Domenica

In cerca di Leopardi oltre le quiete stanze

recanati e i luoghi del «giovane favoloso»

In cerca di Leopardi oltre le quiete stanze

Recanati e il mondo di Giacomo: un giacimento culturale sul quale i discendenti del giovane favoloso continuano a scommettere, certi dell’effetto volano sull’economia del territorio. Riportare in vita la casa di Silvia è il primo passo di un percorso di valorizzazione che Vanni Leopardi e la figlia Olimpia hanno fatto per restituire alla collettività un altro pezzo dell’eredità morale del poeta.

Dopo l’apertura al pubblico, in estate, delle «quiete stanze» in cui viveva la figlia del cocchiere del conte Monaldo, migliaia di visitatori hanno potuto rivivere le atmosfere dei luoghi idealizzati nei versi immortali. Un’operazione ambiziosa di recupero filologico e messa in sicurezza, che ha richiesto uno sforzo finanziario sostenuto quasi interamente dall’ultima generazione della famiglia Leopardi (500mila euro, con un contributo pubblico di 23 mila euro). È solo uno degli impegni assunti dai discendenti di Giacomo, che da decenni si dedicano alla valorizzazione dei luoghi in cui nacque e visse il poeta, a partire dal palazzo avito.

Il paterno ostello, a tutt’oggi residenza della famiglia, richiede un’opera costante di conservazione e di manutenzione sia per la parte privata sia per quella aperta al pubblico come la monumentale biblioteca. Ventimila volumi, raccolti dal padre Monaldo, e per sua stessa volontà testamentaria messi a disposizione del pubblico e degli studiosi dal 1812, uno spazio aperto a cui si sono aggiunti l’ex frantoio, oggi sede di mostre tematiche e le storiche cantine nelle quali la famiglia ha iniziato a produrre vino nel 1500.

Tenere fede a questo “patto” richiede ai Leopardi una spesa media di 100mila euro all’anno per la manutenzione ordinaria, senza contare le retribuzioni dei dipendenti (otto persone tra guide, archivisti e guardiania, un numero che raddoppia d’estate quando l'afflusso dei turisti è maggiore). A pesare sui costi, in minima parte recuperati con il prezzo simbolico del biglietto di ingresso, c’è anche l'imposta sugli immobili, benché agevolata grazie al vincolo storico-artistico.

L’aspirazione della famiglia sarebbe di rendere sempre più accessibili i luoghi leopardiani. Vanni e Olimpia si rammaricano per non aver potuto compiere l'ultimo “miglio” per far rivivere interamente la casa di Silvia. Malgrado la ristrutturazione resta, infatti, off limit l’accesso all’ex granaio, possibile solo attraverso una stretta scala di 6 gradini, oltre i quali c’è uno spazio ampio che potrebbe essere utilizzato per mostre e concerti se messo a norma.

Importante il progetto di puntare al recupero integrale del villino di San Leopardo, la casa di villeggiatura in cui Giacomo bambino trascorreva le vacanze estive impegnato nei giochi spensierati con i fratelli prima degli anni di studio matto e disperatissimo. Un posto immerso nel verde e nel silenzio delle colline marchigiane, che ha ispirato a Giacomo il canto la “Vita solitaria” e la poesia “La dimenticanza”: quartine in cui un Leopardi adolescente racconta con animo leggero uno scherzo fatto ad un prete sulla via di casa.

Ma anche per realizzare il “sogno” di aprire ai visitatori le porte di San Leopardo è inevitabile fare i conti con le risorse disponibili. Negli occhi azzurri di Olimpia Leopardi torna la preoccupazione al ricordo dell’ultima alluvione quando l’acqua ha messo a rischio le cinquecentine di Monaldo, salvate grazie all’impegno di Vanni Leopardi e dei dipendenti. «In un territorio vulnerabile come quello marchigiano- spiega - consolidare una struttura di 4mila metri quadrati, 5mila con le corti, ci costerebbe almeno 1 milione mezzo di euro: una cifra per noi insostenibile».

Il ministero dei Beni culturali ha stanziato per il colle dell’Infinito 8 milioni di euro: 6 per scongiurare il rischio idrogeologico, e 2 per la frubilità. Una somma però “vincolata” «Abbiamo chiesto - racconta Olimpia - di destinare almeno una piccola parte di questi fondi alla messa in sicurezza di casa Leopardi, provata anche dal terremoto, ma sembra che questa strada non sia percorribile». Eppure proprio nella valorizzazione del patrimonio culturale si può trovare l'antidoto agli effetti della deindustrializzazione che interessa anche una regione come le Marche, in cui la vocazione artigianale ha saputo trasformarsi in manifattura di eccellenza.

Il brand Leopardi - secondo uno studio della Camera di commercio di Monza e Brianza che ha stimato il valore “aggiunto” dei luoghi dei grandi poeti e scrittori italiani - è in testa alla classifica con 1, 4 miliardi di euro. Un obiettivo per il quale l’impegno generoso della famiglia Leopardi («Vorremmo farcela da soli», confida Vanni) non è però sufficiente.

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