Domenica

I gessi dell’archivio Lenci si mostrano e cercano casa

Mondov

I gessi dell’archivio Lenci si mostrano e cercano casa

Mondov. Le mani intrecciate a corolla sul viso reclinato, la vita strizzata in una cintura e gli ampi pantaloni a far vela sulle caviglie minute e il piede arcuato all’indietro. Il Pierrot di Paola Bologna si erge a sfidare le leggi della statica e le delicatezze della ceramica sorretto da una base sfaccettata. E’ fra i pi belli, di gesso, un Lenci.

La teca che lo protegge a sua volta in un museo Palazzo Fauzzone di Germagnano le cui prospettive, nella piazza di Mondov, sono gi tutte un programma, con le sue sale a far da scrigno al meglio delle produzioni ceramiche che resero celebre la cittadina piemontese a cavallo tra otto e novecento. Dimenticate per ora il colore - pur cos celebre nelle piccole sculture d’arredo che fecero la felicit della buona borghesia della prima met del secolo scorso e oggi sono oggetti di culto per i collezionisti di tutto il mondo - e tornate al bianco. S al bianco opaco, che si ombreggia di grigio e alla luce che brilla discreta di latte: sono 1122 i gessi modelli garanti della riproducibilit che and avanti dal 1928 al 1964 della collezione Vaccarino-Listro, (40 dei quali attualmente esposti al Museo della Ceramica secondo la selezione delle curatrici Andreina D'Agliano e Christiana Fissore). Da esse e solo da esse, attraverso complesse fasi tecniche “che vedevano il formatore attivo a sacrificare la scultura in creta o plastilina elaborata dall’artista per ottenere appunto il gesso attraverso una serie di passaggi dal negativo al positivo” sarebbero derivate le preziose Lenci, testimonianze della cultura abitativa della Torino Dco.

La Manifattura Lenci, voluta dal fondatoreEnrico Scavini e della moglie Elena Knig Scavini, dal 1919 produceva le famose bambole e i giocattoli oltre ai panneggi nel noto tessuto della casa, il “pannolenci” per l’appunto. Poi dal 1927 la svolta con la decisione di produrre piccole sculture d’arredo, vasi e oggetti in ceramica smaltata. Ma il successo non sarebbe mai stato cos totalizzante se non si fosse fatto ricorso alla creativit di artisti quali Mario Sturani (indimenticabili i suoi il “Vaso Maschere modello 20”, “Il Fantino” le quattro stagioni, “Primavera, Estate, Autunno, Inverno”, Le “Scatola Pupazzo”, la “Figurina africana”), Felice Tosalli (suoi i celebratissimi “I cerbiatti”) , Sandro Vacchetti (suo il fermalibri “Russo”, “L’amore paterno”), Gigi Chessa, la stessa proprietaria, Elena Knig Scavini con le sue ricercatissime “signorine” fra cui la apprezzatissima “Zizi”, Abele Jacopi (con il suo “Ratto di Europa”), Clelia Bertetti (“Madonna con bambino”), Giovanni Ronzan, Paola Bologna, Giuseppe Porcheddu (suoi il bellissimo “il gregge” e i “Promessi Sposi”), Ines e Giovanni Grande (“Antiope” e “Don Chisciotte” tra i suoi migliori) , Lino Berzoini con il suo “Frate violinista”, Claudia Formica (con le sue “Madonna con Ges bambino”), Bona Sancipriano di Baviera di Savoia (con il “Caprone”) .

Osannate dai giornali di moda dell’epoca, inserite dai grandi architetti nelle dimore pi prestigiose tra richiami mitologici, scene galanti, Madonne con bambino e signorine dalle nudit licenziose e provocanti, le “figurine” Lenci segnarono davvero un’epoca e un distintivo codice d’arredamento per la borghesia italiana.

La mostra PRIMA DELLE CERAMICHE: I GESSI DELL'ARCHIVIO LENCI stata prorogata fino a domenica 18 febbraio. Per quanto concerne i rischi per la collezione e la volont di preservarla, valorizzarla e trovarle “una casa” presso il Museo della Ceramica di Mondov, gioved 8 febbraio si tiene l’evento
SOS LENCI, L'importanza dell'Archivio dei gessi Lenci e della sua preservazione, presso la Fondazione CRC di Cuneo

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