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L'astrattismo lirico Griffa

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L'astrattismo lirico Griffa

Un continuo divenire: il titolo della prima mostra personale dedicata a Giorgio Griffa in Gran Bretagna riflette la convinzione dell'artista italiano che ogni quadro sia una tappa di un lungo percorso, un capitolo di un libro infinito, un frammento di un'opera che non può mai essere completata.
La mostra “A continuous becoming”, al Camden Arts Centre, traccia il percorso narrativo dell'opera di Griffa e rivela le costanti della sua ispirazione. L'arte, così come la poesia e la musica, ha un ritmo. I suoi quadri astratti, essenziali, dalle forme geometriche ripetitive ma precise come note, possono essere letti come spartiti musicali. L'artista, che ha collaborato alla mostra londinese, ha anche preparato una colonna sonora ideale per accompagnare il visitatore, dominata da Mozart e Handel.
“Se la pittura rappresenta se stessa, allora il pittore può rappresentare la musica e la poesia,” ha detto Griffa. Non si tratta di una retrospettiva ma di una mostra viva, con oltre sessanta opere che riflettono l'evoluzione dell'arte di Griffa nei suoi cinquant'anni di attività, sottolineano il senso di continuità tra i quadri del passato e quelli di oggi e indicano che questo iter personalissimo e coerente continuerà nel futuro.

Griffa ricorda che, quando aveva 14 anni, decise che l'astrattismo era la sua strada dopo avere visto un quadro di Mondrian: “La pittura tradizionale non faceva per me”.
La prima sala della mostra parte dai suoi inizi negli anni Sessanta quando fece il suo debutto nel movimento Arte Povera. Le tele – dipinte per terra, intrise di pittura - sono appese direttamente al muro con chiodi, senza cornici e senza vetro, e fluttuano delicatamente al passaggio delle persone. Hanno volutamente un aspetto incompiuto, con grandi spazi lasciati alla tela grezza e le pieghe visibili di quando sono state ripiegate.
Il mezzo preferito di Griffa sono le pitture acriliche, tempere e acquarelli che, dice, sono più mutevoli e riflettono la luce meglio dei colori ad olio. Il colore, applicato con pennelli ma anche palette e spugne, è a volte opaco e a volte brillante, talvolta denso e talvolta liquido, diventato parte integrante della tela che a seconda della sua consistenza lo assorbe, lo respinge, lo enfatizza, lo modifica.
“Griffa crede nell'intelligenza della materia, - spiega Martin Clark, direttore della mostra e del Camden Arts Centre. – Il suo è un approccio minimalista, quasi primordiale, che riporta la pittura ai suoi elementi essenziali: la tela grezza, il colore e la pennellata”.
Un'altra sala della mostra presenta opere più recenti dal progetto Canone aureo, ispirato al concetto matematico della sezione aurea, o costante di Fidia, un ideale di armonia di proporzioni che da secoli affascina filosofi, scienziati, architetti e artisti e che Griffa esplora da tempo. Il numero 1.618….. con diversi decimali è dipinto sulla tela accanto a linee e segni colorati, sequenze numeriche e cromatiche che indicano il mistero della conoscenza, lo spazio ignoto, quel sapere infinito che la ragione umana non potrà mai completamente afferrare o possedere.
L'artista torinese è già apprezzato in Gran Bretagna e Tate Modern ha acquistato una sua opera, ma questa curatissima mostra – realizzata con la collaborazione dell'Istituto di cultura italiano - permetterà a tanti londinesi di scoprire l'astrattismo lirico e la voce unica di Griffa – quella che lui definisce “un'arte di arabeschi, fuori dal tempo lineare.”.
A Continuous becoming
Fino all'8 aprile 2018
Camden Arts Centre, Londra
www.camdenartscentre.org

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