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Cannes, in concorso «Yomeddine», esordio egiziano dai buoni…

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Cinema

Cannes, in concorso «Yomeddine», esordio egiziano dai buoni sentimenti

Una scena del film «Yomeddine»
Una scena del film «Yomeddine»

Gli esordienti sono sempre più protagonisti al Festival di Cannes: dopo «Wildlife» di Paul Dano, scelto come apertura della Semaine de la Critique, è arrivato il turno dell'egiziano «Yomeddine», opera prima di A.B. Shawky.
Inserito nel concorso principale della kermesse, il film racconta la vita di un ex-lebbroso che decide di lasciare la colonia in cui vive per andare a cercare la famiglia che l'ha abbandonato quando era piccolo. Un giovane orfano di nome Obama intraprenderà questo viaggio insieme a lui.

Quello che viene mostrato in questa opera prima è un Egitto molto diverso da quello turistico che potremmo avere in mente: fin dalle primissime riprese in una discarica di rifiuti, Shawky mostra il degrado urbano e la povertà di un paese vittima della burocrazia e dell'indifferenza.

«Yomeddine» è un esempio di cinema popolare dai buoni sentimenti (che guarda anche alla notevole storia cinematografica del suo paese), capace di toccare corde profonde per i temi che racconta, ma troppo retorico nella messinscena per poter emozionare fino in fondo.

Il dramma vissuto dal protagonista non sempre coinvolge, anche se Shawky gioca bene alcune carte verso la conclusione, lasciando così allo spettatore qualcosa da ricordare al termine della pellicola.
Da un film in concorso al Festival di Cannes ci si poteva aspettare di più, ma il talento ancora acerbo del regista potrebbe affinarsi nei prossimi progetti dato che il potenziale tecnico non manca.

Lungometraggio più avvincente è «Donbass» del regista ucraino Sergey Loznitsa, scelto come film d'apertura della sezione Un Certain Regard.
L'autore che l'anno scorso era in concorso a Cannes con «A Gentle Creature» ha dato vita a un racconto sulla Guerra del Donbass, mostrando diversi episodi inerenti al conflitto, che coinvolgono soldati, giornalisti, politici e persone comuni.

Da sempre regista che alterna film di finzione e documentari (da ricordare tra questi ultimi il notevole «Austerlitz» del 2016), Loznitsa fa con «Donbass» una riflessione sul potere dei media, sul confine fra verità e propaganda e su un paese dilaniato da scontri che sembrano infiniti.

Diviso così in molteplici episodi, «Donbass» è un lungometraggio che compie una vera e propria panoramica sul tema di partenza, forte di numerosi spunti interessanti e di parecchie sequenze dal forte impatto visivo e narrativo.

La durata è forse eccessiva e alcuni momenti risultano ridondanti, ma complessivamente è un film che colpisce e che meriterebbe di trovare presto una distribuzione anche nel nostro paese.

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