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Torna Paddington, l'orsetto che piace alla famiglia

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Torna Paddington, l'orsetto che piace alla famiglia

Dopo il grande successo del film del 2014 (quasi 270 milioni di dollari guadagnati in tutto il mondo), al cinema torna l'orsetto Paddington con una nuova pellicola perfetta per una visione con tutta la famiglia.
«Paddington 2» segue le disavventure dell'adorabile protagonista, deciso questa volta a fare un regalo indimenticabile all'amata zia Lucy. Per racimolare la cifra necessaria per acquistarlo, si troverà costretto a svolgere una serie di lavoretti, ma l'imprevisto è dietro l'angolo e Paddington si ritroverà in un mare di guai.
Popolarissimo personaggio della letteratura inglese per bambini, l'orsetto continua a convincere nel passaggio al grande schermo: anche in questo seguito, ancora diretto da Paul King, funziona l'unione tra live action e computer grafica.

Gli ingredienti sono gli stessi del capitolo precedente ma, seppur qualche passaggio possa apparire un po' approssimativo, «Paddington 2» riesce a sorprendere per la creatività della sceneggiatura, il ritmo del montaggio e, soprattutto, le continue e brillanti trovate comiche.
Il film colpisce per il modo garbato e intelligente con cui si rivolge ai più piccoli, riuscendo allo stesso tempo a intrattenere gli adulti senza prendersi pause di troppo.

Ottimo anche il lavoro del cast, in cui svetta Hugh Grant, tornato in buona forma dopo le rare apparizioni concesse sul grande schermo negli ultimi anni. Da segnalare che la pellicola è dedicata a Michael Bond, creatore di Paddington scomparso lo scorso giugno.

Particolarmente atteso è inoltre «The Place», nuovo film di Paolo Genovese dopo l'enorme successo di «Perfetti sconosciuti».
Al centro della trama c'è un uomo misterioso, che siede sempre allo stesso tavolo di un ristorante, pronto a esaudire i desideri delle persone che si trova davanti. In cambio però chiede loro qualcosa: fino a dove saranno disposti ad arrivare i protagonisti per realizzare ciò che sognano?

The place

Come nel lungometraggio precedente, Genovese punta su un film collettivo, con tanti personaggi e un cast di volti molto noti: da Valerio Mastandrea a Marco Giallini, passando per Silvio Muccino, Alba Rohrwacher e tanti altri.
L'ispirazione viene dalla serie televisiva «The Booth at the End», che Genovese riduce per il grande schermo in maniera fin troppo fedele, limitando l'originalità del suo copione e faticando così a mantenere le premesse suggestive che il soggetto suggeriva.
Le ambizioni non mancano, anche per la presenza di un tono cupo e di alcune riflessioni di stampo etico ed esistenzialista, ma la carne al fuoco è troppa e mal gestita: la sceneggiatura, così, si fa macchinosa e sempre più forzata col passare dei minuti.
Rimangono impresse le frasi a effetto del personaggio di Mastandrea, ma non basta per riuscire a convincere fino in fondo.

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