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Addio a Vittorio Taviani, maestro del cinema poetico e realista

il regista morto a 88 anni

Addio a Vittorio Taviani, maestro del cinema poetico e realista

Si è spento a 88 anni Vittorio Taviani, regista toscano che insieme al fratello Paolo ha fatto la storia del nostro cinema. Nato a San Miniato il 20 settembre del 1939 (il fratello Paolo è nato due anni dopo), Vittorio si è appassionato al cinema fin dalla giovane età ed è stato tra gli animatori del cineclub di Pisa. I fratelli Taviani si trasferirono poi a Roma e diressero alcuni documentari, tra cui il più significativo è «L'Italia non è un paese povero» (1960), realizzato insieme al maestro del genere Joris Ivens.

Lavorarono in seguito con Valentino Orsini a «Un uomo da bruciare» (1962) e «I fuorilegge del matrimonio» (1963), mentre il loro primo lungometraggio autonomo sarà «I sovversivi» (1967), un film dal taglio prettamente politico che venne presentato alla Mostra di Venezia.

Maggiore successo lo raggiunsero con il successivo «Sotto il segno dello scorpione» (1969), con protagonista Gian Maria Volonté, ma saranno gli anni Settanta il decennio che li consacrerà definitivamente. Nel 1972 esce nelle sale il potente «San Michele aveva un gallo», film che riflette sul tema della rivoluzione e dell'anarchia, ispirato al racconto «Il divino e l'umano» di Lev Tolstoj.

Due anni dopo è il turno di «Allonsanfàn», ambientato durante gli anni della Restaurazione e con protagonista Marcello Mastroianni: è un film con cui i Taviani guardano al grande cinema di Luchino Visconti, valorizzato dalla colonna sonora di Ennio Morricone.

Il 1977 è poi l'anno di quello che ancora oggi rimane forse il più grande lungometraggio della loro carriera: «Padre padrone», tratto dall'omonimo romanzo di Gavino Ledda, con cui vinsero la Palma d'oro al Festival di Cannes. Al centro della narrazione c'è il riscatto di un giovane pastore sardo dal dispotico capofamiglia che, per farlo lavorare, lo strappò alla scuola da bambino lasciandolo analfabeta fino ai vent'anni.

Dopo il poco ricordato «Il prato» (1979), nel 1982 i fratelli Taviani dirigono un'altra pellicola importantissima come «La notte di San Lorenzo», un affresco della campagna toscana ai tempi della Seconda guerra mondiale, che viene presentata sempre al Festival di Cannes dove vince il Grand Prix Speciale della Giuria.

Nel 1984 si confrontano con l'opera di Pirandello nel film a episodi «Kaos», mentre nel 1987 dirigono l'ambizioso «Good Morning Babilonia», storia di due fratelli toscani che emigrano in America all'inizio del ventesimo secolo e che proveranno a tentare la fortuna nel mondo del cinema a stelle e strisce.
Gli anni Novanta sono caratterizzati da una serie di film decisamente al di sotto della qualità media del loro cinema: «Il sole anche di notte» (1990), «Fiorile» (1993) e «Tu ridi» (1998) sono pellicole poco ispirate e oggi poco ricordate. Il film più interessante del decennio è «Le affinità elettive» (1996), una coproduzione italo-francese tratta dall'omonimo romanzo di Goethe con protagonista Isabelle Huppert.

Nel nuovo millennio iniziano a dedicarsi anche alla televisione (ad esempio con «Resurrezione», miniserie in due parti realizzata nel 2001 e ispirata nuovamente a Tolstoj), prima di tornare al cinema con «La masseria delle allodole» nel 2007.

Nel 2012 i Taviani tornano poi a firmare un (grande) film, quasi al livello delle loro opere più importanti: «Cesare deve morire», premiato al Festival di Berlino con l'Orso d'oro, in cui viene raccontata la lavorazione all'interno del carcere di Rebibbia del «Giulio Cesare» di Shakespeare, messo in scena dai detenuti.
Prodotto suggestivo ma meno riuscito è «Maraviglioso Boccaccio» (2015), tratto da cinque novelle del «Decameron» e con il quale i Taviani tornano al film a episodi.

È stato l'ultimo lungometraggio che hanno firmato insieme, perché a causa di una lunga malattia peggiorata negli ultimi tempi, Vittorio non ha potuto girare insieme a Paolo «Una questione privata», film uscito nel 2017, ispirato al romanzo di Beppe Fenoglio e con protagonista Luca Marinelli. La regia è firmata soltanto da Paolo, ma la pellicola è stata comunque creata anche grazie ai consigli di Vittorio: ultima collaborazione tra due fratelli che, sempre uniti e andando sempre in coppia, hanno dato vita a un cinema impegnato e delicato allo stesso tempo, caratterizzato da una notevolissima cura formale e da una galleria di personaggi indimenticabili e scritti con grande cura.

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