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Berlino: la strage di Utøya raccontata in un film scioccante

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Berlino: la strage di Utøya raccontata in un film scioccante

«U – July 22» di Erik Poppe
«U – July 22» di Erik Poppe

Un film norvegese scuote il Festival di Berlino: è stato presentato in concorso «U – July 22» di Erik Poppe, lungometraggio che racconta la strage di Utøya, avvenuta il 22 luglio del 2011.

In quel giorno ci furono due attacchi terroristici coordinati: il primo consistette nell'esplosione di un'autobomba nel centro di Oslo, il secondo avvenne meno di due ore dopo sull'isola di Utøya, dove l'attentatore Anders Breivik uccise 69 persone e ne ferì altre 110. Fu l'atto più violento avvenuto in Norvegia dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

La protagonista del film è Kaja, una dei circa 500 ragazzi che si trovavano a Utøya in quei giorni per un campus estivo.

L'attacco sull'isola durò 72 minuti e il regista ce lo mostra con un unico piano-sequenza girato con videocamera a mano: non si tratta però di un semplice esercizio di stile, nonostante le enormi difficoltà tecniche, ma di una scelta che fa entrare ancor più prepotentemente lo spettatore nell'inferno che si è creato sull'isola. Seguendo in maniera ravvicinata Kaja e gli altri ragazzi che cercano di fuggire dagli spari, la regia contribuisce a rendere «U – July 22» un prodotto scioccante e, a tratti, anche sconvolgente, capace di rappresentare con forza e lucidità sul grande schermo una delle pagine più oscure della recente storia europea.

Saggiamente, il volto dell'attentatore non si vede mai, come fosse una minaccia invisibile pronta a colpire in qualsiasi momento, e anche questa scelta concorre a rendere la visione ancor più terrificante.

È notevole anche la conclusione di questo film di cui si parlerà molto e che speriamo di vedere presto nelle nostre sale.

Meno rilevante ma comunque riuscito è «3 Days in Quiberon» di Emily Atef, secondo titolo tedesco presentato in concorso dopo l'ottimo «Transit» di Christian Petzold.

Il film è ambientato nel 1981 a Quiberon, in un momento in cui la celebre attrice Romy Schneider concesse un'intervista al settimanale Stern. La diva austriaca stava passando un periodo segnato dalla dipendenza dall'alcol e dalla depressione, oltre che da altre forme di debolezza che rivelò al giornalista Michael Jürgs.

«3 Days in Quiberon», di Emily Atef

Sono celebri le fotografie in bianco e nero che Robert Lebeck fece alla Schneider in quei giorni e, in maniera coerente con quanto viene raccontato, la regista tedesca Emily Atef opta per un bianco e nero raffinato, capace di dare un valore aggiunto all'operazione.

La durata è forse eccessiva e c'è più di un momento ridondante, ma l'operazione è sentita ed emozionante, in grado di mettere a nudo le fragilità della Schneider e il cinismo dell'intervistatore che la manipola a suo piacimento.

Da segnalare la potente prova di Marie Bäumer, straordinariamente intensa e davvero somigliante all'attrice divenuta celebre per aver interpretato più volte la Principessa Sissi.

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