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«Insyriated», quando il cinema bellico si fa arte

Cinema

«Insyriated», quando il cinema bellico si fa arte

Da una scena del film “Insyriated”
Da una scena del film “Insyriated”

Un film di guerra che non lascerà indifferenti: arriva nelle nostre sale questa settimana «Insyriated», potente lungometraggio firmato dal belga Philippe Van Leeuw.

Ambientato a Damasco, ha per protagonista una madre che vive barricata nella propria abitazione: la donna ha reso l'appartamento un porto sicuro per la sua famiglia e per alcuni vicini, cercando di proteggerli dalla guerra. Quando le bombe minacciano di distruggere l'edificio e i ladri irrompono per saccheggiare e violentare, mantenere la violenza fuori dalle mura domestiche diventerà sempre più complicato.

Presentato al Festival di Berlino e alla Festa del Cinema di Roma 2017, «Insyriated» è una delle sorprese più interessanti dell'anno, diretto da un regista alla sua opera seconda che riesce a fornire una prospettiva originale della guerra in Siria e del cinema bellico in generale.
Colpisce tanto la concitata regia quanto l'essenziale sceneggiatura in questa coinvolgente pellicola capace di ricreare tutte le tensioni del conflitto all'interno dell'appartamento: è davvero notevole il gioco claustrofobico messo in scena, così come gli effetti sonori di un film che punta moltissimo anche su questo aspetto.
È un prodotto di denuncia, dai contenuti forti, che non rinuncia però a un'estetica di grande spessore e a una caratterizzazione di personaggi che colpiscono nel segno. Da vedere.

Dall'ultima Festa del Cinema di Roma arriva anche «Hostiles», nuovo lungometraggio di Scott Cooper che era stato scelto come apertura della scorsa kermesse capitolina.

Ambientato nell'America del 1892, racconta di un capitano dell'esercito che si trova costretto a scortare un gruppo di pellerossa verso le incontaminate terre del Montana. Durante il viaggio, si imbatterà in una ragazza sopravvissuta a un barbaro attacco compiuto da un gruppo di indiani ostili.
Già regista di «Crazy Heart» e «Black Mass», Scott Cooper punta ancora una volta su un film fortemente incentrato su un protagonista complesso e stratificato: il capitano interpretato da Christian Bale (che con Cooper aveva già lavorato ne «Il fuoco della vendetta») è un uomo disilluso e segnato da anni di violenze da lui stesso perpetrate ai danni dei nativi americani, le cui certezze saranno sempre più fragili e messe in discussione durante la missione che deve portare a termine.

Ottima la prova di Bale e la scrittura del suo personaggio, ma l'andamento è ridondante e molte tematiche proposte sanno di già visto e non riescono a scuotere più di tanto.
Si capisce che il regista abbia inserito diversi spunti inerenti all'intolleranza e all'odio razziale per fare dei collegamenti con l'attualità, ma non sempre è in grado di portare avanti riflessioni realmente di spessore.
Poco in parte, invece, Rosamund Pike, attrice diventata celebre come protagonista de «L'amore bugiardo» di David Fincher.

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