Domenica

Le figlie e la centralità del padre

  • Abbonati
  • Accedi
il saggio di MARIA SERENA SAPEGNO

Le figlie e la centralità del padre

Potente. Una scena da «Cime tempestose»,  il film (1939) tratto dall’omonimo romanzo di Emily Brontë, con protagonisti Laurence Olivier  e Merle Oberon
Potente. Una scena da «Cime tempestose», il film (1939) tratto dall’omonimo romanzo di Emily Brontë, con protagonisti Laurence Olivier e Merle Oberon

Padri autoritari, padri che occupano lo spazio delle madri (assenti perché morte o perché poco influenti nella vita familiare), padri amatissimi o tollerati, padri contro i quali ribellarsi e dalla cui ingombrante personalità, infine, liberarsi: il saggio di Maria Serena Sapegno, Figlie del padre, mette a tema un topos della letteratura occidentale, ne ripercorre i momenti cruciali guidando il lettore dalle origini fino al Roth di Pastorale americana.

In parallelo emerge, attraverso la produzione letteraria di scrittori e, da un certo punto in poi, anche e soprattutto di autrici, il cammino delle donne verso l’affermazione della propria personalità, della propria voce, della necessità di emanciparsi pur non sempre riuscendoci (Sapegno insegna Letteratura italiana ma anche Studi di genere alla Sapienza). Un libro dunque importante per quanto mette in campo e per la capacità di farlo in modo godibile senza rinunciare a un’indagine completa.

Si entra nel vivo con le protagoniste della tragedia greca, da Ifigenia che si prostra alla volontà del venerato padre Agamennone il quale ne decreta la morte per salvare la Grecia (quante volte abbiamo incontrato la ragione di Stato cui si sacrifica il resto?) alla ribelle Antigone che sfida invece il potere patriarcale – in questo caso del re Creonte - seppellendo il fratello, e poi si suicida per non finire i suoi giorni sepolta viva.

Sono intense e urticanti le pagine sull’incesto di Mirra - figlia innamorata del padre Cinira, re di Cipro - nel X libro delle Metamorfosi di Ovidio. Un legame portato alle estreme conseguenze, con la protagonista che fugge lontano, partorisce Adone quando è già trasformata in un albero dal cui tronco sgorgano lacrime profumate: la mirra, appunto. L’incesto sarà un tema ricorrente nei secoli, a marcare l’ambivalenza del rapporto padri/figlie, ma non verrà mai più narrato con altrettanta libertà e schiettezza, grazie all’iniziale presa di distanza dell’autore («Se è un delitto odiare il padre, questo amore è delitto peggiore dell’odio») e soprattutto grazie alla potenza della poesia.

«Forse anche perché lui stesso padre di due figlie, personaggi di figlie sono presenti in ben ventuno delle sue opere», spesso in situazioni conflittuali: Maria Serena Sapegno parla di Shakespeare, che segna l'avvento della modernità. Si sofferma per esempio su Cordelia, la più piccola delle figlie di re Lear e prediletta, dalla quale il sovrano pretende una dichiarazione d’amore pubblica e senza limiti. Il rifiuto scatena la furia del padre, che caccia il conte di Kent levatosi in difesa della sventurata e disereda la figlia. L’epilogo sarà tragico, con la morte di entrambi. Gli eccessi della figura paterna, il coraggio di Cordelia che non soggiace alla sua autorità segnano però un salto di qualità.

L’humus culturale dell’Illuminismo, con la critica del potere assoluto, della religione rivelata, della disuguaglianza sociale, è propizio a un cambiamento forte anche rispetto all’idea di autorità. «Protagonisti importanti, sul piano della riflessione collettiva, sono certamente il nuovo teatro e il nuovo genere del romanzo: con la loro dimensione “popolare”, contribuiscono in modo decisivo alla costruzione della moderna soggettività, all’elaborazione di un nuovo discorso sulla famiglia»: è così che Sapegno introduce Metastasio e Goldoni, Diderot e Alfieri, Rousseau e Antonio Piazza. Per arrivare a quella svolta considerata da Virginia Woolf in Una stanza tutta per sé «di maggiore importanza delle Crociate: sul finire del Settecento la donna del ceto medio cominciò a scrivere». È il caso dell’inglese Fanny Burney, i cui romanzi hanno per protagonista giovani donne dal percorso di formazione avventuroso. E, naturalmente, di Jane Austen, grande ammiratrice proprio della Burney. La rivoluzione di Orgoglio e pregiudizio risiede in diversi elementi, dal disinteresse del padre di Lizzy per l’aspetto economico del matrimonio - gli premono invece la felicità della figlia e il rispetto del marito - al fatto che Lizzy prenda l’iniziativa con il partner nello sbloccare la loro situazione e spiegargli che tipo di donna sia. Come sottolinea Sapegno, siamo al romanzo moderno, che in pieno Ottocento regalerà molto altro: «Al secolo del romanzo - ricorda l’autrice - le donne arrivano preparate. Sono una parte assai significativa del pubblico che legge in tutta Europa».

Sulla scena compaiono le sorelle Charlotte ed Emily Brontë, loro stesse orfane di madre. In Cime tempestose (1847), Emily disegna la figura di Catherine, del tutto nuova nel suo anelito di libertà, cresciuta selvatica in mezzo alla brughiera, accanto all’altrettanto selvatico Heathcliff portato lì dal padre, per finire però in una vita adulta fatta di regole, che prevedono un canonico matrimonio nel quale muore di parto, ormai debilitata fisicamente e psichicamente. Più tardi è Ibsen, con Casa di bambola, a spiazzare tutti, in un momento in cui la famiglia è ancora il perno della società (con il padre a guidarla) ma la contestazione pian piano si fa strada. Nel 1879 la protagonista della pièce, Nora, accusa il marito Helmer: «Siete stati molto ingiusti nei miei riguardi... Prima il babbo e poi tu (...) Io sono stata la tua sposa-bambola come a casa ero la bambola-bambina di mio padre». Una ribellione che si intensificherà nel Novecento, anche con la comparsa del femminismo. Simone de Beauvoir, in Memorie di una ragazza perbene, racconta il dissidio interiore che nasce quando, a fronte della gioia della grande intesa intellettuale con il padre, vede il suo corpo cambiare mentre lui la considera un uomo, e non può accettarlo: «Non rinnegavo la mia femminilità (...) Io mi piccavo di riunire in me “un cuore di donna e un cervello d’uomo”. Mi sentivo l’Unica». Da qui sarà un’altra storia.

Maria Serena Sapegno, Figlie del padre, postfazione di Cristina Comencini, Feltrinelli, Milano, pagg. 246, € 20

© Riproduzione riservata