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Il Rinascimento qui e ora

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Il Rinascimento qui e ora

Mentore. Un angolo della «Adorazione dei Magi» (1477) di Botticelli, in cui al centro è raffigurato Pico della Mirandola
Mentore. Un angolo della «Adorazione dei Magi» (1477) di Botticelli, in cui al centro è raffigurato Pico della Mirandola

Ci volevano un sudafricano professore a Oxford, ex economista della Bers (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo), e un canadese, anch’egli professore a Oxford, curioso del mondo e capace di parlare il mandarino, per scuoterci dall’ottundimento quotidiano in questa Italia illividita e rancorosa, prigioniera di una formidabile narrativa della paura. Ed è merito di Ian Goldin e Chris Kutarna se diventa proponibile l’approccio a un altro paradigma, un glorioso amarcord verso un nuovo Rinascimento, collettivo e individuale, nuova utopia del possibile. Anzi già in atto, secondo i due studiosi, se solo volessimo avere occhi per vederlo.

La 390 pagine della Nuova età dell’oro sono un concentrato di entusiasmo e di ingenuità. È la meraviglia di chi vede il David di Michelangelo dopo averne sentito narrare il mito a 10mila chilometri di distanza. È la positività frutto di stupore genuino, tuttavia retaggio fanciullesco se osservato con gli occhi nostri, di chi il David ce l’ha dentro e lo rimira tutti i giorni in Piazza della Signoria o in qualche luogo dell’anima. Il fatto che la scultura simbolo del Rinascimento faccia parte del nostro paesaggio interiore, e sia quasi un déjà vu del vissuto giornaliero, non ci esime dal rammentare come quella statua - per dirla con il critico d’arte - rappresenti «il potenziale umano nella sua forma più vitale», icona dello sforzo di raccolta del pensiero e dell’energia che precede di poco l’atto. E che atto, quella fiondata destinata a cambiare il pensiero dell’umanità intera.

Sostituite Zuckerberg a Gutenberg, i lanci su Marte ai viaggi di Colombo, Savonarola ai leader populisti, abbinateli ai progressi scientifici nella sanità, agli sforzi per la redistribuzione delle risorse, per la connessione globale, all’aumento dell’aspettativa di vita, alle scoperte di nuovi pianeti sempre più simili alla terra. Ne avrete la fotografia di questa nostra tumultuosa contingenza così simile a quell’epoca mitica, pur se punteggiata da shock e sorprese. E forse l’ultimo è proprio lo scandalo Facebook con il mercimonio dei big data e il rischio della grande disillusione “social”. Ovviamente Goldin e Kutarna non lo potevano prevedere, ma poco cambierebbe nella loro analisi: per loro comunque il nostro tempo è il migliore della storia, un mantra non discosto da certe asserzioni popperiane. Ne risulta un tempo sospeso in cerca di una prospettiva per mettere in sequenza questa inimitabile quotidianità e delineare la rotta del nuovo Rinascimento, futuro che è già presente.

Siamo noi il David, ci dicono i due economisti, un’umanità in tensione tra la decisione e l’azione: «Le forze che 500 anni fa confluirono in Europa per scatenare il genio e sovvertire l’ordine sociale sono nuovamente presenti nella nostra vita. Solo che sono più forti e globali». Il senso del libro è tutto qui: c’è una corrente globale che porta al riscatto dell’intelligenza, a maggior gloria dell’umanità stessa.

Il resto è una cavalcata narrativa - dottrina e aneddoti popolari stile wikipedia al cubo - per dimostrare il lato buono e bello di ciò che spesso percepiamo come oscuro e nemico, quello sviluppo globale fatto di schegge all’apparenza impazzite, di egoismi e di generosità, di collaborazioni di massa e di nuove guerre. Quello schermo quotidiano definito da milioni di pixel della contraddizione e del paradosso.

La Nuova età dell’oro diventa così un manuale sovversivo e radicale, soprattutto contro l’antropologia negativa che tanta parte ha nel dibattito pubblico della contemporaneità, a partire da quello politico. Un racconto positivo dell’oggi globale non discosto dalla narrativa di Steven Pinker, il paladino della guerra comunicativa contro la società del rancore. Il libro provoca: siamo in bilico nella sfida tra la fioritura del genio e la fioritura del rischio.

Sta a noi scegliere l’opzione giusta. O meglio, l’azzardo. Sta a noi - ci dicono Goldin e Kutarna - accettare di far roteare la nostra fionda fiduciosi che il futuro sarà radioso. Il refrain è sempre lo stesso: il nuovo Rinascimento è adesso. La scoppiettante rassegna che rilegge la vulgata del cammino fatto dall’umanità nelle sue diverse accezioni culturali (dalla scienza alla filosofia, dalla medicina alla comunicazione, dall’arte alla genetica) sfocia in un sincopato manifesto programmatico, una sorta di abbecedario pre-politico. Vi si parla della necessità di recuperare il mecenatismo statale per finanziare dall’arte alla scienza (perché anche la novità del crowdfunding da sola non basta) o ancora del valore pedagogico del fallimento, unica strada per raggiungere obiettivi davvero ambiziosi, nel momento in cui i costi individuali e collettivi, grazie alle tecnologie, stanno crollando.

Il capitolo si avventura anche in un’ipotesi di riforma fiscale pur se con un enunciato assai generico e debole (spostare la base imponibile verso l’alto e usare le tasse per scoraggiare i mali pubblici); tratta l’urgenza di rafforzare la rete di sicurezza sociale allargando (senza spiegare come) la possibilità di accedere ai sussidi anche ai lavori eccessivamente precari o ancora la necessità di riequilibrare le tutele della proprietà intellettuale, declinate però secondo un programma tutto anti-industriale. Se poi si individuano i luoghi del nuovo sviluppo - le nuove Firenze, probabilmente oggi localizzabili più in Cina che in Europa - e vi si concentrano i migliori cervelli, il gioco è fatto e il Rinascimento vive. Facile no? Facile. Ancora di più per chi usi schemi semplificati: basta avere fiducia nello spirito del cambiamento e abbinarlo al nuovo anelito verso la virtù e l’onestà (va detto che, finalmente, due economisti teorizzano e dimostrano il valore di utilità collettiva del rispetto delle regole, la convenienza pubblica e privata dell’essere onesti al di là di ogni valore etico). Nello schema semplificato è previsto anche l’uso di una dose di audacia, la più antica delle virtù da legare indissolubilmente alla dignità.

A lettura terminata si finisce col sorridere delle ingenuità e della lontananza rispetto alla comune realtà (vera, percepita?) dei due estasiati autori di questa Guida a un secondo rinascimento economico e culturale. Ma è quel sorriso che ti scava dentro. Perché tanto entusiasmo vitale diventa l’antidoto all’assuefazione del cinismo, vero cancro di una modernità solo sprezzante perché tutto sa e tutto ha già visto. Tanto sfrontato ottimismo invece induce a riflettere su quanto siano necessari i sogni, soprattutto se ci rendiamo conto che altro non sono se non i progetti, veri e concreti o concretizzabili, di quel David che siamo noi, proteso verso un futuro che è sfida. Pico della Mirandola è il mentore dei due autori: «Ci afferri l’animo una santa ambizione di non contentarci delle cose mediocri, ma di anelare alle più alte e sforzarci con ogni vigore di raggiungerle dal momento che, volendo, è possibile».

E il sorriso scettico si fa via via complicità, fino al perdono di quell’eccessivo candore narrativo. Perché quelle energie, quelle tossine positive da orgoglio della virtù sono ciò che rimane a libro chiuso. E ciascuno così si sente più pronto ad affrontare il suo Golia.

Ian Goldin, Chris Kutarna, Nuova età dell’oro. Guida a un secondo Rinascimento economico e culturale, il Saggiatore, Milano, pagg. 390, € 24

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