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L'anima filosofica di Guadagnino

Cinema

L'anima filosofica di Guadagnino

(Ansa)
(Ansa)

Come la villa che ne costituisce lo sfondo, Chiamami col tuo nome un contenitore feticistico di memorie, reperti, e tracce della letteratura e arte greca antica. La Grecia simboleggiata dalle statue di Prassitele le cui copie e imitazioni sono esibite, venerate, e toccate nel film un immaginario punto d'origine. Qui s'incontrano gli sguardi desideranti e nostalgici dei personaggi, della macchina da presa, e degli spettatori - quelli americani affetti da Italomania e quelli italiani, che si rispecchiano negli occhi dei loro amanti.
Nel film c' il senso della vista come distanza, desiderio, mancata presenza, ma anche, e soprattutto, quello dell' “occhio tattile”. Ponendoci in contatto ravvicinato con corpi, oggetti, luoghi, il regista Luca Guadagnino sembra portare all'estremo l'idea della vista quale prodotto di pressioni sulla superficie dell'occhio come su cera che fu teorizzata dal filosofo greco Democrito, uno dei precursori dei materialismi moderni.

Ma Chiamami col tuo nome intriso di altre, insistenti risonanze della filosofia greca antica, materialista e non. Eraclito funge quasi da musa ispiratrice per il film e per Oliver, uno dei due amanti della storia, che sta scrivendo la sua tesi di dottorato sul filosofo greco, enigmatico e postmoderno avant la lettre. Il fiume delle campagne cremasche che offre sollievo dalla calura estiva e allo stesso tempo alimenta attrazioni ardenti tra i personaggi l'icona della tensione tra essere e divenire al centro del pensiero di Eraclito. “Su coloro che entrano nello stesso fiume”, recita uno dei suoi frammenti, “scorrono acque sempre diverse”. Come le acque del fiume, tutto scorre, in flusso perenne, e questa inarrestabile fluidit ci che resta stabile, creando, paradossalmente, un effetto di continua ripetizione.
Questo principio espresso dal ritornello di Oliver – “A dopo” – dove l'annunciato futuro contraddetto dal ritmo ripetitivo, che produce un seducente, estenuante differimento. Il ritornello scandisce il ritmo della prima parte del film, dove le varie attivit estive che scorrono una dopo l'altra non fanno altro che intensificare, con estetico compiacimento, noia, dj-vu, e la soffocante immobilit del desiderio. Nelle parole di Oliver al suo amante Elio – “Chiamami col tuo nome, e ti chiamer col mio” – il divenire che trasforma l'“io” in “tu”, il “tu” in “io” genera assimilazione, identit.
facile connettere questa identit con il prefisso omo – (“uguale”) dell'aggettivo “omoerotico”, che, ovviamente, definisce la principale attrazione amorosa rappresentata nel film – un'attrazione non platonica con forti richiami a Platone. La voluttuosit del frutteto della villa, i lussureggianti campi padani, e il canto pomeridiano delle cicale ricreano l'atmosfera pansensuale del luogo idillico in cui si svolge il Fedro, il dialogo platonico che, insieme al Simposio, stato letto come codificazione dell'amore omosessuale. Nella relazione tra Oliver e Elio compaiono tutti gli ingredienti del modello di omossessualit che emerge dai dialoghi platonici: differenza di et, affinit intellettuali, e la prospettiva, data per scontata, di un futuro matrimonio (eterosessuale).
C' certo fluidit di esperienze nel film, che ci presenta l'iniziazione sessuale di Elio con la compagna di ogni estate, Marzia. Ma pi che enfatizzare l'intrinsica bisessualit del desiderio, questa fluidit svela che l'assimilazione del “tu” all'“io”, di Elio a Oliver, Oliver ad Elio, l'espressione non tanto di un'attrazione omosessuale quanto di una specie di consumerismo narcisistico.
Amore convive e si confonde con amicizia. Alla fine del film, la stretta di mano amichevole tra Elio e Marzia riecheggia quella tra Elio e Oliver nella scena in cui i due cominciano a stringere un legame affettivo letteralmente mediato dal braccio di una statua appena ritrovata nelle acque di Sirmione che i due toccano nello stesso momento.
Per Aristotele, l'amicizia crea “una sola anima in due corpi” e l'amico un altro “s” – una copia di se stessi. La parola greca per “amico”, philos (che si trova per esempio in “filosofo”, cio “amico della saggezza”), anche aggettivo o pronome possessivo (“mio”, “tuo”, “suo”). Come ha osservato Jacques Derrida, ne emerge un' idea dell'amicizia come possesso o, addirittura, cannibalismo – manger l'autre (“mangiare l'altro”). questo cannibalismo affettivo, al di l dell'orientamento sessuale, che troviamo in Chiamami col tuo nome, la cui controversa scena simbolo ci mostra Oliver in procinto di addentare un frutto diventato Elio.

(*professore di Classics a Berkeley)

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