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Due gemme per la città-Stato

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Arte

Due gemme per la città-Stato

  • –Marco Sammicheli

In questi giorni si sta festeggiando il capodanno cinese. Quello che inizia il 16 febbraio 2018 e termina il 4 febbraio 2019 sarà l’anno del cane. Secondo la tradizione astrologica sarà un periodo caratterizzato da buona salute. Una delle costanti propiziatorie dell’undicesima posizione dello zodiaco riguarda i progetti di natura immobiliare e culturale a cui si consiglia di procedere con l’inaugurazione o con attività di forte consolidamento per ottenere maggiore successo. Qui l’oroscopo cinese diventa quasi un elemento di motivazione se non addirittura un piano d’indirizzo. A Hong Kong il calendario di aperture delle grandi opere che caratterizzano le attività culturali di arte, architettura e design sembra attenersi proprio a questo quadro astrale.

C’è attesa per l’M+ che aprirà i battenti al volgere dell’anno del cane, quando nel 2019 il cantiere del museo dedicato alle arti contemporanee affidato allo studio svizzero Herzog & de Meuron finalmente si concluderà. I lavori iniziati nel 2015 hanno avuto un percorso travagliato, sebbene una struttura temporanea abbia garantito in questi anni una programmazione, una sede per costituire e mostrare la collezione e una piattaforma per stringere rapporti con altre istituzioni nazionali e internazionali. Il museo si trova nel West Kowloon Cultural District e avrà tre anime rispettivamente dedicate all’arte, all’architettura e al design. La sezione dedicata all’arte del XX e XXI secolo può contare su importanti contributi: la donazione Uli Sigg - un corpus di opere di artisti cinesi attivi tra gli anni Settanta e gli anni Novanta del Novecento, periodo fondamentale per raccontare la ricerca visiva di diverse generazioni di artisti – contiene lavori di Ding Yi, Ai Wei Wei, Liu Wei e Xu Bing; il fondo di Guan Yi, una raccolta leggendaria tra i collezionisti asiatici, donato nel 2012 e contenente opere realizzate tra il 1979 e il 2005 da Cao Fei, Chen Wenbo, New Measurement Group e altri; infine la generosità del collezionista Hallam Chow e della famiglia Brown che continuano a donare opere di artisti attivi nel sud est asiatico grazie anche alla presenza della fiera Art Basel Hong Kong. Ci sono poi il design e l’architettura, le altre due sezioni portanti del museo M+ che ha scelto di collezionare progetti che interpretassero lo spirito dei tempi nonché la loro evoluzione ma da uno punto di vista geograficamente orientato, quello di Hong Kong appunto. In collezione si trovano modelli, disegni, prodotti di Rocco Yim, di MAD, di Atelier FCJZ come di Frank Lloyd Wright, Shiro Kuramata, Ettore Sottsass, Steven Holl e nendo. Per Aric Chen, curatore del museo per queste sezioni, «è importante concentrarsi sulle storie di design meno note nate in Asia e per quanto riguarda quelle più conosciute daremo una prospettiva, una visione dal contesto cinese. A questo proposito stiamo lavorando a un progetto espositivo dedicato all’architetto sino americano I.M. Pei».

La storia, il patrimonio, le collezioni antiche e contemporanee, così come la volontà di creare un nuovo luogo d’incontro per una comunità sono gli ingredienti al centro di un altro progetto di rigenerazione urbana e sviluppo culturale che si chiama Tai Kwun. Inaugurerà a primavera il centro polifunzionale che nasce dal recupero di un complesso edilizio che ospitava una stazione di polizia, una prigione e un centro giudiziario. Gli architetti autori di questa trasformazione che coinvolge sedici edifici storici nel quartiere di Central sono Herzog & de Meuron, Purcell e Rocco Design Architects Limited. Nelle grandi trasformazioni che la metropoli sta vivendo, il rapporto con la storia non è più trascurabile. Spesso sono l’architettura e il design delle occasioni per includere e contenere le due anime di questa città Stato: l’inclinazione al cambiamento, allo scambio e all’innovazione con le plurali identità dei cinesi che la abitano e dei numerosi stranieri che qui hanno deciso di vivere e lavorare.

A dicembre scorso, durante la XVI edizione della Business of Design Week, il rapporto tra città e culture, tra patrimonio e comunicazione è stato il tema portante e l’Italia è stata il Paese ospite. Progettisti del calibro di Mario Bellini, Michele De Lucchi, Alberto Meda e Mario Trimarchi hanno presentato buone pratiche e valori basati sulla convivenza con la storia e la consapevolezza del presente. Su questo tema si baserà la programmazione 2018 del PMQ, un edificio recentemente recuperato dagli ex Alloggi per i Poliziotti Sposati (PMQ sta per Police Married Quarter): è il polo creativo più attivo della città con attività legate al design, alla moda e al business.

Anche Hong Kong ha dunque connesso la creatività agli affari. Lo ha fatto con operazioni a cavallo tra pubblico e privato che sfruttano la natura ibrida di questa città che continua a essere avamposto e laboratorio. Lo sa bene il gallerista italiano Massimo De Carlo che qui due anni fa ha aperto la terza delle sue quattro sedi. «Abbiamo aperto la galleria perché ci consente di entrare in un mercato in continuo sviluppo. I riscontri sono stati da subito positivi e abbiamo chiuso il 2016-2017 in utile. Hong Kong è il posto ideale per aprire una galleria perché è un centro cosmopolita, senza problemi burocratici, che ci permette di rafforzare e creare contatti con nuovi collezionisti. Nel farlo abbiamo anticipato anche gallerie come David Zwirner e Hauser and Wirth». A Hong Kong l’anno del cane è all’insegna della cultura con non poche incursioni italiane.

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