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Re e imperatori appesi al cielo

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medioevo e astrologia

Re e imperatori appesi al cielo

Castel Del Monte. Il cielo a forma di ottagono visto dal cortile interno di Castel Del Monte, la fortezza fatta costruire nel XIII secolo sull’altopiano delle Murge  dall’imperatore Federico II. Federico II aveva piena fiducia nelle tecniche  divinatorie. Il suo astrologo ufficiale fu Michele Scoto
Castel Del Monte. Il cielo a forma di ottagono visto dal cortile interno di Castel Del Monte, la fortezza fatta costruire nel XIII secolo sull’altopiano delle Murge dall’imperatore Federico II. Federico II aveva piena fiducia nelle tecniche divinatorie. Il suo astrologo ufficiale fu Michele Scoto

Nella medievistica internazionale la Sismel (Società Internazionale per lo Studio del Medioevo Latino) ha da decenni conquistato una posizione di primo piano – forse la più eminente – non solo per le grandi collezioni come l’Edizione Nazionale dei testi Mediolatini o gli strumenti e studi di Millennio Medievale, ma anche per avere imposto all’attenzione dei medievisti temi e problemi che erano rimasti tradizionalmente marginali nella ricerca storiografica sul Medioevo, prevalentemente interessata a una storia politica e istituzionale: temi come il corpo e i sensi, i rituali di magia e di demonologia, i concetti di materia e di natura, il silenzio e l’armonia, hanno trovato – soprattutto nella collezione Micrologus – uno spazio nuovo, offrendo della civiltà medievale un quadro assai più mosso di quello rispecchiato da una stanca manualistica o un’antica tradizione accademica.

Si colloca in questa prospettiva il recente volume dedicato alla presenza e importanza dell’astrologia, delle tecniche divinatorie, della magia nelle corti laiche ed ecclesiastiche, da Federico II a Rodolfo II, ossia dal XIII al XVII secolo. In questi ambienti è soprattutto l’astrologia ad assumere una posizione di particolare rilievo e la figura dell’astrologo diviene centrale.

Ovviamente per comprendere l’importanza assunta dall’astrologo nelle corti ci si dovrà liberare dal giudizio superficiale e liquidatorio espresso ancora oggi da molti storici, esser l’astrologia una ”credenza superstiziosa”: perché essa invece fu a pieno titolo scienza, anzi vertice di tutte le scienze naturali in quanto ne offriva il principio fondamentale, essere i cieli le cause di ogni movimento nel mondo sublunare dei quattro elementi. Quando si dice “moto” non si indica solo l’alternanza delle stagioni o delle differenze climatiche, ma tutte le realtà naturali nei loro mutamenti e movimenti, compreso il corpo dell’uomo, costituzione fisica, l’equilibrio dei quattro umori, quindi i temperamenti, i comportamenti; ovunque entri la fisicità dell’uomo – tanto come individuo quanto come collettività – i corpi celesti sono cause universali e essenziali. «Nessun uomo colto potrebbe mettere in dubbio – scrive Tommaso d'Aquino al generale dei domenicani – che tutti i moti naturali dei corpi inferiori siano causati dal moto dei corpi celesti», sicché, prosegue, il fabbro non potrebbe muovere il braccio e battere con il martello se i cieli si fermassero; infatti l’anima razionale, pure essendo libera, non potrebbe mettere in moto il proprio corpo senza il moto dei cieli che ne sono la causa.

Questa dottrina scientifica è comune a tutta la cultura medievale nell’Occidente latino dopo il trionfale ingresso della scienza greca e araba, dal secolo XII, quando lo statuto scientifico dell’astrologia è rigorosamente definito. La libertà del volere – essendo l’anima razionale spirituale e non corporea – non è sottoposta ai cieli, ma è di fatto condizionata dalla struttura fisica dell’organismo corporeo le cui passioni, tendenze, caratteri sono determinati dai cieli; sicché torna costante il detto – attribuito a Tolomeo – che «il sapiente dominerà le stelle», cioè solo i pochi capaci di dominare con la ragione le passioni sono liberi.

Ancora una volta Tommaso d’Aquino scrive: «Benché i corpi celesti non possano agire direttamente sulla parte intellettiva dell’anima [...] i più tuttavia seguono l’impeto delle passioni e le inclinazioni corporee sulle quali è manifesto ch hanno efficacia i corpi celesti; è infatti solo dei sapienti, il cui numero è piccolo, resistere con la ragione a siffatte passioni; la moltitudine in genere segue le inclinazioni naturali perché la maggioranza degli uomini soggiace alle passioni».

Questi dunque i fondamenti dell’astrologia: naturale quindi l’importanza dell’oroscopo – la figura celeste in un determinato momento – non solo alla nascita, ma in occasione di ogni decisione di rilievo, come intraprendere un viaggio, fondare una città, condurre una guerra. A corte l’astrologo assume la funzione di consigliere, come il medico, e comunque a un astrologo autorevole si rivolge – se ne ha la possibilità – chi debba assumere decisioni importanti.

Dell’astrologia, cui si intrecciano altre discipline dallo statuto spesso ambiguo e sospetto, dall’alchimia alla magia, alle varie tecniche divinatorie, il volume mette bene in evidenza come la loro presenza sia attestata anche dalle biblioteche raccolte a corte per opera di alcuni regnanti: come Federico II promotore di traduzioni di testi scientifici greci e arabi, protettore di Michele Scoto, suo astrologo, autore di un importante testo, il Liber introductorius di cui si annuncia imminente l’edizione presso la SISMEL; o come Alfonso X il saggio, re di Castiglia, che promuove la traduzione in castigliano e di qui in latino, di Picatrix, forse il più grande manuale arabo di magia; papa Urbano IV – promotore di studi naturali – farà comporre da Campano di Novara una Theorica planetarum; ancora un re d’Aragona, Pietro IV, raccoglierà una biblioteca di scienze naturali ricca di testi astrologici. Così via in tutto il Rinascimento, dalla corte di Mattia Corvino re d'Ungheria – rex et astrologus – a quella di Rodolfo II a Praga, raccoglitore di mirabilia, protettore di grandi astronomi e astrologi come Tycho Brahe e Kepler, autore quest’ultimo di molti importanti oroscopi fortemente legati all’attualità politica con riferimento a personaggi ed eventi contemporanei. Giacché sempre forte è il legame dell’astrologia con la vita politica, per gli oroscopi dei principi, per i destini di popoli. Non a caso, indirizzandosi a papa Clemente IV, Ruggero Bacone indica la previsione astrologica come essenziale per il governo dei popoli, per la riforma della Chiesa, per la lotta contro l’Anticristo, e il cardinale Pietro d’Ailly proporrà l'astrologia come un’ermeneutica storica, una «teologia naturale» parallela e corrispondente alla storia sacra.

Volume dunque ricco e molto utile per comprendere il significato storico dell'astrologia come scienza e la sua influenza fino a quando altri paradigmi scientifici verranno prevalendo.

De Frédéric II à Rodolphe II. Astrologie, divination et magie dans les cours (XIIIe-XVIIe siècle). Textes réunis par Jean-Patrice Boudet, Martine Ostorero et Agostino Paravicini Bagliani, Sismel, Edizioni del Galluzzo, Firenze, pagg. XXII-432, € 68,00

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