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Templari, da cavalieri a banchieri

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Storia

Templari, da cavalieri a banchieri

Miniatura tratta dal «Book  of Revelation»  di San Giovanni (Inghilterra, 1310-1325) con Cristo  che guida i cavalieri alla Prima Crociata
Miniatura tratta dal «Book of Revelation» di San Giovanni (Inghilterra, 1310-1325) con Cristo che guida i cavalieri alla Prima Crociata

Henry Walton Jones junior, più noto come Indiana, incontra l’ultimo dei Templari a custodia del Sacro Graal, nel corso dell’Ultima crociata (1989). I Templari non custodivano alcun Graal, né potevano sopravvivere settecento anni in attesa di Indiana Jones: questa è una delle più innocenti riprese del “neo-templarismo”, di quella passione per l’Ordine del Tempio, che non è durato nemmeno due secoli ma infiamma ancora leggende e credenze. Quest’anno si compiono novecento anni dalla probabile data di fondazione dell’Ordine, almeno dal momento in cui un gruppo di religiosi, a Gerusalemme, ha ricevuto dal re latino Baldovino II la moschea di al-Aqsa, a sua volta costruita dove si trovava il tempio di Salomone. Si mescolano tante culture e problematiche già nel sorgere dei Templari, è il momento di cercare un poco di chiarezza.

I materiali non mancano, diversi studiosi, soprattutto italiani, hanno dedicato studi sia specialistici che divulgativi, scoprendo anche recentemente nuovi documenti (vedi box qui sotto). Il tempo è quello della prima crociata, 1096-99, l’unica coronata dal successo, da cui si originò il regno latino di Gerusalemme. La vittoria degli occidentali fu permessa anche dalla rivalità tra i due califfi del Cairo e di Baghdad, uno sciita e l’altro sunnita, oltre che dall’entusiasmo di circa diecimila cristiani decisi a purificarsi dai peccati con la morte propria o del nemico, il risultato era sempre positivo chiunque morisse. Pochi, abbienti, conquistarono in senso proprio quelle terre di Palestina, la maggior parte dei sopravvissuti tornò in Europa. A custodire la Terra Santa rimasero sparuti gruppi di cavalieri: gli Ospitalieri di San Giovanni (oggi il Sovrano Militare Ordine di Malta), dediti ai poveri e ai malati, e il gruppo riunito da Ugo de Paganis o Payens, i Templari. Per spiegarne il nome, si deve ricordare che la poca dimestichezza con le Scritture aveva portato i Crociati a individuare nelle due moschee della spianata il luogo dei due templi, quello di Salomone e quello, detto Templum Domini, poi ricostruito nel primo secolo a.C. e frequentato dallo stesso Cristo. Naturalmente i due siti avrebbero dovuto sovrapporsi, ma così piacque ai latini e al loro re, che consegnò a Ugo la grande moschea “salomonica” (quella con la cupola argentea, per capirci). Lì si organizzarono i cavalieri, che esprimevano voti perenni di castità, povertà, obbedienza, nonché di lotta contro i nemici di Dio e conducevano vita comune come tutti i monaci. Alcuni, pochi, erano chierici, la maggior parte laici, divisi in milites e “sergenti”, si facevano chiamare pauperes milites Christi et Salomonici Templi, il loro fine era difendere i pellegrini che visitavano i luoghi santi.

Indubbiamente l’Ordine, che il 23 gennaio 1120 fu riconosciuto ufficialmente, sembrava ricco di contraddizioni: i templari erano poveri personalmente, ma divennero presto molto ricchi come istituzione, grazie a lasciti testamentari e donazioni. Vivevano la carità cristiana, ma si impegnavano a combattere senza pietà il nemico. Due abili mosse che noi oggi diremmo mass-mediologiche consentirono la diffusione e la sopravvivenza dei milites. La prima fu l’adesione di qualche importante nobile, come per esempio Ugo conte di Champagne, una sorta di garanzia della bontà dell’impresa. La seconda, geniale, fu la laude di Bernardo di Chiaravalle, inflessibile coscienza dottrinale e mistica del dodicesimo secolo. Bernardo trasportò il senso dell’Ordine sul piano allegorico: così come Nazareth e Betlemme sono da intendersi come luoghi di nascita e rinascita dell’anima, allo stesso modo i Templari avrebbero combattuto contro uomini che erano figure del male. Nell’uccidere un infedele, avrebbero colpito il Male assoluto. Le parole di Bernardo aprirono le porte dei Templari a moltissime adesioni, anche quando l’Islam riprese Gerusalemme e l’Ordine dovette trasferirsi ad Acri, per poi spostarsi a Cipro (perché le successive Crociate non andarono tanto bene, e alla fine del XIII secolo ormai il regno latino non esisteva più). In Europa avevano decine di chiese e castelli, preferiti ai conventi perché più adatti a dei cavalieri.

Ma che cosa facevano i Templari lontani dalla Terra Santa? Da dove, tra l’altro, a loro non conveniva farsi trovare, perché come prigionieri non valevano nulla agli occhi per esempio del Saladino: nessuno avrebbe pagato un riscatto per loro, mai avrebbero smesso di combattere per la loro fede, tanto valeva ucciderli, come accadde dopo la battaglia di Hattin, nel 1187, quando i soldati musulmani furono invitati a decapitarli, e alcuni si mostrarono più abili di altri. Quindi, tutti in Europa. A fare i contadini, ma anche ad affittare terre e immobili, e soprattutto a fare i banchieri. Furono i primi in assoluto: avendo case dappertutto, consentivano di trasportare denaro senza in verità spostare casse di oro e d’argento, con tutti i rischi che ogni viaggio comportava. Le casse dell’Ordine versavano il dovuto al posto del committente, iniziando quella virtualizzazione del denaro che oggi si è compiuta nel mondo della finanza. Gli interessi, proibiti dalla Chiesa, erano camuffati nel cambio delle valute, anche il re di Francia affidò il suo tesoro ai Templari, che ormai non combattevano più (non potevano attaccare i cristiani, nemmeno se Catari, come gli Albigesi) e si occupavano della gestione degli ingenti beni. Essere sepolti in una chiesa dei Templari era una sorta di garanzia, con una buona donazione ci si garantiva preghiere per la salvezza della propria anima. Quanto a queste chiese, poi, anche se costruite e non soltanto prese in consegna dai Templari, bisogna che si sfati ogni invenzione sulla simbologia. Tutte le storie riportate, per esempio, nel Codice da Vinci oltre che in infiniti altri romanzi di dubbio valore, sono invenzioni posteriori, di chi ha voluto forzosamente connettere Pitagora e la massoneria, i Templari e i Catari, l’Orfismo e la Carboneria e così in avanti. Attrae, sicuramente, pensare di poter organizzare tutta la storia dell’umanità tramite segni e simboli e comportamenti, ma per fortuna ogni vita e ogni storia è talmente complessa da sfuggire a ogni schema.

Certo, i Templari faticavano a essere compresi, già ai loro tempi. Non erano riusciti, come cavalieri, a tenersi la Terra Santa, l’Islam li aveva schiacciati e costretti a tornare a casa, dove in pratica gestivano ricchezze, altro che vita monacale, si poteva pensare. Magari invece vivevano la loro povertà, castità, obbedienza in prima persona e si limitavano a spostare denari altrui e governare i beni dell’Ordine. Ma l’impressione era negativa, e alcuni fatti contribuirono a renderla pessima. Uno era stato il loro rifiuto a battezzare e liberare i prigionieri che avessero voluto convertirsi: non volevano perdere manodopera gratuita. Un altro, anni dopo, coincise con l’inizio della “cattività avignonese” del papato. Un priore templare, Esquieu de Floyran, accusò, davanti a Giacomo II di Aragona, i confratelli di eresia, idolatria, sodomia (anche su questo personaggio ci sono romanzi, e in effetti la figura è inquietante). Ottenne denaro, la cosa sembrò finire lì, ma invece fu l’inizio della fine, perché Filippo IV detto il Bello, re di Francia, mise al lavoro contro i Templari il temibile Guglielmo di Nogaret, già responsabile dello “schiaffo di Anagni” e già pronto con una serie di accuse confezionate, in precedenza rivolte a Bonifacio VIII, poi usate contro l’Ordine. I fatti si susseguono ora come in un film di spionaggio e controspionaggio. Il papa Clemente V, da Avignone, quindi in balìa del re di Francia, promuove un’inchiesta. Filippo sa che l’indagine potrebbe essere condotta onestamente e quindi scagionare i Templari dalle accuse, che diventano sempre più concrete: i novizi sarebbero accolti con atti osceni, si adorerebbe Baphometto (storpiatura del Profeta Maometto), nonché gatti e teste con tre facce, si sputerebbe sulla croce, si eserciterebbe la sodomia con metodo, per fuggire alla corruzione del corpo femminile eccetera. In segreto Filippo organizza una vera e propria retata, il 13 ottobre del 1307, catturando tutti i Templari in terra di Francia. Il resto è presto detto: interrogatori, torture, quasi tutti confessano i reati di cui sono accusati.

Ma perché? C’è chi dice che forse qualche deviato c’era. Chi sottolinea magari il senso goliardico di scherzi coi novizi. L’unica certezza è che i beni dei Templari, lungi dall’andare alla Chiesa, come richiesto da un papa privo di autorevolezza, vanno a Filippo. Nel 1312 l’Ordine non fu condannato ma sciolto, i Templari superstiti destinati all’ergastolo. E qui ci fu il colpo d’ala: la pena di morte era prevista solo per i relapsi, coloro che ritrattavano dopo aver confessato. Il gran Maestro Giacomo di Molay e il precettore di Normandia Goffredo di Charnay ritrattarono e furono condannati al rogo subito, sulla riva destra della Senna, davanti ai giardini del Louvre. Era il 18 marzo 1314. Dopo un paio di secoli di relativo silenzio, queste morti e tutta la vicenda divennero leggendarie. Si dice che il boia che decapitò Luigi XVI, nel 1793, gli abbia sussurrato di agire per conto di Giacomo di Molay. Il quale, tra l’altro, si dice che avrebbe maledetto sul rogo il Papa e il Re: entrambi morirono entro l’anno, nonostante l’età relativamente giovane. Si dice anche che l’Ordine del Tempio non sia mai stato interrotto, che siano sempre vissuti Gran Maestri segreti, che la massoneria ne sia il prosieguo, in ossequio di una Chiesa giovannea e non più petrina, fondata sui segreti consegnati a Giovanni (ma non era la Maddalena la figura coi capelli lunghi del Cenacolo di Leonardo?) piuttosto che sull’autorità di Pietro. Templi (come quello che nel 1994 decretò la morte di 53 seguaci del Tempio del Sole), Maestri (come i nuovi nobili fatti da Napoleone o quelli delle logge segrete), Indiana Jones non si stupisce di niente, trova il Graal e dà il via a un’altra messe di cavalieri, eroi, segreti, e pazienza per la Storia.

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