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La «scalata» di Vicoforte

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IN VETTA (AI MONUMENTI)

La «scalata» di Vicoforte

La colossale cupola ellittica del santuario di Vicoforte, eretta da Francesco Gallo nel 1732 e affrescata da Mattia Bortoloni e Felice Biella nel 1752
La colossale cupola ellittica del santuario di Vicoforte, eretta da Francesco Gallo nel 1732 e affrescata da Mattia Bortoloni e Felice Biella nel 1752

Sotto di me c’è un vuoto impressionante, che non ho mai visto in tanti anni di alpinismo e arrampicata. E dire che in vita mia di corde doppie ne ho fatte, sulle grandi pareti del Monte Bianco o sulle torri vertiginose delle Dolomiti. Una volta anche in Himalaya, rientrando tutto a corde doppie dalla via nuova sul Changabang, la via degli italiani. Ma qui è completamente diverso. Mi trovo circondato da un vuoto mai provato, sospeso nell’alto dei cieli, sopra le nubi, in mezzo agli angeli che reggono il baldacchino della Madonna Assunta sfolgorante di raggi.

Mi sto librando praticamente in Paradiso, ma come una specie di intruso, come un piccolo ragno che si cala appeso al suo filo. Ovviamente io non ho le ali degli angeli, né le facoltà acrobatiche dei ragni. Per quanto stia vivendo un'esperienza straordinaria, non sono in preda a una visione o alla sindrome di Stendhal. L’intensa emozione (anche fifa, per intenderci) è dovuta a una visita speciale alla grandiosa cupola del santuario mariano di Vicoforte presso Mondovì, provincia di Cuneo.

Nei mesi scorsi l’edificio ha avuto uno sprazzo di popolarità mediatica per la sepoltura, speriamo definitiva, del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena nella cappella-mausoleo accanto a Carlo Emanuele I, il duca di Savoia che a inizio Seicento fondò l’imponente santuario. Ora chi lo desidera ci vada pure a dire un requiem e poi parce sepulto, chiuso l’argomento. Perché da secoli la monumentale chiesa di Vicoforte è soprattutto una meta di devozione popolare e il suo vanto è la splendida cupola, una meraviglia barocca che lascia a bocca aperta.

Certo non famosa come quelle del Pantheon, del Brunelleschi a Firenze o quella michelangiolesca di San Pietro, è ugualmente una gloria sorprendente della provincia italiana. La si può scoprire lasciando l’autostrada Torino-Savona a ridosso di Mondovì. L’edificio imponente e complesso che emerge dal verde delle colline è unico al mondo per il gigantesco tamburo traforato di mattoni che lo sormonta e la cupola rivestita di rame che brilla al sole. Tamburo e cupola non sono a pianta rotonda ma ellittica, i più grandi del genere che esistano in muratura, lunghi 35 metri e larghi 25. Un’ampiezza equivalente a tre campi da tennis.

Se tutte le cupole storiche sono una sfida architettonica alla gravità, questa ovale, tirata su nel 1731 dal monregalese Francesco Gallo, lo è al massimo grado. A farne un prodigio del barocco piemontese furono sia le maggiori difficoltà della forma ellittica, sia i problemi della struttura perimetrale edificata dall’orvietano Ascanio Vitozzi a inizio Seicento. L’imponente fabbrica, ereditata un secolo dopo dal Gallo, era già minata da allarmanti lesioni causate da ristagni d’acqua nella parte di fondamenta posate sull’argilla. Lo stesso Juvarra che stava edificando la cupola di Superga visitò il secolare cantiere e ritenne più saggio lasciar perdere.

Invece Gallo, enfant du pays ostinato e visionario, non si accontentò di ricoprire alla svelta con un tetto a capriate il vasto santuario lasciato dal Vitozzi. Né tagliò corto imitando la spettacolare cupola finta, affrescata proprio a Mondovì dal gesuita Andrea Pozzo. Se vi spingete a Vicoforte, non perdetevi la Chiesa della Missione a Mondovì Piazza, con le prodigiose prospettive interne del Pozzo, restaurate di recente. Il giovane Gallo che nel 1700 si era impegnato a completare il santuario, dedicò cinquant’anni a compiere l’opera elevandola a 80 metri di altezza. Si dice che quando fece disarmare la cupola abbia portato dentro all’edificio anche i propri figli per rassicurare gli operai che temevano il crollo.

L’ardito santuario insidiato da fessure e cedimenti ha avuto una storia travagliata di restauri, culminati nei lavori di cerchiaggio del tamburo e della cupola ultimati nel 1987. Ora, totalmente risanato, si può perfino visitare salendo 266 gradini dentro alle possenti muraglie, come si affronta una facile via ferrata in montagna. Si arriva fino al cupolino, al sommo della cupola affrescata a 50 metri d’altezza. La veduta dall’aereo ballatoio mette una certa fifa, ma è supersicura. Ogni visitatore indossa imbragatura e casco da arrampicata anche per affrontare senza rischi due punti critici. Verso metà tragitto ci si infila tra le putrelle che stringono il tamburo per affacciarsi al cornicione a 35 metri d’altezza, una veduta grandiosa. Più in alto, per salire la scala verticale a pioli metallici che porta al sottotetto e al cupolino, ci si aggancia a un moschettone autobloccante fissato a una rotaia di sicurezza. Alla fine si scende dal percorso di salita.

Prima della riapertura delle visite, ho assistito ai lavori di pulizia e controllo degli impianti svolti dallo staff diretto da Nicola Facciotto, con l’assistenza del soccorso alpino di Mondovì guidato da Sergio Rossi. Ecco perché la mia discesa a corda doppia dal cupolino, una manovra speciale. Con me c’era il compagno di cordata di vecchia data Andrea Giorda, che scala sempre su alte difficoltà. Siamo entrambi accademici Cai. Altrimenti il mago del soccorso alpino non avrebbe fatto collaudare a noi il paranco di calata e recupero per gli interventi di emergenza.

Salita e visita alla cupola del Santuario
di Vicoforte, dal 7 aprile al 4 novembre 2018. Info: Cooperativa Kalatà, www.magnificat-italia.com,
call center 0171.690217, 331.8490075

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