Domenica

Cento Modigliani alla Tate

mostra

L'omaggio di Tate Modern a Amedeo Modigliani è una mostra così completa da essere irripetibile e imperdibile: oltre 100 opere, molti capolavori noti ma anche molti quadri in collezioni private e mai esibiti prima, tracciano l'intero iter breve ma intenso del pittore e scultore livornese.

Nel 1906 Modigliani era fuggito dalla provincia italiana per inseguire la sua vocazione di pittore ed era approdato a Parigi, città in pieno fermento artistico. Le prime opere mostrano chiaramente l'influenza di grandi artisti che Modigliani ammirava, da Cézanne con le sue pennellate geometriche al Picasso della fase cubista a Brancusi con le sue linee essenziali.

Prima a Montmartre e poi a Montparnasse, Modigliani si trovò subito a suo agio nel mondo artistico parigino e, pur continuando a sperimentare, trovò la sua strada, il suo stile personale e unico. Ispirato dalle sculture egizie, etrusche e greche, ma anche da Brancusi e dall'arte africana, decise di dedicarsi alla scultura. Una sala della mostra raccoglie una collezione straordinaria – 9 su un totale di 28 di certa attribuzione - delle sue cariatidi e dei suoi busti di donna in pose ieratiche, opere monumentali e senza tempo.

Nel 1912 la fase della scultura era già finita: troppo costosi i materiali, troppo difficile trovare acquirenti, soprattutto troppo dannosa la polvere di marmo per i suoi polmoni, già indeboliti dalla tubercolosi avuta nell'infanzia. Dedicarsi alla scultura però aiutò Modigliani a trovare il suo stile definitivo di pittore, accelerando quello sfrondare e semplificare dell'immagine per arrivare all'essenziale.

Molti dei suoi amici e delle sue modelle hanno ricordato la sua mano rapida e sicura, la sua intensa concentrazione, la velocità con cui disegnava e dipingeva, dipingendo un ritratto in poche ore di febbrile lavoro, creando immagini scultoree con poche linee tracciate sulla carta o sulla tela.

“Picasso è sempre dieci anni avanti a noi”, disse del suo amico quando dipinse il suo ritratto, ma pur ammirandolo non lo seguiva più. Il suo stile era definito ormai, con le silhouette affusolate, i contorni ben delineati, la semplificazione dei tratti, l'attenzione alle forme che non detrae però dall'attenzione alla persona – i suoi soggetti hanno sempre una personalità e una forte umanità. Sono ritratti con una forte carica emotiva, non esperimenti pittorici.

La sala più grande è dedicata ai celebri nudi di Modigliani, riunendo dodici dei più celebri nudi, ma anche ritratti delle stesse donne vestite, con lo stesso sguardo diretto e la stessa aria sfrontata. “I suoi sono quadri che richiamano l'attenzione, che esigono di essere guardati, - spiega Nancy Ireson, condirettrice della mostra. – Le sue donne sono creature sensuali, ma non sono mai passivi oggetti del desiderio, sono persone forti e con una personalità decisa.”
Nel 1917, esattamente un secolo fa, la sua unica mostra di nudi fu costretta a chiudere perché la polizia trovò scandaloso che, invece di essere levigati come statue, le donne di Modigliani avessero peli sotto le ascelle e sul pube.

Le sue donne, stilizzate ma reali, riflettono il cambiamento di status avvenuto durante la prima guerra mondiale, quando con gli uomini al fronte si erano trovate a lavorare e assumere tutti i ruoli che prima erano loro proibiti. Le modelle professioniste che Modigliani usava erano donne indipendenti: venivano pagate 5 franchi per sessione, mentre un'operaia in fabbrica allora guadagnava al massimo 2 o 3 franchi al giorno.

Nel 1918 l'avvicinarsi della guerra a Parigi e l'aggravarsi delle sue condizioni di salute lo convinsero a trasferirsi nel sud della Francia, dove senza le sue amate modelle si adattò a dipingere ritratti di bambini e gente del posto, riscoprendo colori più chiari e solari toni mediterranei.

Fu un breve interludio. Tornato a Parigi, Modigliani si sistemò in un nuovo studio e si perse in una spirale autodistruttiva. Una delle chicche della mostra è la ricostruzione dell'ultimo studio dell'artista, che grazie alla realtà virtuale ci trasporta letteralmente nella sua stanza, accanto alla sua branda e al suo cavalletto. Possiamo vedere in tre dimensioni e quasi toccare la sua tavolozza, il quadro incompiuto, le lattine e le bottiglie vuote, la finestra sul tetto aperta su un cielo grigio, la pioggia che entra dal tetto. Una fedele ricostruzione in 3 dimensioni, basata su testimonianze e racconti dei compagni dell'ultima fase della vita dell'artista.

La sala finale racconta la storia dell'ultimo anno di vita di Modigliani. Sono ritratti di amici e soprattutto della sua giovane compagna Jeanne Hébuterne, ritratta in diverse pose, come ragazza, come donna e poi come madre. Nell'ultimo autoritratto del 1919 l'artista si presenta sicuro di sé, ostenta sicurezza e orgoglio nel suo ruolo di pittore, con tavolozza in mano. Era così che voleva essere ricordato. Nessun segnale di disperazione o della malattia che pochi mesi dopo lo uccise, stroncato da tubercolosi, alcol e droga. Pochi giorni dopo Jeanne, incinta di nove mesi, si suicidò, lasciando l'unica figlia che poi passò la vita a tutelare la memoria del padre.
Modigliani, 23 novembre 2017-2 aprile 2018, Tate Modern, Londra, www.tate.org.uk

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