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Mille e una Concetta. Storia di un modello economico-sociale che non…

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Mille e una Concetta. Storia di un modello economico-sociale che non funziona

Un libro durissimo. Che, sotto il profilo analitico-economico, mette in discussione il meccanismo di recupero della produttività compiuto attraverso l’abbattimento estremo del costo del lavoro. E che, sul versante umano-emotivo, fa luce sull’ «oscuro volgo che nome non ha», per adoperare una categoria manzoniana che si attaglia perfettamente a questi nostri tempi moderni.

Gad Lerner, in questo suo Concetta. Una storia operaia, inizia proprio a dare – o, meglio, a ridare – un nome a chi un nome non ha più, perché in pochi la ricordano. Concetta. Concetta Candido. «Il 27 giugno 2017 una donna di 46 anni, Concetta Candido, addetta alle pulizie in una birreria di Settimo Torinese, licenziata sei mesi prima, si cosparge d’alcol il torace davanti allo sportello 4 della sede Torino Nord dell’Inps, in corso Giulio Cesare 290. Dopo una lunga attesa, la sua richiesta di sussidio di disoccupazione, la Naspi, era stata finalmente accolta. Ma il giorno prima, anziché gli arretrati che si aspettava per saldare i debiti accumulati, le era pervenuto un bonifico striminzito di 269,23 euro». Quando Concetta si dà fuoco, tutti scappano. «Solo un uomo di origine marocchina, Anas Sabhi, ha la presenza di spirito di cercare un estintore con cui riesce a spegnere le fiamme», scrive Lerner.

Il quale, partendo da questa storia, prova a descrivere la realtà del welfare e dell’assistenza al mercato del lavoro, non per come essa viene rappresentata nei convegni o sui paper accademici. Ma per come essa si concreta nella vita di tutti i giorni: «Basta una breve visita per constatare che la sede Inps Torino Nord è contemporaneamente un ricettacolo di disperazione sociale e un girone infernale della burocrazia. L’anonimo palazzone anni Settanta di dieci piani in cemento e alluminio sorge fra i magazzini della logistica e le concessionarie d’auto, distinguendosi solo per la bandiera italiana e quella europea issate all’ingresso. Alle sue spalle, verso la Stura di Lanzo che confluisce nel Po, alcuni edifici industriali diroccati deturpano la visione della collina sormontata dalla basilica di Superga». Le code e gli orari, il linguaggio burocratico usato per dare le comunicazioni a chi aspetta e il senso di ostilità e di distanza fra chi garantisce il servizio e chi ne deve fruire. Tutto mostra come la burocrazia italiana – nella sua impersonalità, nonostante gli sforzi profusi dai singoli e quasi ad onta degli sforzi riformatori compiuti dai vertici – resti qualcosa di altro rispetto ai bisogni e alle esigenze, alle paure e ai cuori dei cittadini. Perché Concetta Candido è questo: una cittadina.

Non sono semplici da leggere le parti in cui Lerner incontra in ospedale Concetta. «Non sono trascorsi nemmeno due mesi dacché si è data fuoco, eppure, strappata alla morte che nel suo caso restava l’ipotesi più probabile, sempre in pericolo di rigetti e infezioni letali, gli specialisti di questo reparto d’eccellenza l’hanno già coinvolta in un percorso di ricostruzione. Non solo riabilitazione, proprio ricostruzione. Qui ci sono un corpo e uno spirito inceneriti da ricostruire. La voce di Concetta mi giunge metallica, alterata dalla valvola fonatoria. Il tubo della tracheotomia trasmette amplificata la fatica di ogni suo respiro. Ma gli occhi scuri sono talmente intensi da trafiggere le lenti degli occhiali comunicando un’energia vitale poderosa».

Il corpo e lo spirito di Concetta, inceneriti, sono da ricostruire. Ma va ricostruito anche il meccanismo di integrazione fra economia e società. Tanto che, leggendo queste pagine, vengono in mente gli studi degli economisti dell’Oecd – non proprio cultori di Antonio Gramsci, ma esponenti del puro mainstream – che, nell’analisi della struttura industriale italiana, evidenziano l’inefficienza apportata dagli spezzettamenti e dalle parcellizzazioni del mercato del lavoro nelle sue componenti medio-basse e basse: né il modello americano né il modello tedesco, ma una terza via che non funziona. «La frantumazione delle maestranze in sottocategorie a tutela decrescente – scrive Lerner – è diventata un metodo sistematico. La nuova organizzazione del lavoro postfordista, che fin nel cuore della produzione moltiplica gli appalti e i subappalti, genera intorno a sé la formazione di un nuovo sottoproletariato urbano in costante crescita numerica. È in questo sottobosco che si verificano i casi limite delle cooperative spurie che godono di esenzioni retributive e contributive arrivando così a un risparmio medio calcolato in 3mila/4mila euro a dipendente».

Tutto questo non va bene e non funziona. Per le mille e una Concetta. E per l’economia e la società italiane, considerate nel loro insieme.

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