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Debole il nuovo Thor: pochi «lampi» nel terzo capitolo della saga

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Debole il nuovo Thor: pochi «lampi» nel terzo capitolo della saga

Il cinema dei supereroi è protagonista nelle nostre sale: in attesa di «Justice League», in uscita a metà novembre, è il weekend di «Thor: Ragnarok», nuovo film tratto dai fumetti Marvel e terzo lungometraggio della saga con protagonista il Dio del Tuono.

In questa nuova avventura Thor si ritrova imprigionato sul pianeta Sakaar senza il suo martello. Costretto a combattere in un'arena contro Hulk, suo amico e alleato negli Avengers, Thor deve riuscire a tornare ad Asgard per fermare la pericolosa Hela e impedire il Ragnarok, la “fine di tutto”.
Diretto da Taika Waiti, autore dell’interessante e divertente «What We Do in the Shadows», «Thor: Ragnarok» è un film confuso e pasticciato, che fatica a divertire e stupire come vorrebbe.
Gli autori hanno puntato su gag e colori pop, cercando di rifarsi al successo dei due film dei «Guardiani della Galassia», ma il risultato è decisamente più fiacco e l’intrattenimento funziona solo in alcune rare sequenze.
Negli ultimi tempi la Marvel aveva stupito per lo spessore delle sue pellicole e per l’originalità (si pensi al visionario «Doctor Strange» o all’intenso «Logan»), ma in questo caso tali pregi si notano solo in minima parte.
Menzione speciale, a ogni modo, per la prova di Cate Blanchett nei panni di Hela, mentre Chris Hemsworth (Thor) e Tom Hiddleston (Loki) non si impegnano più di tanto.

La vera storia di «Vittoria e Abdul»
Altro titolo atteso della settimana è «Vittoria e Abdul» di Stephen Frears, presentato fuori concorso all'ultima Mostra di Venezia. Chiamato a consegnare di persona una preziosa medaglia alla Regina Vittoria, il giovane indiano Abdul viene in contatto con il mondo impettito della corte inglese e, inaspettatamente, entra nelle grazie della imperturbabile sovrana. Tra i due nascerà un rapporto ben più profondo di quanto si potesse immaginare.

Basato sull’omonimo libro di Shrabani Basu, il film di Stephen Frears è la vera storia, non poco romanzata, del rapporto intercorso tra la Regina Vittoria e il suo segretario personale Abdul. Sullo schermo, però, la vicenda ha scarso appeal e l’interesse rimane acceso soltanto nella primissima parte della pellicola.
Se non fosse per l’ottima interpretazione della Dench, è un film dimenticabile, convenzionale e prevedibile, che non regala grandi spunti su cui riflettere. È la conferma di un momento di carriera non troppo positiva per il regista britannico, che nel corso della sua carriera ha firmato (grandi) pellicole del calibro de «Le relazioni pericolose» e «The Queen».

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