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Perché Salvini è a Sanremo: breve storia dell’attrazione…

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Il caso

Perché Salvini è a Sanremo: breve storia dell’attrazione fatale tra la politica e il festival

(Ansa)
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Attenti a Salvini! Che farà? Dove andrà? Parlerà? Seguite Salvini. I tempi cambiano, signora mia: Sanremo non ha più i superospiti di una volta, mannaggia all’austerity. E allora l’attesa spasmodica che precedeva gli sbarchi in Riviera dei vari Duran Duran, Madonna e U2 adesso se la sono annessa i politici.

All’ombra dell’Ariston da qualche giorno non si parla d’altro che dell’«incursione» al Festival da spettatore del segretario della Lega Matteo Salvini, con la Legge sulla par condicio (siamo pur sempre a tre settimane dalle elezioni, ragazzi) a fare da convitato di pietra. Perché Salvini sarà in platea, accanto alla sua compagna, la conduttrice televisiva Elisa Isoardi, ma non potrà essere inquadrato, o sarà violazione della legislazione vigente sulla parità di accesso dei partiti al tubo catodico in tempi elettorali. Roba seria. «Non so cosa faranno le telecamere, mi metterò con del cartone davanti, sotto la seggiola o ascolterò dai bagni, non so cosa riuscirò a fare, ma ascolterò un po’ di musica, voglio semplicemente godermi tre ore di musica», ha commentato stamani il leader leghista. «Siamo nella terra del Festival, del mio poeta preferito che è Fabrizio De André e sono contento che Rai 1 la prossima settimana lo ricorderà come si deve ricordare un poeta. Poi la musica è una delle nostre tradizioni, dei nostri business, assieme all’agricoltura, alla pesca e al turismo».

Come si è arrivati a questo delicatissimo stato di cose? Galeotto, a quanto pare, fu Giovanni Toti, governatore ligure espressione di Forza Italia: «Al Festival - racconta - avevo invitato Elisa Isoardi, che per tutta la settimana ha condotto un programma (Buono a sapersi, ndr) dedicato al cibo e alle eccellenze gastronomiche della Liguria. Elisa ha un compagno che è anche un mio amico. Sarebbe assurdo non farlo partecipare». E allora si faccia avanti Salvini. Perché Salvini è a Sanremo, mica chissà perché altro.

Tutti pazzi per il nazionalpopolare
Casualità a parte, l’attrazione fatale tra la politica e il festival è antica, appassionata e controversa. I cantanti occhieggiano alla politica nei loro testi, ogni tanto, è roba nota. I politici dal canto loro cercano l’abbraccio con l’Ariston, con l’unica kermesse canora cui sia stata applicata la categoria gramsciana del nazionalpopolare (lo fece Pippo Baudo, ideologo sommo del festival). L’anno scorso, durante la finale, abbiamo visto salire sul palco il ministro della Difesa Roberta Pinotti. Ligure, tessera del Pd, oggi candidata al Senato per il collegio uninominale di Genova. Motivo: raccontare gli sforzi dei militari italiani impegnati nel mondo per le missioni di pace e in Italia per la sicurezza del territorio. Tutto liscio, più o meno. Nulla di paragonabile a quanto accadde al Sanremo 2013, l’unico precedente di Sanremo pre-elettorale della storia recente. L’allora direttore artistico Fabio Fazio dovette vedersela con Silvio Berlusconi che voleva rinviare la kermesse «per non distrarre il pubblico dal dibattito politico» e con la contestazione a Maurizio Crozza nel corso della sua imitazione dello stesso Berlusconi. E poi il blitz a Sanremo 2014 di Beppe Grillo che comprò un biglietto in platea annunciando clamorose azioni di disturbo per denunciare gli sprechi di Mamma Rai, poi si limitò a un duplice comizio tra la piazza e il baretto dell’Ariston. Dopo un’ora era già bello che andato a letto.

Dalle interrogazioni al rap per D’Alema
Antica, antichissima la passione festivaliera dei nostri politici. Quanto la voglia di protagonismo dell’onorevole missino Bruno Spampanato che, nel 1957, osò presentare un’interrogazione al ministro delle Poste e delle comunicazioni per chiedere conto del comportamento di Claudio Villa, «colpevole» di aver rilasciato dichiarazioni polemiche dopo un’esecuzione tecnica tutt’altro che ineccepibile. Il governo deve intervenire sul Festival anche nel 1961: l’allora ministro della Difesa, un certo Giulio Andreotti, su pressioni popolari si vede costretto a sottoscrivere una dispensa speciale per consentire ad Adriano Celentano, all’epoca impegnato con il servizio militare, di esibirsi in concorso con 24mila baci. La politica ama Sanremo, la politica teme Sanremo. Lo si capisce nel 2000, quando Jovanotti esegue in diretta il rap Cancella il debito con il memorabile refrain «Io mi rivolgo a lei/ presidente D’Alema» e l’opposizione di centrodestra insorge, gridando alla violata par condicio. Se ne uscì l’indomani con il contro-rap riparatore di Teo Teocoli in versione Adriano Galliani: «Io mi rivolgo a lei/ presidente Berlusconi/ l’unico a aver vinto cinque Coppe dei Campioni».

La profezia di Rino Formica
Stai a vedere che ha ragione Rino Formica, indimenticabile ministro socialista di innumerevoli governi della Prima Repubblica e fulminante battutista, secondo il quale se vuoi sapere come andranno le elezioni del prossimo 4 marzo devi guardare Sanremo. «La vera sorpresa di queste urne - ha detto Formica al Sussidiario.net - non sarà solamente l’espressione diretta degli elettori, ma anche la loro espressione indiretta. E secondo me la quota dell’astensione sarà pari allo share del Festival». E allora diciamola bene: di Limiti, Mogol, Isola, La voce del silenzio. Canta il popolo italiano.

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