Domenica

La pecora nera e il pesce fuor d’acqua

LETTERATURA

La pecora nera e il pesce fuor d’acqua

Emergente, Max Lobe  nato nel 1986
Emergente, Max Lobe nato nel 1986

Un manifesto attira la mia attenzione. Raffigura tre pecore bianche su un placido praticello rosso con una croce bianca. Una delle pecore bianche, sorridendo, caccia da questo spazio, a calcioni, una pecora nera. Sul manifesto troneggia la scritta CREARE SICUREZZA. Omosessuale nel Camerun - dove anche solo la parola tab (sua mamma dice che ha degli stati d’anima) - e nero nella bianca e rossa Svizzera, Mwna abituato a sentirsi un pesce fuor d’acqua, anche all’asciutto nuota con disinvoltura. Ma no, di essere una pecora nera non era mai venuto in mente al protagonista di La Trinit bantu, del trentaduenne scrittore camerunese Max Lobe, trapiantato a Ginevra. Se ne accorge dopo che ha perso il lavoro (in nero) con cui si era mantenuto durante gli studi in Svizzera. Infatti il suo capo, concittadino del Bantuland (cos Lobe chiama il suo Paese), appena diventa elvetico lo scarica. Fiero del suo master, Mwna diffonde cv ma non riesce a trovare nemmeno un lavoretto da cani. La gallina che razzola non dorme mai affamata sostiene Monga Mng, la sua adorata mamma, ma anche i proverbi a Ginevra funzionano in modo diverso.

E mentre i giornali starnazzano un tasso di disoccupazione sotto al 3% e il suo compagno pel di carota Ruedi accusa frontalieri e stranieri di rubargli il lavoro, il nostro eroe e il suo piccolo grigionese si ritrovano a pancia vuota. Per fortuna Dominique ogni tanto invita uno di loro due a cena (perch la loro pi che una coppia una troppia) e Mwna viene preso per uno stage di tre mesi in una piccola Ong di lotta contro le discriminazioni razziali... ops! Discriminazioni a causa dell’origine e promozione della diversit (assunto probabilmente solo perch rientro in tutte le loro quote). Qui si combatte contro il manifesto incriminato al grido di NON SIAMO PECORONI.

I soldi dello stage non bastano neanche per l’affitto e Mwna si rende conto che non mangia colui che ha fame, ma colui che ha cibo. Per di pi la portentosa mamma Monga Mng, drammatizzatrice di professione, si becca una malattia da ricchi - un cancro alla gola - e questa volta minimizza. Quando infine la sorella di Mwna riesce a farla venire in Svizzera dal Bantuland, annerita, attaccata alle sue ossa, ormai non riesce pi a deglutire nulla e il figlio prostrato (e ancora digiuno) si chiede come ci si sente quando non si riesce a inghiottire pi niente. Memori del detto del Bantuland: La iena che passa il suo tempo a urlare non avr mai la sua preda, madre e figlio ridono caparbiamente della loro sfortuna - del resto chi meglio di Mwna pu cogliere le contraddizioni della vita? Cos, mentre Lobe gioca coi paradossi e la sua ironia laconica, il lettore trascinato in una comicit - ma anche in una tragicit - leggera e sapiente, mai superficiale, che la traduzione riesce a rendere (salvo poi cadere su falsi amici come terrasse nel senso di tavoli all’aperto, tradotto in italiano con terrazze estive). Per quanto in alto si possa lanciare qualcosa, finir sempre per cadere qui a terra dice un giorno Mwna a sua sorella. Questo accade quando si andati alla scuola del bianco. Da noi bantu, pu anche fermarsi per aria lo rimprovera lei. Aspettatevi dunque un finale a sorpresa.

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