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L’Ashmolean riscopre il freddo modernismo d’oltreoceano

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L’Ashmolean riscopre il freddo modernismo d’oltreoceano

Manhattan Bridge Loop (c) Heirs of Josephine N. Hopper, licensed by the Whitney Museum of American Art
Manhattan Bridge Loop (c) Heirs of Josephine N. Hopper, licensed by the Whitney Museum of American Art

Bisogna andare a Oxford per scoprire l'arte americana. Con un guizzo di immaginazione l'imprevedibile Ashmolean Museum, noto per la sua collezione di reperti archeologici e di disegni di Michaelangelo e Raffaello, ha organizzato una mostra dedicata al modernismo americano, che presenta quadri, foto e litografie dei primi trent'anni del Ventesimo secolo, gran parte dei quali vengono esibiti per la prima volta in Europa.
L'idea è stata quella di colmare una grande lacuna, spiega il direttore Xa Sturgis: nessuno dei grandi musei europei ha quadri di questi artisti, con l'eccezione della collezione Thyssen-Bornemisza di Madrid. In Europa tutti conoscono l'America degli anni Venti e Trenta dei romanzi di Fitzgerald e Steinbeck, della musica jazz, dei palazzi di Manhattan, eppure l'arte di questo periodo è pressoché sconosciuta.
“L'arte americana non è iniziata con Jackson Pollock”, afferma Sturgis e per dimostrarlo, con la collaborazione della Terra Foundation for American Art, ha convinto il Metropolitan Museum e altre collezioni pubbliche e private a concedere in prestito oltre 90 opere che in molti casi non hanno mai lasciato gli Stati Uniti prima d'ora.

Il periodo è particolarmente interessante perché questi artisti, pur influenzati dai movimenti europei come il cubismo e il futurismo, hanno consciamente voluto creare un'arte americana diversa e unica che riflettesse le particolarità della società e dell'economia dell'epoca negli Usa. L'obiettivo, come disse il fotografo Alfred Stieglitz, era “l'America senza quel maledetto sapore francese”.
Questi artisti, alla ricerca di un nuovo linguaggio visivo per raccontare la nuova America dei grattacieli e della meccanizzazione, decisi a esprimere una nuova identità americana, hanno optato per la semplificazione, la precisione, il distacco. Da qui il titolo della mostra, “Modernismo freddo”, una freddezza rigorosa e quasi austera. Nei quadri e nelle foto in mostra non ci sono persone. Le strade sono deserte, le porte e finestre dei palazzi sono chiuse. Il vuoto è misterioso e inquietante, e sembra indicare che la metropoli non è mai a misura d'uomo.
La prima fase di questa ricerca è passata per l'astrattismo. Il girasole, di Edward Steichen, del 1920, è la coloratissima e gioiosa essenza del fiore tradotto in forme geometriche, quasi un sole meccanico – uno dei pochissimi quadri sopravvissuti di Steichen, che frustrato dalla imperfezione della pittura distrusse tutte le sue opere per dedicarsi alla fotografia, arte più precisa e oggettiva.

Paul Strand è pioniere nel fare foto di forme astratte che sono composizioni di luci e ombre, mentre Georgia O'Keeffe in “Black Abstraction” del 1927 sperimenta con l'astrattismo psicologico, forme curve nere che attraggono lo sguardo verso un piccolo punto bianco al centro, un'immagine ispirata dalla sensazione della perdita di coscienza durante un'anestesia in ospedale.
Passata la fase dell'astrattismo, la seconda fase torna alla rappresentazione, per poter presentare al mondo le immagini realistiche della nuova America, dei ponti avveniristici, delle fabbriche moderne, dei grattacieli che svettano in alto nelle città e dei giganteschi silos e granai nelle campagne.
Una sala è dedicata al Precisionismo, movimento che come indica il nome aspirava alla più assoluta perfezione dell'immagine e della superficie del quadro, con pennellate invisibili come a eliminare del tutto il tocco umano. La scelta di soggetti “moderni” sembra anticipare i tempi: il quadro “Odol”, di Stuart Davis, del 1924, ad esempio, un'immagine quasi pubblicitaria, ha sicuramente influenzato Andy Warhol e il movimento della Pop Art.
Charles Sheeler è uno degli artisti più originali e versatili – pittore, fotografo, autore di litografie e stampe. Tra le diverse sue opere in mostra spicca “Americana”, un quadro che rappresenta un interno come se fosse un quadro astratto, un salotto tipicamente americano con oggetti, tappeti e mobili shaker ma visto dall'alto con una prospettiva che disorienta.

Sono una rivelazione i quadri di Jacob Lawrence, artista afro-americano che con la sua serie Migrazione ha voluto raccontare l'esodo di milioni di neri dagli Stati del Sud verso le ricche città del Nord. Anche questi sono quadri senza presenza umana: uno mostra la stanza vuota di una baracca di legno, un altro un palazzo a molti piani in città. La didascalia – “gli immigrati hanno trovato case molto migliori quando sono arrivati al nord” – descrive la situazione ma accenna anche alla solitudine e alienazione della vita in un posto nuovo e forse ostile.
Dopo la scoperta di tanti nomi poco noti o del tutto sconosciuti, l'ultima sala della mostra è dedicata a uno dei più celebri artisti americani, Edward Hopper. I quadri scelti, in linea con i temi esplorati nelle sale precedenti, sono paesaggi senza figure umane e senza illusioni, quasi senz'aria. In “From Williamsburg bridge” una minuscola, solitaria figura sbircia dalla finestra di un grande palazzo circondato da altri palazzi in una città che è tutto tranne che ospitale. Come sempre nei quadri di Hopper, non c'è narrativa ma c'è tensione, la sensazione che qualcosa stia per accadere.

America's Cool Modernism- O'Keeffe to Hopper
Fino al 22 luglio 2018
Ashmolean Museum, Oxford
www.ashmus.ox.ac.uk

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