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Eroici silenzi con Bruckner

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daniele gatti alla scala

Eroici silenzi con Bruckner

Può sembrare un paradosso, ma per saggiare l’autentica tenuta di un concerto, bisogna ascoltarne le pause: ci sono pause funzionali – e sono la maggioranza – che sono semplicemente momenti di non musica, dove in genere si tossisce o si sussurra al vicino o si guarda l’orologio; e ci sono al contrario pause magiche, sospese come bolle fatate, cioè momenti di concentrazione collettiva, dove tutta la sala rimane immobile, appesa a quanto è appena stato suonato e in attesa di quello che verrà. Così erano i silenzi di Daniele Gatti nella Quarta Sinfonia di Bruckner, alla Scala, lunedì sera, per la stagione della Filarmonica: densi di suono, di respiro, di pensiero. Come ponti sospesi, assaporati, senza fretta di conclusione. Tasselli messi a scandire un’interpretazione profonda, costruita su suono pieno e di romantica pasta tedesca, dove la grande forma veniva sempre perfettamente sciolta e raccontata, da inizio a fine. Come da tempo non si viveva in sala. Da stregare l’orchestra e il pubblico.
Gatti ha da sempre posseduto un solido dominio del podio. Sin da quando, ventenne, proponeva a Milano, la sua città, l’integrale delle Sinfonie di Beethoven, in Conservatorio, con l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali. Oggi, e in alcune serate in particolare, sembra non avere più la necessità di dimostrare nulla: né la bravura, né lo studio, né la facilità di una memoria prodigiosa. Dirige sempre tutto a memoria, certo. Anche Bruckner, figuriamoci. Ma non lo fa per mostrarsi, per l’approvazione di chi noti quanto le partiture stiano bene, invisibili eppure presenti, sotto le sue mani. No, oggi Gatti fa musica, e basta. Stando in mezzo agli orchestrali e suonando con loro, indicando ogni passaggio da strumentista, dall’interno, intrecciando il dialogo, chiedendo fraseggi che nel gesto esistono già. Soprattutto in certi concerti.
La Sinfonia n.4 di Bruckner può trasformarsi in ogni movimento in una trappola pericolosa, perché col suo piglio eroico, da cavaliere alato e vittorioso, in un paesaggio sconfinato, basta appena che incominci a scrocchiare in uno dei continui squilli dei corni che i sogni finiscono. E addio cavalcate, afflosciate a terra. Solo per pochi attimi, nel secondo movimento, in un passo degli ottoni dall’intonazione dubbiosa, la Scala ha ricevuto restituita quella sensazione. Ma è stato il solo passo vistosamente smagliato. Mentre al contrario la tenuta dell’assieme, la rotonda fluidità delle linee di canto, il perfetto bilanciamento tra disegni tematici e di accompagnamento, creavano una trama dove era bello perdersi, per ritrovarsi.
Preparato da uno Hindemith, Nobilissima visione (Suite dal Balletto) severo, che sembrava messo lì apposta per scaldare le sezioni della Filarmonica, in disciplinato contrappunto, il Bruckner di Gatti ha un profilo da ricordare: più snello, rispetto a certa tradizione teutonica, più elegante e cameristico, per la sottile disamina di tutte le componenti della scrittura. Ma organistico, come chiede l’autore, in certi assiemi così voluttuosi e pieni. Senza retorica, anche nelle conclusioni, mai enfatiche. Con meravigliosi crescendo, costruiti attraverso un centellinato aumento delle dinamiche, dosate su tutto l’assieme dell’orchestra. E non banalmente, come si sente spesso, purtroppo, con un bel colpo assestato di timpani e piatti.
È una domanda ingenua, ma dopo una serata di Filarmonica così traboccante di musica, resta da chiedersi come mai il direttore milanese diriga così poco nel Teatro della sua città. Tra il pubblico, che usciva dopo tanto entusiasmo, l’interrogativo serpeggiava ancora. Lui, Gatti, sembra invece non chiederselo più: con un gesto tra i più belli ed efficaci, può anche permettersi di dirigere solo di bacchetta, appoggiando al fianco la mano sinistra, tanta tecnica ha. E si prende anche la libertà di cantare, a tratti, tanto è immerso nella musica. Come spetta ai soli veri direttori, ad ogni gesto, anche minimo, ottiene un diverso suono. E quel particolare suono che è il silenzio.

Nobilissima Visione di Hindemith, Sinfonia n.4 di Bruckner; Filarmonica della Scala, direttore Daniele Gatti; Teatro alla Scala

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