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Miloš Forman, addio al regista da Oscar. Tra Mozart, Jack…

maestro del cinema ceco-americano

Miloš Forman, addio al regista da Oscar. Tra Mozart, Jack Nicholson e Larry Flynn

Milos Forman con in mano un premi alla carriera nel 2004
Milos Forman con in mano un premi alla carriera nel 2004

Si è spento all'età di 86 anni il grande regista ceco Miloš Forman, vincitore di due premi Oscar per «Qualcuno volò sul nido del cuculo» e «Amadeus». Nato a Čáslav, nell'allora Cecoslovacchia, il 18 febbraio 1932, Forman rimase orfano all'età di dodici anni per la morte dei genitori durante la Seconda guerra mondiale: venne affidato agli zii, ma poco dopo la fine del conflitto bellico scoprì di essere nato da una relazione adulterina tra sua madre e un architetto cecoslovacco di origine ebraica, Otto Kohn. Già durante l'adolescenza inizia ad appassionarsi al cinema (in particolare alle comiche mute di Buster Keaton e Charlie Chaplin e ai western di John Ford) e, dopo essersi iscritto alla facoltà di cinematografia a Praga, inizia a muovere i primi passi nel mondo della settima arte come attore in pellicole degli anni Cinquanta oggi completamente dimenticate.

Dopo aver firmato alcuni documentari, esordisce nel cinema di finzione nel 1964 con «L'asso di picche», film che viene premiato al Festival di Locarno con protagonista un adolescente cecoslovacco. Questa opera prima lo inserisce tra i principali esponenti della Nová vlna, la “nouvelle vague” del cinema cecoslovacco degli anni Sessanta, di cui fanno parte altri autori importanti come Jiří Menzel e Věra Chytilová.

Con i suoi due lavori successivi, «Gli amori di una bionda» (1965) e «Al fuoco, pompieri!» (1967), conferma il suo talento e dimostra di essere già apprezzato anche oltreoceano: entrambi i film vengono infatti nominati all'Oscar per il miglior lungometraggio in lingua straniera.

Sarà proprio negli Stati Uniti che Forman si trasferirà dopo la Primavera di Praga, iniziando una nuova carriera di grande successo, contraddistinta da una commistione di stili e generi diversi, tesi ad amalgamare la spettacolarità del cinema a stelle e strisce con la maggiore introspezione psicologica del cinema europeo.

Il suo primo lungometraggio americano è «Taking Off» (1971), una riflessione sulla distanza tra genitori e figli che vince il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes.

Dopo aver lavorato al documentario collettivo «Ciò che l'occhio non vede» (1972), nel 1975 firma quello che ancora oggi rimane il suo massimo capolavoro: «Qualcuno volò sul nido del cuculo», tratto dal romanzo omonimo di Ken Kesey. Capace di trattare con uno spessore impressionante il delicato tema degli ospedali psichiatrici, Forman vince per questo film il Golden Globe e l'Oscar come miglior regista, e la sua pellicola diventa una delle pochissime nella storia del cinema ad aver vinto tutti e cinque gli Oscar principali: miglior film, miglior regista, miglior attore protagonista (Jack Nicholson), miglior attrice protagonista (Louise Fletcher) e miglior sceneggiatura non originale. Altre due importanti opere di denuncia sociale sono i successivi «Hair» (1979), cult pacifista contro la guerra in Vietnam, e «Ragtime» (1981), inerente alle questioni razziali nella New York d'inizio Novecento.

Quattro anni dopo esce nelle sale il memorabile «Amadeus» (1985), potentissimo film sul rapporto tra Mozart e Salieri, che ottiene un'altra pioggia di Oscar: ben 8 statuette vinte, tra cui quelle per il miglior film e il miglior regista. Gli anni Ottanta si chiudono per Forman con il meno riuscito «Valmont» (1989), liberamente ispirato al romanzo «Le relazioni pericolose» di Choderlos de Laclos.

Il decennio successivo è caratterizzato da due biopic di alto livello: «Larry Flynt – Oltre lo scandalo» (1996), sul fondatore della rivista pornografica Hustler con cui ha vinto l'Orso d'oro al Festival di Berlino, e «Man on the Moon» (1999), in cui Jim Carrey interpreta il celebre comico Andy Kaufman meritandosi un Golden Globe come miglior attore in un commedia.

Il suo ultimo film degno di nota è «L'ultimo inquisitore» (2006), che prende spunto dalla vita del pittore spagnolo Francisco Goya, con protagonisti Natalie Portman e Javier Bardem. Prima di annunciare che una grave malattia agli occhi non gli permetterà più di lavorare dietro la macchina da presa, ha tempo di dirigere un'ultima pellicola nel 2009: la misconosciuta «A Walk Worthwile», registrazione di una rappresentazione teatrale in cui ha lavorato insieme ai suoi figli.La sua ultima collaborazione cinematografica è in veste di attore ne «Les bien-aimés» del francese Christophe Honoré, in cui recita accanto a Catherine Deneuve, Chiara Mastroianni, Ludivine Sagnier e Louis Garrel.

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