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Estetica e set per telefoni bianchi

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Estetica e set per telefoni bianchi

Il cinema italiano degli anni Trenta è poco conosciuto oggi. A confronto del Neorealismo del dopoguerra con i suoi celebri capolavori, la stagione dei telefoni bianchi viene considerata di scarso interesse artistico, con film che sono o frivole commedie romantiche o propaganda di regime.
Una nuova mostra alla Estorick Collection di Londra rivela un aspetto mai esplorato del cinema italiano di quegli anni: il contributo artistico non tanto dei film ma dei set e delle scenografie. Foto originali inedite, disegni e riviste dell'epoca mostrano quanto i designer, scenografi e architetti abbiano consciamente voluto introdurre un'estetica modernista in Italia, ispirandosi a movimenti architettonici come Bauhaus. La mostra “Rationalism on Set” presenta quindi l'Italia dell'epoca in nuova luce, meno isolata intellettualmente e artisticamente di quanto si pensi.

Già dalle origini del cinema l'Italia ha giocato un ruolo importante. Il film Cabiria di Giovanni Pastrone, del 1914, ha rivoluzionato le scenografie, eliminando gli sfondi piatti dipinti e costruendo grandi set tridimensionali realistici e dettagliati. Il film Thais del 1916 può essere considerato il primo esempio di set modernista, grazie alle scenografie dell'artista futurista Enrico Prampolini.
Nel periodo tra le due guerre l'ispirazione è venuta soprattutto dalla Germania, dove il movimento Bauhaus ha rivoluzionato l'architettura e registi come Fritz Lang con il suo Metropolis hanno rivoluzionato l'estetica cinematografica. Mentre Walter Gropius o Ludwig Mies van der Rohe volevano fondere arte, tecnologia e scienza in un'unica disciplina sperimentale, in Italia all'epoca non c'era molta apertura o innovazione.
Un gruppo di architetti ha cercato di cambiare le cose, fondando nel 1928 Miar (Movimento italiano per l'architettura razionale) che voleva diffondere l'estetica modernista e mostrava interesse per altre forme di arte come la fotografia e il cinema, superando la rigida distinzione tra arte pura e arte applicata.
Rendendosi conto del grande potere del cinema nel diffondere immagini e tendenze, architetti come Giuseppe Capponi e scenografi come Gastone Medin hanno voluto lavorare su set cinematografici apposta per educare il pubblico e rendere familiare e popolare il design moderno. Capponi si definiva “il regista degli elementi silenziosi della scena”. Intanto riviste come Domus e Casabella dedicavano pagine intere a foto dei set cinematografici, contribuendo a diffondere l'estetica modernista tra i lettori.
L'industria cinematografica dell'epoca era dominata dallo studio Cines, fondato nel 1906 e rilanciato nel 1929, che agiva sia da casa di produzione che di distribuzione. Le foto della mostra rivelano una serie di interni dalle linee essenziali, mobili di design e grande uso di materiali moderni come il cromo. Una foto mostra il giovane Vittorio de Sica in Due cuori felici, del 1932, un'altra Anna Magnani al debutto in Trenta secondi d'amore del 1936.
L'idea della mostra è dell'architetto italiano Valeria Carullo, che cura le collezioni fotografiche del Royal Institute of British Architects (Riba) ed è appassionata di cinema d è andata a ricercare foto e documenti originali negli archivi della Cineteca Nazionale, del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, della Cineteca di Bologna e del Museo nazionale del cinema di Torino, oltre che nelle collezioni del Riba.
“Quando ho trovato queste foto mi è sembrato molto interessante il contrasto tra questi film d'evasione datati e gli interni così sofisticati e moderni, - spiega la Carullo. – Gli anni Trenta sono un periodo chiave del cinema italiano, anche se poco conosciuto, perché ha posto le basi per il successo del Neorealismo. Non a caso Medin, il più prolifico scenografo dell'epoca, ha poi fatto La Ciociara. Ora mi piacerebbe portare questa mostra in Italia, a Roma, il cuore del cinema dell'epoca.”
Rationalism on Set: Glamour and Modernity in 1930s Italian Cinema
Fino al 24 giugno 2018
Estorick Collection of Modern Italian Art, Londra

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