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Da Garibaldi a Clint Eastwood: tutti pazzi per il Toscano, sigaro…

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Da Garibaldi a Clint Eastwood: tutti pazzi per il Toscano, sigaro più antico del mondo

Clint Eastwood fuma il toscano in «Per un pugno di dollari»
Clint Eastwood fuma il toscano in «Per un pugno di dollari»

Attenzione: il presente servizio giornalistico non nuoce gravemente alla salute. Con i tempi che corrono, le campagne mediatiche sempre più pressanti (e talvolta scioccanti) per prevenire il vizio del fumo tra i più giovani, meglio mettere subito le cose in chiaro. Il concetto che intendiamo qui esprimere potrebbe infatti risultare facilmente equivocabile: vuoi che qualcuno non si scandalizzi se si accostano ambiti più o meno «sacri» del vivere civile, come la politica o la cultura, alla passione per il tabacco?
Eppure è proprio così che stanno le cose, soprattutto quando si dirotta il discorso dalle «viziose» sigarette al rituale sigaro. Vi serve una prova? Vene diamo addirittura tre: le Manifatture del Sigaro Toscano annoverano nel proprio portafoglio prodotti quattro «sigari d’autore», dedicati ad altrettante personalità appassionate del genere. C’è il «Modigliani» che ripropone filologicamente i leggendari sigari «stortignaccoli» che Amedeo Modigliani fumava già dagli anni livornesi, c’è il «Soldati» con impresso sulla confezione il volto di Mario Soldati, uomo di lettere, teatro e cinema tra i più attivi del Novecento ma anche grande fumatore. Fu lui, cui non mancavano amicizie influenti, a suggerire prima di tutti per la produzione dei Toscani l’utilizzo dei tabacchi Kentucky coltivati in Campania, gli stessi che oggi danno corpo ai sigari Soldati esplicitamente dedicati all’intellettuale torinese. C’è il «Mascagni» con il nome e il volto di Pietro Mascagni, indimenticabile compositore della Cavalleria rusticana che, quando poteva, fumava o metteva il sigaro in bocca ai suoi personaggi. Padre di tutte le serie dedicate è comunque il Garibaldi, in produzione dal 1982: qui il riferimento è a Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei Due Mondi che, secondo le cronache, tra una battaglia risorgimentale e l’altra non disdegnava di accompagnarsi con uno stortignaccolo.

La passione di Pratolini e  Brera
Se è vero che il Toscano è il sigaro più antico al mondo, altrettanto antico è il suo rapporto con le celebrità. In ambito musicale suoi grandi estimatori furono anche il padre del melodramma Giacomo Puccini e il virtuoso del pianoforte Ferrucio Busoni. Neanche a dirlo, toscani tutti e due come lo stesso Mascagni. In tempi più recenti, non è raro vedere alle prese con il caratteristico sigaro il cantautore Paolo Conte. In letteratura, estimatore del Toscano fu il fiorentino Vasco Pratolini che, non a caso, ne Le ragazze di Sanfrediano canta le gesta erotiche di alcune spregiudicate sigaraie d’Oltrarno. Illustre estimatore fu Gianni Brera, romanziere e padre costiutente del giornalismo sportivo che ricorreva ai sigari se non aveva tempo o spazio per preparare la sua celebre pipa.

L’«attributo» del Gringo Clint Eastwood
Quando si parla di cinema, i riferimenti più immediati riguardano l’icona della Dolce vita Marcello Mastroianni e il principe Antonio De Curtis da Bisanzio, in arte Totò. Ma è assai romantica la passione di Clint Eastwood che, stando agli aneddoti, conobbe il sigaro all’italiana sul set di Per un pugno di dollari, primo western all’italiana da lui interpretato. E apprezzò così tanto da fumarlo durante le riprese.

Quando la passione è «politica»
In politica il Toscano, quando ancora esistevano le ideologie, era un attributo perfettamente bipartisan: a destra lo fumava Cesare Previti ma anche il «Senatùr» Umberto Bossi; al centro chissà quante volte avrete ammirato i cerchi di fumo prodotti dall’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e quelli del filosofo sturziano Rocco Buttiglione; a sinistra la lista degli aficionados è assai ampia e tale da spaziare dall’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani all’ex inquilinonumero uno di Montecitorio Fausto Bertinotti. Antonio Di Pietro lo sfoggiò per scherzo, con tanto di coppola a corredo, durante una clamorosa protesta antigovernativa. Celeberrima, poi, la foto d’epoca che immortala un giovanissimo Massimo D’Alema che, ai tempi della contestazione, insieme con il compagno Fabio Mussi si concede una boccata. Che a Luigi Di Mario e a Matteo Salvini manchi la «boccata» giusta per trovare l’asse che li porta a Palazzo Chigi? Ce lo dirà il tempo. Certo, qualcuno subito dirà che Whiston Churchill si concedeva solo i «puros» cubani di Alejandro Robaina, che Fidel Castro e Che Guevara preferivano i ben più costosi Montecristo o Cohiba ma… a ciascuno il suo. Noi siamo italiani. Parliamo e fumiamo toscano.

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