Domenica

Il tragico sabato di Pasolini

  • Abbonati
  • Accedi
danza

Il tragico sabato di Pasolini

Paola Latanzi in “Bastard Sunday” di Enzo Cosimi
Paola Latanzi in “Bastard Sunday” di Enzo Cosimi


Di sicuro Thanks for Hurting Me, in dicembre al teatro milanese Franco Parenti, avrà poco a che spartire con Bastard Sunday ed Estasi e con i due eventi (Corpus Hominis e La Bellezza ti stupirà) presentati da Enzo Cosimi a “MilanoOltre 2017”. Certo, il titolo masochista è l'ultima tappa della trilogia “Sulle passioni dell’anima” comprendente anche Estasi. Le tensioni sceniche del coreografo romano, ormai è noto, mutano ad ogni passaggio da una ricerca all’altra, spesso da una trilogia all’altra.
Da oltre trent’anni punta di diamante di una messinscena sapiente nell’uso dello spazio, nella relazione tra danza e musica, nella presenza scenica dei danzatori dai quali pretende un’inflessibile dedizione, soprattutto nel saper gestire un narrato coreografico dall’inizio alla fine (rarità nel contemporaneo odierno), Cosimi è refrattario alle commissioni, ma torna volentieri sui suoi passi. Lo ha fatto con Calore (1982) e più di recente con Bastard Sunday (2003), magnifica pièce d’apertura del focus a “MilanoOltre” dedicata a Pier Paolo Pasolini, alla sua morte insensata.
Le agghiaccianti parole dell’ormai scomparso Pino Pelosi, inizialmente accusato dell’insoluto omicidio dell’artista, accompagnano sul palco niveo la lenta camminata di un corpulento danzatore (Pablo Tapia Leyton) in pantaloni neri e petto nudo.
Sul fondo appare la figurina esile di Paola Lattanzi (straordinaria ballerina-musa del coreografo); dapprincipio lei si trastulla con una palla; lui sparge giornali sul palco; tre lampadine dondolanti si spostano nello spazio illuminando un rapporto ancora ambiguo. Poi il danzatore-boia resterà in mutande, si dipingerà il volto di vernice nera e il naso di bianco, e la donna offrirà il suo corpo androgino e pudico, pur nella nudità, a una violenza simile ad un’immolazione sacra. Non a caso la musica di Robert Lippok accoglie brani dalla Passione secondo Matteo di Bach quando già la proiezione sul fondo della targa di una macchina ci ha rammentato lo schiacciamento del torace - cui si presta anche la danzatrice - vera causa della morte di Pasolini. Ma Bastard Sunday, pur disseminato di segnali allusivi all’infausta notte tra il primo e il due novembre 1975, è tutt’altro che didascalico.
La guizzante danza della Lattanzi - frenesia di salti, curve, cambré, cadute, acrobatiche posizioni a candela e ad arco - si tramuta poi in movimento di bambola senza vita nell’esausto donarsi finale al suo assassino. Il corpo della danzatrice viene pittato di una cera marroncina e nel rosso delle luci, entro un canto africano, gioioso, si atteggia con grazia a divinità di un altrove. E maliziosamente sorride. È forse l’anima di chi predilige all’antropologia del vincente quella del perdente; nella morte quest’esercizio riuscì bene a Pasolini, riconciliandolo con quel che definiva “il mio sacro poco”.

Enzo Cosimi a MilanoOltre 2017, Corpus Hominis Sassari, 17 novembre;
La Bellezza ti stupirà 24 febbraio, Piacenza e Bastard Sunday, in tournée

© Riproduzione riservata