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Profondità e onirismo in «Corpo e anima»

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cinema

Profondità e onirismo in «Corpo e anima»

«Corpo e anima», di Ildikó Enyedi
«Corpo e anima», di Ildikó Enyedi

Nel primo weekend del 2018 arriva nelle sale italiane uno dei protagonisti della scorsa annata cinematografica: «Corpo e anima», vincitore dell'Orso d'oro al Festival di Berlino 2017. Diretto dall'ungherese Ildikó Enyedi, il film racconta di un mattatoio nei pressi di Budapest dove arriva una nuova ispettrice per il controllo della qualità: la donna è introversa e non lega con i colleghi, ma una rivelazione la porterà ad avvicinarsi a uno di loro.

Parte decisamente bene questa anomala love story che tocca i temi del sogno, della psicanalisi e della difficoltà di impostare relazioni nel mondo di oggi. Al centro della trama c'è infatti la complessità di instaurare rapporti profondi nella vita di tutti i giorni, ma più del contenuto colpiscono le tante immagini suggestive (i sogni con i cervi) e un finale di pregevole fattura, che riesce anche a emozionare.

Se l'inizio e la conclusione sono di ottimo livello, nella parte centrale si sente qualche calo a causa di una sceneggiatura che gira spesso a vuoto, perdendosi nel seguire alcune vicende secondarie che non interessano più di tanto.

A ogni modo «Corpo e anima» resta un prodotto da vedere, capace di incuriosire e di mostrare il notevole talento visivo di un'autrice che non dirigeva un lungometraggio dal 1999 (anno di «Simon mágus»).

Particolarmente atteso è anche «Tutti i soldi del mondo» di Ridley Scott, film che racconta del rapimento di John Paul Getty III, il nipote del miliardario Jean Paul Getty. Avvenuto a Roma nel 1973, il drammatico evento è stato uno dei casi mediatici più seguiti di quegli anni, anche perché il magnate decise inizialmente di non pagare il riscatto richiesto per liberare il nipote adolescente.

«Tutti i soldi del mondo», di Ridley Scott

Ridley Scott non segue alla lettera i fatti ma, anzi, si prende tantissime libertà, romanzando la storia a suo piacimento dall'inizio alla fine. Così la narrazione si fa spesso inattendibile e il regista calca eccessivamente la mano nel tentativo di rendere ancora più coinvolgente (e “cinematografica”) una vicenda già molto interessante di per sé.

In diversi passaggi il film riesce ad appassionare, ma nel complesso è troppo zeppo di luoghi comuni e ciò che rimane è soprattutto una riflessione sull'avidità e su come il denaro possa prevalere anche sugli affetti familiari.

Tra le cose migliori del film ci sono le interpretazioni di Michelle Williams (la madre del ragazzo rapito) e di Christopher Plummer (Jean Paul Getty), che è bene ricordare ha rimpiazzato Kevin Spacey a film già terminato. A causa dello scandalo sessuale che ha coinvolto lo stesso Spacey, Ridley Scott, a poche settimane dall'uscita del film nelle sale di tutto il mondo, ha deciso di rigirare le sequenze in cui quest'ultimo era presente sostituendolo con Plummer.

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