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Pedalare non invecchia

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MILANO / TRIENNALE

Pedalare non invecchia

Rilancio a due ruote. La bicicletta   è oggi un modello di mobilità sostenibile
Rilancio a due ruote. La bicicletta è oggi un modello di mobilità sostenibile

Chi ama le biciclette da corsa difficilmente resiste alla tentazione di fermarsi a Desenzano del Garda dove T RED produce le Aracnide e le Levriero. Comprare una bicicletta da Romolo Stanco che di T Red è stato il fondatore, è un’esperienza in sé. Dopo aver deciso il modello su cui si intende pedalare, magari dopo averlo provato sulle strade che costeggiano il lago di Garda, si passa alla scansione del corpo e, in particolare, alla misurazione digitale di cosce e polpacci. Grazie a uno scanner montato su iPad è possibile ottenere in tempi rapidi le principali misure antropometriche da utilizzare al CAD per la personalizzazione della bicicletta. Il resto è abilità nella laminazione del carbonio e nella selezione di componenti all’altezza delle richieste del cliente.

Le biciclette di T Red, come molte altre biciclette che trovano spazio nella mostra The Bicycle Renaissance inaugurata giovedì scorso alla Triennale di Milano, possono essere considerate a giusto titolo fra i prodotti più riusciti di una nuova artigianalità tecnologica in grado di mescolare saper fare della tradizione italiana, cultura del progetto e innovazione digitale. La mostra, curata da Paolo Manfredi con il sostegno di Banca Ifis, punta a mettere in scena la varietà dei percorsi intrapresi da una generazione di innovatori che, come Romolo Stanco, hanno rinunciato a carriere in grandi imprese o in istituzioni di ricerca per dedicarsi alla produzione di oggetti che oggi contribuiscono a definire un nuovo immaginario quotidiano. Grazie a questi produttori indipendenti, la bicicletta è tornata ad essere un terreno di sperimentazione creativa capace di offrire soddisfazioni economiche e spazi di espressione progettuale.

Tra le principali implicazioni di questo incontro virtuoso fra tradizione, design e tecnologia vi è proprio la rinascita economica di un settore che conta in Italia ancora oltre un migliaio di imprese, in prevalenza di piccole dimensioni, per un volume di fatturato complessivo di oltre 1,2 miliardi di euro. Questo universo di circa tremila produttori, frammentato e poco noto, è in grado di esportare più o meno la metà della sua produzione. Gli sbocchi della produzione Made in Italy sono i principali paesi europei, Francia e Germania soprattutto, ma la bicicletta italiana di qualità inizia a trovare spazio anche in mercati distanti come Asia (Corea del Sud e Taiwan) e Stati Uniti.

Ciò che accomuna la maggior parte dei produttori di biciclette è la ricerca di nicchie di mercato cui proporre un prodotto specifico su misura.

Pochi sono i tentativi di immaginare la bicicletta universale. Pochissimi sono i produttori che credono a un modello di crescita basato su economie di scala e standardizzazione del prodotto. Ciò che distingue il mondo della bicicletta è la possibilità di produrre per persone in carne ed ossa, se possibile investendo in laboratori dove accogliere possibili clienti cui raccontare la storia e la forza di un prodotto. Questi laboratori, grazie alla loro naturale dimensione sociale, finiscono per contribuire in modo determinante alla riqualificazione di quartieri periferici e di aree marginali.

Il rilancio del settore deve molto a una domanda di mobilità che ha iniziato a pensare alla bicicletta come alternativa all’auto e ai mezzi pubblici tradizionali. Cambiano i modi di vivere la città e si moltiplicano i servizi che accompagnano queste trasformazioni. La riscoperta a livello internazionale della bicicletta come strumento di mobilità urbana sostenibile, guidata da città come Copenaghen e New York, ha coinciso nelle principali città italiane con un aumento dei chilometri di piste ciclabili e con la diffusione dei servizi di bike sharing. In media in Italia oggi ci sono 6,1 biciclette “condivise” ogni diecimila abitanti nell’ambito di una sessantina di capoluoghi interessati al fenomeno: il dato oscilla significativamente in senso positivo nel Nord Italia e soprattutto a Milano dove il valore sale a 34,9.

Esiste un legame esplicito fra la riscoperta della bicicletta come mezzo di trasporto e l’impegno di tanti artigiani high tech? I dati a disposizione sembrano confermare questo legame. Le statistiche ci dicono che là dove l’uso sportivo della bicicletta è più accentuato, la bicicletta è anche lo strumento più utilizzato per andare al lavoro. Non sono in molti a partecipare all’Eroica o alle tante competizioni per biciclette a scatto fisso che si tengono a New York, Berlino e Milano. Di certo questi eventi hanno il merito di consolidare uno spirito di corpo fra i nuovi alfieri delle due ruote a scala urbana e metropolitana. Grazie ad oggetti come quelli esposti in Triennale la bicicletta smette di essere semplicemente funzione per diventare il simbolo di un modo di vivere la città, lo strumento con cui affermare un’identità nel quotidiano. Andare in bicicletta combatte l’inquinamento, ci tiene attivi, ma è anche decisamente cool.

In questi anni start up e grandi imprese high tech hanno saputo sorprenderci con progetti che stanno letteralmente rivoluzionando il mondo dei trasporti. I video pubblicati da Elon Musk raccontano i primi passi verso una colonizzazione dello spazio che passerà attraverso i Falcon che oggi portano in orbita satelliti e automobili. La stampa internazionale ci ricorda che i principali produttori cinesi di aerei stanno mettendo a punto jet ipersonici in grado di volare fra Pechino e New York in poco più di due ore contro le quattordici attuali. Le biciclette in mostra alla Triennale hanno il merito di riportare l’attenzione sulla persona, sul corpo e il movimento. Parlano di passione per il fare, di comunità che condividono valori e comportamenti e del design come leva per promuovere varietà e personalizzazione. Abbiamo certamente bisogno di razzi che vadano su Marte e di aerei ipersonici ma le biciclette in mostra in Triennale ci ricordano che gli uomini che saldano e che pedalano hanno ancora cittadinanza nella società che ci attende.

– Dipartimento di Management
Università Ca’ Foscari di Venezia
Professore di International Management

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