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Rupert Everett interpreta Oscar Wilde nel toccante «The Happy Prince»

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Rupert Everett interpreta Oscar Wilde nel toccante «The Happy Prince»

«The Happy Prince»
«The Happy Prince»

Esordire alla regia a quasi sessant'anni non è impresa da tutti: ci è riuscito Rupert Everett, celebre attore britannico classe 1959, che ha tentato il grande passo con «The Happy Prince», biopic sull'ultima parte della vita di Oscar Wilde.
Il neoregista interpreta anche il protagonista, arrestato dalle forze dell'ordine inglesi per via della sua dichiarata omosessualità, ritenuta scandalosa. Una volta uscito di prigione, intraprenderà una serie di viaggi che lo condurranno a Parigi e a Napoli e saranno l'occasione per consolidare la sua relazione con il giovane Lord Douglas.

«The Happy Prince»

È un biopic semplice ma intelligente, che si concentra su un periodo poco trattato nella vita di Wilde, alternando sequenze più didascaliche ad altre particolarmente coraggiose per la messinscena utilizzata: Everett descrive gli aspetti più cupi della personalità di Wilde e opta per una regia asfissiante e claustrofobica, efficace per rappresentare la situazione emotiva vissuta dal grande scrittore irlandese.
Il risultato è un'opera prima imperfetta, ma interessante e sincera, che merita di essere vista.

«Io sono tempesta»

Meno incisivo è, invece, «Io sono tempesta», atteso lungometraggio di Daniele Luchetti con protagonista Marco Giallini.
L'attore romano veste i panni di un uomo d'affari che gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro. Un giorno, però, la legge gli presenta il suo conto salato: a causa di una vecchia condanna per evasione fiscale, dovrà scontare un anno di pena ai servizi sociali in un centro di accoglienza.
Alternando dramma e commedia, Luchetti cerca di firmare una pellicola dal taglio curioso e un po' buffo, che possa far riflettere sull'Italia di oggi e i suoi imprenditori.

«Io sono tempesta»

L'ambizione non manca, ma il risultato è sgangherato a causa di una sceneggiatura scritta frettolosamente e con poche frecce al proprio arco, vittima di dialoghi grossolani e di svolte narrative poco credibili.
Dopo aver firmato film importanti come «Il portaborse» (1991), «La scuola» (1995) o il più recente «Mio fratello è figlio unico» (2007), Luchetti sembra aver perso la verve creativa e impegnata che caratterizzava le sue pellicole più interessanti.
Anche due attori di spessore come Marco Giallini e Elio Germano (nei panni di un uomo caduto in disgrazia) appaiono completamente fuori parte e non contribuiscono ad alzare il livello complessivo della pellicola.

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