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Gli scontri razziali del 1967 nel potente «Detroit»

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Gli scontri razziali del 1967 nel potente «Detroit»

Una scena dal film “Detroit” di Kathryn Bigelow (Italy Photo Press)
Una scena dal film “Detroit” di Kathryn Bigelow (Italy Photo Press)

Un nuovo film di Kathryn Bigelow è sempre un evento importante: l'ennesima conferma del talento della regista americana arriva con «Detroit», attesissimo lungometraggio che è il grande protagonista del weekend in sala. Al centro ci sono gli scontri razziali avvenuti nella città del Michigan nel 1967, che si sono protratti per quattro giorni e sono sfociati in una vera e propria guerriglia urbana. Una rivolta che viene raccontata dalla regista di «The Hurt Locker» e «Zero Dark Thirty» in un dramma ad alto tasso spettacolare, di straordinario impatto nella messinscena grazie a un montaggio adrenalinico e a riprese dinamiche che aumentano ancor di più il coinvolgimento dello spettatore con quanto si trova davanti agli occhi.

Kathryn Bigelow sceglie di concentrarsi su ciò che accadde in un motel, dove diversi afroamericani e alcune donne bianche vennero presi di mira da alcuni agenti di polizia: è una sequenza dalla lunghezza sterminata, che non annoia ma, anzi, è in grado di rendere la pellicola ancora più ricca di pathos, grazie allo stile aggressivo ma mai retorico della regia e alle interpretazioni credibili e sofferte al punto giusto.
Nonostante «Detroit» faccia riferimento a un episodio di cinquant'anni fa, i temi che racconta sono ancora attuali e le scelte narrative non risultano mai gratuite o semplicemente sensazionalistiche. Da non perdere.

Decisamente meno avvincente è «Il domani tra di noi» di Hany Abu-Assad.
Protagonisti sono Idris Elba e Kate Winslet nei panni due sconosciuti che si ritrovano a condividere un volo privato non avendo trovato posto su un aereo di linea. Il loro velivolo, però, precipiterà tra le montagne innevate e i due dovranno provare a sopravvivere con ogni mezzo.
Tratto dall'omonimo romanzo di Charles Martin, questo film è un polpettone indigesto, spesso retorico e forzato nelle scelte stilistiche, tanto per l'invadente colonna sonora quanto per immagini che cercano senza riuscirci di risultare evocative.
Lo spunto di base sarebbe anche interessante ma la sceneggiatura ha troppi momenti di calo e sono numerose le sequenze ridondanti e prolisse.
Hany Abu-Assad, regista nato in Israele, si era fatto conoscere con il notevole «Paradise Now» (2005), ma in seguito il suo rendimento dietro la macchina da presa è calato miseramente.

Altro film a stelle e strisce in uscita è «American Assassin» di Michael Cuesta.
In seguito alla perdita della fidanzata in un attentato terroristico, Mitch decide di mettersi al servizio della CIA per poterla vendicare: sarà il primo passo del suo percorso da agente segreto, guidato dal veterano Stan Hurley.
Basato sull'omonimo romanzo di Vince Flynn, un timido action che non ha nell'originalità il suo punto di forza. Vengono in mente troppe altre pellicole, a causa di un copione banale che segue traiettorie prevedibili.

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