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Una crociata contro il PowerPoint: «È noioso, torniamo alla…

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da amazon alle università europee

Una crociata contro il PowerPoint: «È noioso, torniamo alla lavagna»

Bart Simpson sempre alla lavagna
Bart Simpson sempre alla lavagna

Alla fine degli anni Novanta, se non «ce l’avevi» era un problema. L’autorevolezza di un dirigente di azienda, di un conferenziere o di un professore universitario era direttamente proporzionale alla sua dimestichezza con PowerPoint, il programma del pacchetto Microsoft Office specializzato in presentazioni grafiche. «Presentare» per insegnare, spiegare e - perché no? - esercitare la propria leadership. Da qualche mese a questa parte, la musica sembra cambiata: l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti H.R. McMaster, il numero uno di AmazonJeff Bezos e diverse università europee hanno scelto di bandire l’utilizzo del popolare programma.

Studenti più stupidi, docenti più noiosi
Che il contesto sia quello di un summit su un teatro di operazioni militari, un meeting aziendale della più celebre piattaforma di vendita online o una semplice lezione la scelta è la stessa. I motivi? Variano. Secondo il generale McMaster, PowerPoint è «uno strumento inadeguato per il processo decisionale». Secondo Bezos, una «struttura narrativa» riesce più efficace di qualsiasi presentazione grafica. Secondo fior di docenti universitari, il fortunato programma, sviluppato negli anni Ottanta da Bob Gaskins e Dennis Austin per Macintosh e subito dopo acquistato dalla Microsoft di Bill Gates che lo trasformerà in uno dei software di punta di Office, ha la grave responsabilità di rendere gli studenti più stupidi e gli insegnanti più noiosi.

Gli infiniti pregi del «device» lavagna
Tra gli ultimi casi, in ordine di tempo, quello della prestigiosa Copenaghen Business School che ha parallelamente messo al bando Facebook per gli studenti e PowerPoint per i docenti. Promotore dell’iniziativa, il professor Bent Meier Sørensen che ha spiegato le sue ragioni a The Indipendent. PowerPoint, per lui, è roba vecchia, perché a Copenaghen si è deciso di optare per un device più intelligente e flessibile: la lavagna. «Gli insegnanti - spiega Sørensen - ci scrivono col gesso o con i pennarelli. Contrariamente a quanto fa PowerPoint, il gesso e lavagna ci permettono di annotare i punti messi in luce dagli studenti a fianco ai punti che noi stessi sviluppiamo». Mica male come interattività.

Perdersi per non perdersi
Non c’è nulla di ripetitivo, nessuno schematismo troppo rigido, niente di noioso in tutto questo. Il rischio che qualche studente possa arenarsi è prossimo allo zero. Anzi: «Gli studenti meno attivi possono essere chiamati ad approfondire i concetti e le connessioni che si sviluppano sulla lavagna, sia dalla loro poltrona che venendo a scriverci sopra». Della serie: perdersi per non perdersi. Al contrario, «una presentazione in PowerPoint blocca la lezione su un percorso che ignora qualsiasi altro input che non sia l’idea che il docente ha della lezione concepita il giorno prima».

Il ritorno del maestro socratico
Per parafrasare il poeta, c’è qualcosa di nuovo nelle parole di Sørensen , anzi d’antico. Qualcosa vecchio di almeno 2.500 anni come l’idea socratica del Maestro: qualcuno che, come farebbe una levatrice, ti aiuta a partorire la verità partendo da quello che non sai. Due millenni e mezzo dopo Socrate, neanche siamo più troppo sicuri di cosa sia la verità ma, piuttosto che chiedercelo, preferiamo nasconderci dietro le slide di una presentazione PowerPoint. Peccato che gli occhi di chi ci ascolta sono già altrove. Fuori dalla finestra o dentro uno smartphone.

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