Domenica

«L’ora più buia» di Churchill con un grande Gary Oldman

  • Abbonati
  • Accedi
cinema

«L’ora più buia» di Churchill con un grande Gary Oldman

Un'altra interpretazione da Oscar è la novità di spicco del weekend in sala: dopo la grande performance di Frances McDormand in «Tre manifesti a Ebbing, Missouri», uscito la scorsa settimana, questa volta è il turno di Gary Oldman ne «L'ora più buia».

L'attore londinese, che in questo film veste i panni di Winston Churchill, ha già vinto il Golden Globe per il miglior attore drammatico e ora punta alla statuetta più importante (la cerimonia degli Oscar 2018 si terrà domenica 4 marzo).
Al centro della pellicola c'è uno dei momenti più significativi della storia britannica del Ventesimo secolo: Churchill, appena diventato Primo Ministro, deve decidere se negoziare un trattato con la Germania nazista o proclamare la guerra per difendere la libertà del suo paese. Quando le forze tedesche proseguono nell'invasione e anche la Gran Bretagna è fortemente minacciata, Churchill sarà pronto a mobilitare l'intera nazione per difendere la propria patria.

Diretto da Joe Wright, già regista di film piuttosto noti come «Espiazione» e «Anna Karenina», «L'ora più buia» è un lungometraggio formalmente notevole, grazie all'ottimo lavoro del direttore della fotografia Bruno Delbonnel (uno dei migliori nel cinema odierno a gestire l'illuminazione) e di una messinscena complessivamente di grande fascino.

Wright riesce a gestire efficacemente una narrazione tutt'altro che semplice, cadendo soltanto su alcuni passaggi a causa di scelte retoriche troppo evidenti e di una certa pomposità nella parte conclusiva. Ma sono difetti comunque limitati nell'ambito di un prodotto coinvolgente e interessante, anche e soprattutto per la mimetica interpretazione di Gary Oldman, magnifico nel ridare vita a Winston Churchill con grande credibilità. Anche il resto del cast di contorno fa il suo dovere, a partire da un'intensa Kristin Scott Thomas nei panni della moglie del protagonista.

Si può purtroppo trascurare «Il vegetale», esordio al cinema del (neo)attore Fabio Rovazzi.
Il popolare youtuber e cantante veste i panni di un neolaureato, poco considerato dalla sua famiglia, che è disperatamente in cerca di un impiego. Pur di trovare lavoro accetterà uno stage decisamente curioso…
Diretto da Gennaro Nunziante (regista dei massimi successi al botteghino di Checco Zalone), «Il vegetale» punta a rappresentare una metafora dei giovani di oggi, ma si limita a raschiare la superficie della questione senza mai azzardare spunti coraggiosi o riflessioni realmente degne di nota.

Si ride poco in questa commedia troppo politically correct per poter incidere come dovrebbe, anche a causa di tanti passaggi narrativi inverosimili e di un cast complessivamente poco efficace.

© Riproduzione riservata