e s’indagassero con acribia maggiore temi, trame e pensieri” spiega il saggio di Natali e Feliciani.

E’ quella sulla Maniera una mostra che ancora una volta entra nel novero delle imperdibili; vero è che Natali e Falciani ci hanno ormai a tanto abituati, e forse proprio da Santi di Tito converrebbe ripartire per un nuovo viaggio in mostra, che ci si augura non troppo lontano a venire.

Il Cinquecento a Firenze, “Maniera Moderna” e Controriforma, a cura di Carlo Falciani e Antonio Natali, Firenze, Palazzo Strozzi, fino al 21 gennaio 2018.

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