Domenica

Lettore mio, il greco ha futuro

le prefazioni di aldo manuzio

Lettore mio, il greco ha futuro

Profilo d’umanista. Immagine tratta dal frontespizio del libro «Aldo Manuzio» di Andrea Aprile e Gaspard Njock, pubblicato da Tunué, casa editrice specializzata in graphic novel
Profilo d’umanista. Immagine tratta dal frontespizio del libro «Aldo Manuzio» di Andrea Aprile e Gaspard Njock, pubblicato da Tunué, casa editrice specializzata in graphic novel

Giunto al numero 1001 della sua raccolta di Adagia, dedicato all’ossimoro Festina lente, Avanti piano, Erasmo si sofferma sull’amico Aldo Manuzio, che quel motto aveva inscritto e tradotto nel suo marchio tipografico con un delfino vorticoso attorcigliato a un’ancora ferma. Gli innalza un elogio per la passione intellettuale, che ha i toni dei panegirici più affettuosi e nobili. Aldo, scrive Erasmo, serve e diffonde, crea la cultura grazie alla sua convinzione e alla recente scoperta dell’arte della stampa meccanica: impresa erculea e degna di un animo regale il restituire al mondo le rovine del patrimonio quasi divino delle lettere. Con fatica e intelligenza – così ancora Erasmo – egli si diede a estrarre tesori perduti dagli angoli più riposti, a riaccendere lo spento, medicare il mutilo, ridare bellezza al guasto; di una biblioteca prima contenuta da anguste pareti Aldo ne crea un’altra la cui circonferenza è il mondo intero; distinguendosi per la sua dedizione e devozione, per la bravura tecnica e lo scrupolo morale da quegli scriteriati e impudenti tipografi che invadono il mondo di libretti non solo inutili – «probabilmente ne scrivo anch’io» – ma sciocchi, ignoranti, maledici, infamanti, rabbiosi, empi, sediziosi: «E se li riprendi, rispondono che tengono famiglia».

Questi sentimenti e questa condotta di Manuzio, questi propositi e difficoltà, questa passione e formazione, la rete di rapporti che dal suo scurolo veneziano odoroso e fumante di piombo egli riuscì a intrecciare con molti e grandi dotti contemporanei, sono testimoniati di prima mano, tutti ed esattamente, con umiltà e orgoglio, nelle prefazioni e dediche da lui stilate e poste in capo a molte sue edizioni come una sorta di scudo che le protegga. Adelphi le pubblica in un volume curato da Claudio Bevegni e introdotto da un saggio dotto ed elegante quale solo poteva dare Nigel Wilson. Wilson ne percorre l’educazione e i trasferimenti, aduna tutti i suoi collaboratori e consulenti, come a dire l’albo della nobiltà del sapere e del potere (doveva pur attingere alle fonti delle sovvenzioni, poiché anch’egli viveva necessariamente di esse, e «se darete darò» scrisse nel Saluto agli studiosi premesso all’edizione dell’Eros e Leandro di Museo). Wilson ci offre un catalogo ragionato anno per anno dei venti (1495-1514) di produzione della libreria aldina greca, tutta di grande importanza e bellezza. Quella dei greci soprattutto era la sua convinzione e aspirazione principale. Ed egli se ne fece carico partendo da capo, poiché giacevano dimenticati e deturpati dall’ignoranza e dall’indolenza dei copisti medievali a tal punto che «neppure gli autori, se tornassero in vita, sarebbero capaci di sanarli». Per essa creò da pioniere i caratteri tipografici necessari, ponendo fine a un caos alfabetico. I suoi colleghi non si raccapezzavano allorché trovavano qualche parola greca citata nei testi in latino; accenti, spiriti, vocali brevi o lunghe erano riprodotti approssimativamente e sconciati miseramente.

Tutto ciò con l’unico grande sogno e ideale di far uscire e risollevare la civiltà dal baratro della rozza barbarie calata dal Nord, in cui era sprofondata per quindici secoli, come si esprime nella prefazione agli Scrittori di astronomia latini e greci (1499). Quell’intervallo fu un tempo tristo e perso. Aldo, ci spiega Wilson, non si preoccupava di chiedersi se il contesto della cultura intellettuale si fosse modificato; dà per scontata la necessità e la bellezza della restaurazione dell’antichità classica. Ora ne è giunto il grande momento, poiché si possono apprestare buoni libri, e «i buoni libri scacciano ogni barbarie, e io non credo che gli esseri umani siano tanto irragionevoli da continuare a cibarsi di ghiande anche dopo avere scoperto i cereali», immagine ripresa dal De oratore di Cicerone e premessa all’Organon di Aristotele, 1495; «Dio stesso è venuto in aiuto agli studiosi nel migliore dei modi tramite l’invenzione della stampa e le nostre fatiche» (così nella prefazione a Euripide, 1503).

In un saluto ai giovani che si iniziano alle belle lettere e premesso alla prima opera uscita dalla sua tipografia, la Grammatica greca del dotto bizantino Costantino Lascaris (marzo 1495), Aldo si confida e spiega che quella è la sua missione: «Abbiamo deciso di dedicare tutta la vita all’utile dell’umanità; questo vogliamo giorno dopo giorno sempre di più, finché vivremo in questa valle di lacrime»; senza badare a spese e senza risparmiarsi fatica, mentre potrebbe vivere costantemente nel benessere e starsene in pace (così nel Saluto ad Alberto Pio in capo alle opere del divino ed elegante Aristotele, 1° giugno 1497).

Si pensi che nei soli due anni 1503-1504 uscirono una nuova edizione di Omero, le diciotto tragedie di Euripide, Demostene, le Elleniche di Senofonte, opere scientifiche di Aristotele e di Teofrasto tradotte in latino («e non ti dico quanto abbiamo faticato a correggerli», lettera prefatoria); ma anche opere più occulte, scolî a Tucidide, la Storia dell’Impero romano di Erodiano, la Vita di Apollonio di Tiana di Filostrato…

Ancora poco prima della sua dipartita da questa valle di lacrime (ne sono stati commemorati recentemente i cinquecento anni), nell’agosto del 1514 egli pubblicava «a utilità degli studiosi» i Deipnosofisti di Ateneo, vastissimi e utili per straordinaria varietà di informazioni che contengono sui pesci, sulle erbe, sugli alberi e altri argomenti pressoché sconfinati. E ancora dopo, nel 1525, uscivano dalla sua officina e dal suo lavoro le opere di Galeno, cinque volumi in folio e in caratteri minuti.

Aldo Manuzio
Lettere prefatorie a edizioni greche
a cura di Claudio Bevegni, Adelphi, Milano,
pagg. 282, € 22.

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