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Addio a Fabrizio Frizzi, una vita in televisione dalla Tv dei ragazzi…

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aveva 60 anni

Addio a Fabrizio Frizzi, una vita in televisione dalla Tv dei ragazzi ai «Soliti ignoti»

Fabrizio Frizzi
Fabrizio Frizzi

Poco più che ragazzino, era già in Tv. Simpatico, perbene, perfettamente a suo agio davanti alle telecamere, sembrava il classico predestinato. A che cosa? Allo scettro che era appartenuto ai vari Corrado, Mike Bongiorno e Pippo Baudo: voleva e poteva diventare il migliore di tutti, tra i conduttori televisivi della sua generazione.
È arrivato a un passo dal traguardo, sfiorandolo come quella conduzione di Sanremo a lui più volte accostata negli anni del grande successo, ma mai ottenuta. Fabrizio Frizzi se n’è andato stanotte a 60 anni d’età, 38 dei quali trascorsi sul piccolo schermo. A dare l’annuncio la famiglia in una nota: «Grazie Fabrizio per tutto l’amore che ci hai donato», hanno scritto. Era stato ricoverato all’ospedale Sant’Andrea di Roma, in seguito a un’emorragia cerebrale, strascico dell’ischemia che lo aveva colpito in autunno, dopo la quale era comunque tornato a condurre. Perché Fabrizio era un superbo «animale televisivo», la Tv il suo habitat, il pubblico la sua famiglia.

Addio a Fabrizio Frizzi

Un pezzo di storia della Rai
Per capire lo spessore del personaggio, basti il comunicato di cordoglio dello stato maggiore Rai, onore riservato soltanto ai grandi eroi della Tv di Stato: «Con Fabrizio se ne va un pezzo di noi, della nostra storia, del nostro quotidiano. Non scompare solo un grande artista e uomo di spettacolo, con Fabrizio se ne va un caro amico, una persona che ci ha insegnato l’amore per il lavoro e per l’essere squadra, sempre attento e rispettoso verso il pubblico. Se ne va l’uomo dei sorrisi e degli abbracci per tutti. L’interprete straordinario del coraggio e della voglia di vivere. È impossibile in questo momento esprimere tutto quello che la scomparsa di Fabrizio suscita in ognuno di noi. Così la Rai tutta, con la presidente Monica Maggioni e il direttore generale Mario Orfeo, può solo stringersi attorno a Carlotta e alla sua famiglia in questo momento di immenso dolore».

Gli esordi con la Tv dei ragazzi
Un pezzo di storia Rai che è un pezzo di noi, del nostro quotidiano: parole definitive. Figlio del distributore cinematografico Fulvio Frizzi, Fabrizio arriva in televisione nel 1980, a 22 anni, con Il barattolo, all’interno del contenitore della Tv dei ragazzi. Per la generazione dei nati negli anni Settanta, ci mette poco a diventare una presenza familiare, quel fratello maggiore con gli occhiali e il sorriso sulle labbra che vorresti accanto quando fai i compiti. È per questo che Enza Sampò, una che di televisione se ne intende, lo vuole accanto nel programma Tandem, altro contenitore Tv anni Ottanta destinato ai più giovani, quello del gioco «Paroliamo», popolare gara per scolaresche chiamate a confrontarsi sulla conoscenza della lingua italiana. Fabrizio è una garanzia presso quel pubblico e così, quando il programma chiude, sarà lui a prendere in mano le chiavi di Pane e marmellata, format che lo sostituisce. Esperienza nell’ambito della quale conoscerà Rita dalla Chiesa, con cui è stato a lungo sposato e, dopo la fine del matrimonio, è rimasto in buoni rapporti fino alla fine, al punto da arrivare a presentare insieme la Posta del cuore (2015).

Il successo di Scommettiamo che
Alla fine degli anni Ottanta Michele Guardì, un altro che di Tv ne mastica, lo propone finalmente al pubblico dei «grandi» affidandogli il varietà Europa Europa, condotto assieme a Elisabetta Gardini. E intanto Frizzi comincia a frequentare, nelle vesti di presentatore, Miss Italia, concorso di bellezza cui resterà legato addirittura per 16 edizioni (in quella del 2002 ha conosciuto la moglie Carlotta Mantovan, giornalista a Sky Tg24). Guardì lo apprezza e gli affida prima I fatti vostri, tra le trasmissioni più longeve di Mamma Rai, poi il prime time del sabato sera di Rai 1 Scommettiamo che (1991), grande successo di Fabrizio in coabitazione con Milly Carlucci. Difficile definire altrimenti una media di 10 milioni di spettatori a serata e il 37% di share. Numeri che lo portano a un passo da Sanremo, l’unico traguardo che il presentatore romano non riesce a tagliare. Non si è in ogni caso fermata lì la carriera di Frizzi: ha fatto parte del roster di conduttori cui Pippo Baudo assegna il fortunato preserale Luna Park (1994), poi è mattatore di Per tutta la vita (1997), programma che gli porta in dote un pacco di critiche anche all’interno della Rai, la maratona benefica Telethon, fino ad arrivare, in tempi più recenti, ai Soliti ignoti.

La staffetta con Carlo Conti
Grande appassionato di musica, fratello del musicista Fabio Frizzi, autore di colonne sonore, si è proposto al pubblico giovane mettendosi in gioco come concorrente di Tale e quale show del suo grande amico Carlo Conti, con cui ha fatto la staffetta per L’eredità. Lo stile di conduzione, ispirato a Corrado, e la fama gli sono valsi una citazione sul numero 2778 di Topolino, altro onore riservato a pochissimi: il 18 febbraio 2009, infatti, è stata pubblicata la storia I Bassotti e gli insoliti ignoti, dove i furfanti di Paperopoli partecipano al quiz Soliti ignoti-Identità nascoste condotto da Paprizio Sfrizzi, versione paperiniana del Frizzi nazionale.

Con Carlo Conti i festeggiamenti per «L’eredità»

Non solo Tv: la voce di Woody in «Toy Story»
Malgrado siano addirittura 73 i programmi condotti, Frizzi negli anni si è distinto anche come doppiatore e, in qualche caso, attore di fiction, persino attore teatrale. Per dire: la sua voce è indissolubilmente legata a Woody, il cowboy giocattolo protagonista della saga Disney Pixar di Toy Story. Non solo: ha partecipato in qualità di concorrente a programmi di successo come Ballando con le stelle. Ha recitato nella piece teatrale Lo sbaglio di essere vivo di Aldo De Benedetti. E ha calcato le sacre tavole dell’Arena di Verona nella Vedova Allegra di Franz Lehar nel ruolo del barone Mirko Zeta, con Cecilia Gasdia, Luca Canonici e la partecipazione di Andrea Bocelli. Resta il rimpianto della mancata conduzione del Festival della canzone italiana, negli ultimi 25 anni finito a volte in mani meno esperte delle sue. Ma il rimpianto è nostro, più che suo.

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