Domenica

La Deneuve affonda Giletti nella mancata intervista a «Non è…

figuracce in tv

La Deneuve affonda Giletti nella mancata intervista a «Non è l’Arena»

Ci sono interviste che già dal promo su La 7 si preannunciano come un successo garantito, tanto più se sulla scia di uno degli scandali mediatici del momento, il caso Weinstein. «Lasciamo agli uomini la libertà di importunarci» ha scritto in una contestata lettera Catherine Deneuve. E il “Non è l’Arena” di Massimo Giletti non si è lasciato sfuggire l’occasione dell’ospite del momento. Ma guai a chi intervista quando, seduta di fronte a te, da pari a pari si direbbe se non suonasse quasi blasfemo e pretenzioso, hai la più tosta fra le divine “anti-dive”.

Dopo l’omaggio floreale del Ginkgo Biloba, «la sua pianta preferita» la signora del cinema francese subito precisa: «Non sono una diva, faccio la spesa, ma non capisco mai questa domanda. Vado al cinema, vado nei musei. In Europa non c’è la diva, questa è una creazione degli studios americani. In Francia chi si sa proteggere un po’, come faccio io, può vivere normalmente. Ho cominciato giovanissima a fare cinema e ho capito abbastanza giovane come si possa fare per vivere in un modo un po’ privato. Fuori dal palcoscenico».

Catherine Deneuve: «Non sono una diva, faccio una vita normale»

Queste sue parole già spiazzano il conduttore Giletti, che reduce dal facile “strappazzamento” di Pippo Civati si ritrova, e ne è evidentemente affascinato - in maniera fin troppo esibita - una pantera di nero vestita dagli artigli acuminati. Perché il Giletti ha in mente una sola domanda, quella che gli farà fare il botto di ascolto e rilanci mediatici. Deve quindi assolutamente chiedere a Catherine Deneuve della sua lettera sul caso Weinstein.

«Ho preso posizione alcune volte su materie d’impegno», ricorda lei. «Ma mi tengo lontana dalle polemiche politiche come attrice», lo charme degli attori non dovrebbe influenzare la politica preciserà poi. «Si, certo, ho preso parte alla battaglia per l’ avortement... (e qui il nostro intervistatore, che ogni tanto si picca di accennare parole in francese, stenta a capire, qualcuno in studio suggerisce la parola aborto...ndr).

«Lei ha scritto una lettera ripresa da Le Monde sul caso Weinstein», prosegue impavido il Giletti. Al che lei algida, come la suprema e indimenticabile Séverine di Belle de jour colpisce mortalmente il quadretto in copione: «Io non entro più in questa polemica sul caso Weinstein. Ho risposto su Liberation e non faccio più commenti perché oggi tutto quel che si dice in radio e tv si può prendere e far uscire e usare qualcosa dell’intervista in un altro modo mettendola su internet. La cosa più importante è di fermarsi in un certo momento, non ci si può più fidare, solo scrivere. Non voglio entrare più in questa polemica perché tutto quello che si dice in TV può essere estrapolato e manipolato». Affondato il pugnale, la grande artista ha anche assicurato coi fiocchi una lezione di comunicazione ai telespettatori.

Catherine Deneuve e la lettera dopo il caso Weinstein: «Non entro più in questa polemica»

Al che il conduttore dallo charme di provincia, strizzati gli occhietti a pernice e accusato il colpo ferale, tenta il rilancio. Le fa vedere il video “omaggio” in cui Berlusconi dice che sullo scandalo molestie Deneuve «ha detto cose sante». «Non sono d’accordo, non mi piace» taglia corto lei già prima di vedere il video.
Giletti è già steso in un ko irrimediabile. Ma non si arrende.

«Dove ha incontrato Marcello Mastroianni? Le è piaciuto subito». Lei ride, si piega sulle ginocchia e resta stupita e infastidita, molto infastidita. La sua domanda epocale ottiene la risposta che segue. «Lo conoscevo senza conoscerlo. lo ho incontrato in aeroporto per un film».

«Quando ha capito che fra voi ci poteva essere qualcosa di importante», prosegue indomito Giletti. «Non sono cose che discuto in pubblico, sono cose private». Più tranchant e chiara di così!

A questo punto il telespettatore vorrebbe solo complimentarsi con l’attrice per la sua fermezza. Prova allora Giletti a buttarla su uno dei cavalli di battaglia del suo programma. Il problema europeo dell’immigrazione. Ma anche qui la Deneuve pone l’alt. Un muro. «Temi europei troppo importanti per parlarne in tv».

Non c’è scampo, si resta stregati dalla sua verve polemica e fermezza. Lei è sempre bellissima, il suo fascino non arretra, anche se spiega, in una vecchia intervista dove è semplicemente super-chic al fianco di Giulio Andreotti che «dei politici quel che le interessa è il contenuto e la sostanza non le apparenze o il fascino». Chapeau, per averlo detto con la grazia di sempre nella patria delle apparenze politiche!

Giletti abbozza, deglutisce amaro e protesta prima: «Ma insomma lei ho capito del razzismo non mi parla, non parla della sua lettera, non parla di Mastroianni», dunque vira sul porto che gli appare più sicuro per evitare la débâcle totale. «Dunque le chiedo del suo ruolo di madre allora». Ma anche qui senza ricavare troppa sostanza. «Una madre forse un po’ troppo giovane per il mio primo figlio. Una madre un po’ troppo dura, severa, ero troppo giovane, non avevo vent’anni, lo ho educato giovane e da sola. È stato differente con mia figlia», concede, svogliata. Tutto già noto.

Insomma per Giletti è stata una Sedan, una Caporetto, una Waterloo dell’intervista. Anzi di più, una conversazione televisiva da manuale di come non si dovrebbero fare le interviste. Perché Giletti ha commesso errori fondamentali. Per prima cosa ha tentato di compiacere l’ospite già - e meritatamente - applauditissima. Poi si è a lungo pavoneggiato sulle sue vacanze di giovane diciasettenne in quel di Calvi in Corsica quando vide la Deneuve così «affascinante e sorridente su uno scoglio in compagnia di amici». Qui il virile provincialismo italiano lo si potrebbe anche perdonare come endemico, come pure il poco cortese riferimento alle età, se non fosse che poi lo stesso, pavoneggiandosi a grande conquistatore, ha pure ricordato i suoi trascorsi con una fidanzata attrice e le sue preoccupazioni su come lei baciava sul set perfino «uno scimpanzé».

E qui è arrivata l’unica vera domanda di questa mancata intervista di un presentatore che si definisce giornalista e che non si capisce se lo sia ancora (ma la cosa non rileva neppure visto lo stato della categoria, ndr). La Deneuve che il filosofo BHL ha osannato con quel suo si dovrebbe spiegare «alle femministe patentate che Catherine Deneuve, con i suoi film, ha allentato il giogo delle donne più di quanto esse non riusciranno mai a fare con i loro dibattiti collerici e gli inviti alla delazione» tira fuori le unghie. «E come è finita?» Chiede lei beffarda? A Giletti non resta che mostrare orgoglioso le mani, senza fede, «non mi sono mai sposato» precisa. Però, quando è l’intervistatore a occupare gli spazi dell’intervistato, già siamo all’opera mancata. Deneuve non commenta.

Questa a “Non è l’Arena” non era un’intervista, è acclarato. Certo non si pretendeva di avere la Fallaci a far domande, ma una oramai si pone spontanea: Cosa ci fa “Non è l’Arena” nel palinsesto di La 7? A vedere cose simili si rimpiange perfino il microfono con compiacente sorriso incorporato di Fabio Fazio o le intemerate graffianti di smalto e flambé di Barbara D’Urso. Dottor Cairo, lei che descrivono sempre così attento, ci dica, quanto le è costata questa occasione mancata?

Ps: La Deneuve, ça va sans dire, resta la signora di sempre. Informale, elegante e bellissima come le francesi doc. A guardarla verrebbe da dire grazie, nulla del suo fascino è cambiato dal suo fatidico e incantatore «Oui, je suis Catherine Deneuve».

stefano.biolchini@ilsole24ore.com

© Riproduzione riservata