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I 100 anni della giovane Vilnius

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lettera dalla lituania

I 100 anni della giovane Vilnius

Il palazzo presidenziale di Vilnius, con il numero 100 che celebra l'indipendenza dal 1918. (Le foto  sono di Eliana Di Caro)
Il palazzo presidenziale di Vilnius, con il numero 100 che celebra l'indipendenza dal 1918. (Le foto sono di Eliana Di Caro)

Un pianoforte adagiato sul Vilnia, poco più in là un altro, ragazzi che gironzolano sul lungo fiume, i caffè aperti ad accogliere abitanti e turisti: l’atmosfera di Užupis, la repubblica degli artisti, un quartiere “indipendente” (con un suo governo e una sua Costituzione) e bohémien nella città vecchia di Vilnius, rende bene il cambiamento che si è prodotto in questa città dal ’90, quando la Lituania proclamò l’indipendenza dall’Unione sovietica.

La capitale quest’anno festeggia i 100 anni della prima indipendenza, quella del 1918, simbolicamente importante per i lituani, e le iniziative per ricordare la ricorrenza, sottolineata ovunque - dai souvenir nei negozi al gigantesco numero 100 davanti al palazzo presidenziale - sono tante. Il festival che si inaugurerà a Roma il 4 maggio, e che ospiterà i principali artisti ed esponenti della cultura, ne è una testimonianza, perché l’obiettivo è far conoscere anche fuori confine una realtà in costante evoluzione.

Lo è per il teatro (a Eimuntas Nekrošius e Oskaras Koršunovas si affiancano giovani registe che si stanno affermando sulla scena internazionale, come Kamile Gudmonaite e Olga Lapina), per l’arte (lo dimostrano le recenti video-performance e i progetti per la Triennale Baltica), per la danza contemporanea, ma lo è anche solo per l’aria che si respira nei vicoli della città vecchia, con la sua elegante architettura barocca e le chiese a ogni angolo, entrata nella lista dell’Unesco nel 1994. I cinquemila studenti dell’Università, la più antica della regione (risale al 1579), sono il segno di una generazione che rifiuta di accontentarsi, mentre continua per ora l’emigrazione verso la Gran Bretagna, l’Irlanda e la Norvegia che ha portato via quasi un milione di persone determinate a guadagnare di più dei quasi 8oo euro di stipendio (in media).

Vilnius, un pianoforte sul fiume Vilnia, nella repubblica degli artisti

È una realtà in evoluzione, quella lituana, anche sul fronte delle donne. Laima Kreivyte, poetessa, critica d’arte e ricercatrice all’Accademia delle Arti di Vilnius, ha appena allestito una mostra con gli studenti dell’Accademia dedicata a Vita e Scienza. È una femminista militante e lo scorso febbraio, nel giorno del centenario in cui «l’atto di indipendenza fu firmato da 20 uomini, abbiamo celebrato l’evento con un panel di sole donne, nel balcone del palazzo accanto a quello della cerimonia vera, per affermare che le donne nel 1918 ebbero un ruolo importante». E ha letto i nomi, raramente considerati, di letterate, scienziate, insomma di coloro che a vario titolo hanno dato un contributo alla democrazia. E, pur con il distinguo che fa la storica Dainora Pociute nell’intervista qui accanto, effettivamente le lituane nella vita culturale della città sono protagoniste. Il festival di danza contemporanea che si apre il 2 maggio, una manifestazione internazionale di cui un terzo dei biglietti è già stato venduto, è diretto da Gintare Masteikaite, 35enne molto attiva che ha già alle spalle «12 anni di lavoro, sette dei quali a Kaunas (la seconda città del Paese, ndr), ora mi sento al mio posto», ci tiene a dire. Il festival ha il suo seguito consolidato perché durante l’anno non c’è possibilità di vedere performer stranieri.

L'ingresso del teatro privato di Nekrošius

Allo stesso modo, due curatrici del Centro di arte contemporanea, Ula Tornau e Asta Vaiciulite, entrambe trentenni, raccontano con entusiasmo la loro attività e annunciano che la tredicesima Triennale d’arte baltica, dal titolo Give Up the Ghost (si apre l’11 maggio e si chiude il 18 novembre) per la prima volta si terrà in tutti e tre i Paesi della regione. Spiegano che l’idea in sé «di arte contemporanea è ancora qualcosa di nuovo, qui, in epoca sovietica non si conosceva. Ora si viaggia, le cose sono cambiate. In autunno verrà aperto il primo museo privato, di proprietà del biochimico Viktoras Butkus». Della stessa generazione sono le autrici e protagoniste dell’opera/performance Buona giornata, incentrata sulla vita di dieci cassiere di un supermercato: dietro i gesti meccanici, le frasi ripetute automaticamente alla loro postazione, c’è un mondo di pensieri, preoccupazioni, umori, ironie.

La storia del Paese, immancabilmente, affiora sulla scena artistica. È il caso del doppio video di Deimantas Narkevičius, il primo fatto con delle riprese del 1971, prive di sonoro, dove i personaggi, il bianco e nero e la fissità di alcuni momenti danno un’idea di quel tempo: un tempo in cui ci si riuniva clandestinamente, vogliosi di libertà. L’altro è del luglio 2015 e riguarda la rimozione di una statua sovietica (ritrae due contadini), una decisione del governo che, è inevitabile, si presta a strumentalizzazioni.

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