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La Teandria senza compromessi di Solov ́ëv

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La Teandria senza compromessi di Solov ́ëv

Vladimir Sergeevič Solov ́ëv morì a quarantasette anni a Mosca, nel 1900. I dizionari e i manuali lo ricordano come filosofo e teologo, ma se si guarda nei dieci volumi delle sue opere (la seconda edizione uscì a San Pietroburgo tra il 1911 e il 1914), si scoprono conoscenze di chimica, fisica, matematica, arte, poesia, critica letteraria e mistica.
Riteneva che il coronamento del sapere andasse cercato nella teologia; soprattutto credeva nella realizzazione dell'unione di Dio con l'uomo, o Teandria (Divinoumanità). Nelle sue pagine ci si smarrisce. Ha lasciato anche dei versi che rammentano quelli dei mistici.

Nel poema “Tre appuntamenti”, scritto poco prima di lasciare le pene di questo mondo, si legge: “La morte superando col presentimento,/ spezzata la catena del tempo col mio sogno,/ Eterna Sposa non farò il tuo nome/ e tu perdona il mio incerto canto”. Si direbbe quasi che Solov ́ëv offra un'immagine e poi, prima che il lettore possa ghermirla, la dissolva nel trascendente. Il suo è una sorta di gioco divino.
D'altra parte, nelle “Lezioni sulla Divinoumanità”, tenute dal pensatore russo tra il 1877 e il 1881, Dio conferisce realtà al “tutto” che possiede in sé, alla molteplicità infinita che, ridotta all'unità, diventa un organismo vivente, universale e individuale: il Cristo. Parole che vanno accostate all'idea che Solov ́ëv ha della creazione: tale atto è la decisione della volontà divina di dare a ogni ente del cosmo un'essenza sua propria, perché ciascuna cosa possa diventare partner di Dio.

I versi e i concetti riportati li abbiamo tratti da un'opera che ritorna in libreria dopo la prima edizione del 1971: di Vladimir Sergeevič Solov ́ëv è riapparso “Sulla Divinoumanità e altri scritti” (Jaca Book, pp. 256, euro 18). Oltre tre opere giovanili e una parte di “Tre appuntamenti”, troverete una prefazione alla nuova edizione di Vincenzo Rizzo, l'introduzione di Sergio Givone e la riproposta delle tracce di lettura scritte a suo tempo da Pietro Modesto.
Filosofo e teologo da meditare, Solov ́ëv crede che la storia sia “quel che Dio pensa dell'umanità”; e se qualcuno ritiene che possa essere creazione umana, il filosofo russo gli risponde: “perché in lui la natura supera se stessa”. In questa concezione l'arte, cioè il bello, assume nuovi significati. Ma non possiamo soffermarci su un tema tanto vasto.

Non è mancato qualche storico della spiritualità che ha sostenuto una fascinosa tesi: Dostoevskij si ispirò a Solov'ëv per delineare la figura di Alëša ne “I fratelli Karamazov”. Potrebbe essere. Quanto si legge di lui nel celebre romanzo, coincide con il carattere del pensatore: “Persuaso che Dio e l'immortalità esistono, subito, come logica conseguenza si disse: ‘voglio vivere per l'immortalità e non accetto compromessi di sorta'”.

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