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Giglia Tedesco, la politica e l’arte della mediazione

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discorsi parlamentari

Giglia Tedesco, la politica e l’arte della mediazione

Comunista e cattolica. Giglia Tedesco nasce nel 1926 a Roma. Entra in Parlamento   per la prima volta nel 1968, eletta al Senato nel collegio di Arezzo
Comunista e cattolica. Giglia Tedesco nasce nel 1926 a Roma. Entra in Parlamento per la prima volta nel 1968, eletta al Senato nel collegio di Arezzo

Il volume che il Senato ha dedicato ai discorsi parlamentari di Giglia Tedesco Tatò è il secondo della Collana dell’Archivio Storico, su diciannove, riservato a una donna (l’altra è Adele Bei): una scelta tanto - troppo! - parca quanto illuminata. Lo è per la qualità della persona e per la portata dei provvedimenti legislativi cui la senatrice comunista ha legato la propria attività. Lo è anche perché rende merito a un’esponente politica che, pur essendo una figura di primo piano - in Parlamento per sette legislature, vicepresidente del Senato, presidente del Pds - non è avvolta dalla stessa aura di Lina Merlin, Nilde Iotti o Tina Anselmi.

Eppure, seguendo il suo percorso biografico e addentrandosi nelle battaglie politiche della stagione riformatrice più significativa per l’Italia - quella degli anni 70 - si capisce come la voce di Giglia Tedesco Tatò sia stata autorevole e spesso decisiva. La sua capacità di mediazione si è rivelata infatti assai preziosa e redditizia sul piano dei risultati, quando alcuni fronti sembravano inconciliabili. E lei invece, comunista e cattolica, riusciva a tessere la tela dell’incontro senza venire meno a stessa.

Ma cominciamo dall’inizio, quel 1926 in cui nasce a Roma da una famiglia in cui la politica è come il pane. Il nonno paterno, Francesco, originario di Andretta (in Irpinia), era stato il ministro dei Lavori pubblici e delle Finanze nell’Italia giolittiana; il padre Ettore, avvocato e deputato antifascista aventiniano. Lei frequenta il liceo Tasso e, con un retroterra simile, l’adesione al Pci è quasi predestinata, nel solco dell’educazione cattolica cui è sempre rimasta fedele. Si iscrive al partito giovanissima, a vent’anni, e comincia la sua militanza con lo sguardo rivolto alla condizione della donna rispetto alla quale mostrerà sempre una visione e un approccio di grande modernità. Lì incontra Antonio Tatò, padre di quattro figli che amerà come fossero suoi, il dirigente del Pci più vicino a Enrico Berlinguer.

In Parlamento approda nel ’68, fino a quel momento agisce soprattutto nell’Udi (Unione donne italiane), maturando la consapevolezza della necessità di riforme che incidano non solo sul benessere femminile ma anche sull’avanzamento della società nel suo complesso. Come sottolinea lei stessa, nel discorso sulla storica riforma del diritto di famiglia del 1975: «Molte attese circondano questa riforma per quello che essa dà: penso a quanti ogni giorno ci chiedono con ansia quando concluderemo il dibattito per poter dare il loro nome ai figli che hanno messo al mondo. Ma senza dubbio l’attesa e l’interesse (...) chiamano in causa l’assetto generale della società; e se un’intesa è stata possibile, ciò è avvenuto in quanto si è avuto occhio ai diritti e alla dignità della persona i quali hanno prevalso, nella generalità degli istituti che abbiamo approvato».

Sarà così anche per il divorzio, per le leggi sui consultori, sulle adozioni, sul cambiamento di sesso e per i molti altri provvedimenti a favore dei quali Tedesco si è spesa. Nel perorare la 194 sull’interruzione di gravidanza, di cui era relatrice alle commissioni riunite Giustizia e Senato insieme al socialista Domenico Pittella, Giglia Tedesco pone l’accento sull’inciviltà degli aborti clandestini e sull’importanza di affrontare in modo diverso il tema, sino a quel momento trattato in termini penali: «Prevenire l’aborto, ne siamo convinti, è necessario ed è possibile (...) Ma la stessa prevenzione, cioè la lotta all’aborto in linea di partenza, è impossibile se non si pone mano all’azione per superarne la clandestinità. Sta qui il nesso tra prevenzione e regolamentazione. Fare una legge di regolamentazione dell’aborto non significa fare una legge in sé abortista, cioè favorevole, anzi stimolatrice degli aborti (...) Solo che non vi è dissuasione individuale plausibile al di fuori di un intervento e di un impegno sociale».

I discorsi parlamentari che si susseguono nel volume contengono, in nota, il contesto istituzionale nel quale ci si muove e le informazioni sulla discussione in Aula di cui si legge: sono dunque anche un’occasione per ripercorrere sinteticamente un pezzo di storia della Repubblica, ricordando attori e idee di quegli anni. Sono preceduti dagli interventi di autori che hanno conosciuto bene Giglia Tedesco. La quale, come ha affermato Esther Basile nel saggio introduttivo, «è stata per molte generazioni una “innovatrice”, avendo forti le radici dell’appartenenza e allo stesso tempo conservando uno sguardo leale verso il futuro, con la sua umanità e con la sua predisposizione all’ascolto, che si riflettono anche in un modo di fare politica che pone al centro le persone (...). La rappresentanza femminile nelle istituzioni era considerata un punto fermo». Su questo fronte è importante anche la testimonianza di Vittoria Franco: cita Tina Anselmi, altra politica di rango che condivide con la senatrice comunista i valori di fondo, dalla Resistenza momento prodromico della democrazia al rispetto delle istituzioni, dalla difesa della laicità dello Stato al ruolo delle donne nella politica, da sostenere e incentivare. Quando, come in questo caso, c’è non solo stima reciproca ma la capacità di lottare per obiettivi comuni, si superano le contrapposizioni ideologiche in nome di un interesse superiore.

Proprio sul principio della laicità dello Stato si sofferma Marisa Rodano, spiegando che per Giglia Tedesco «laico non significava, come talvolta avviene nella vulgata popolare, posizione antitetica a cattolico, a credente, a religioso, non era inteso come un’ideologia. (...) Era convinta che l’interfaccia d’uno Stato laico dovesse esser la non interferenza dell’autorità ecclesiastica e della Chiesa istituzione nella vita pubblica e nelle scelte politiche».

Infine, va sottolineata la sintonia di Giglia Tedesco con il corpo elettorale, quel popolo di oltre 49mila consensi della prima elezione - lo ricorda l’ex presidente del Senato Pietro Grasso nel rievocare il successo nel collegio di Arezzo - così come il legame con la zona Tiburtina di Roma dell’ultimo mandato. È significativo che, pur abitando a Roma nel centro storico, la senatrice non avesse voluto abbandonare la sezione della sua vita: quella semiperiferica Moranino.

Giglia Tedesco Tatò, Discorsi Parlamentari, con un saggio di Esther Basile, Collana dell’Archivio Storico del Senato della Repubblica, il Mulino, Bologna, pagg. 450, € 34

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