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Ritratti sofferti di vite ai margini

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fotografia

Ritratti sofferti di vite ai margini

Walter Pfeiffer, 1973
Walter Pfeiffer, 1973

Venti viaggi personali alla scoperta di un'altra vita: “Another kind of Life” è il titolo di una rassegna di oltre 300 fotografie di gruppi e persone che vivono ai margini della società. Sono ritratti a volte con brutale obiettività, a volte con forte empatia, altre con partecipazione o con distacco, a volte con la rabbia di una denuncia o con la rassegnazione di una testimonianza, ma sempre con un grande rispetto.

La mostra, alla Barbican Art Gallery a Londra, esplora il modo diverso in cui venti grandi fotografi dagli anni Cinquanta a oggi hanno trovato ispirazione tra gli emarginati, dai travestiti agli hippie, dagli artisti da circo alle bande di motociclisti, dai lupi solitari che rifuggono dalla società ai bambini scappati dal riformatorio che vivono per strada. I grandi spazi della galleria sono stati suddivisi in venti sale separate, una per ogni fotografo, per permettere di entrare ogni volta in un mondo diverso.

Si inizia con la grande pioniera Diane Arbus, i cui ritratti di diversi degli anni Cinquanta - un artista da circo che ingoia spade, un pagliaccio, una donna bianca che sfida i pregiudizi dell'epoca scegliendo un uomo di colore - non hanno perso con il tempo alcuna della loro amara intensità. Bruce Davidson ci presenta una serie di immagini in bianco e nero del 1958 che raccontano l'inesprimibile tristezza della vita di un nano che lavora in un circo.

Davanita Singh ci fa entrare nella vita difficile di un eunuco indiano, castrato quando era bambino, che vive in un cimitero a Nuova Delhi. Tiny, la ragazzina di strada ritratta da Mary Ellen Mark nei primi anni Ottanta, in una foto sembra grande e sicura di sé, in un'altra appare vulnerabile e triste, aggrappata a un peluche che sembra essere l'unico ricordo di un'infanzia tradita.

Le foto di Paz Errázuriz di giovani travestiti cileni che lavorano in un bordello raccontano una storia di rivolta politica oltre che personale: siamo negli anni della dittatura di Pinochet e la loro trasgressione poteva essere una condanna a morte. Altrettanto pericolosa la vita dei travestiti che si prostituiscono a Ciudad Juarez, in Messico, vicino al confine con gli Usa, il luogo al mondo con il tasso più alto di violenza e di omicidi. Le foto di Teresa Margolles documentano le loro esistenze precarie in questo luogo senza speranza.

La mostra ci fa scoprire una comunità di hippy che vivono in una roulotte in una zona desolata nell'Unione sovietica negli anni Settanta, ritratti da Igor Palmin in foto che non sono mai state esposte prima in Gran Bretagna, un gruppo di teddy boys che girano per pub inglesi fotografati da Chris Steele-Perkins, e una banda di motociclisti a bordo delle loro Harley-Davidson, ritratti da Danny Lyon, le cui immagini hanno poi ispirato il celebre film Easy Rider di di Dennis Hopper del 1969.

Il fotografo sudafricano Pieter Hugo ci presenta Gadawan Kura, un gruppo di addomesticatori di iene nigeriani, e dona a questi nomadi un'immensa dignità dando loro un nome e presentandoli al centro di enormi tableaux dalla composizione perfetta, con lo status di orgogliosi gladiatori contemporanei.

Le sue sono foto senza tempo, come la serie “Broken Manual” di Alec Soth che insegue uomini che hanno scelto di sparire, diventando eremiti nell'America di oggi. Per trovarli Soth si è unito a loro, sperimentando in prima persona cosa vuol dire vivere in assoluta solitudine e sopravvivere nella natura più selvaggia. Le sue grandi, nitide, bellissime immagini hanno un'atmosfera poetica che contrasta con la solitudine delle vite che rappresentano.
Another kind of life: Photography on the margins
Fino al 27 maggio 2018
Barbican Art Gallery, Londra
www.barbican.org.uk

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