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FESTIVAL DI CANNES

Cannes: la Francia parte bene in concorso con l’intenso «Plaire, aimer et courir vite»

Da una scena di “Plaire, aimer et courir vite”, film di Christophe Honoré
Da una scena di “Plaire, aimer et courir vite”, film di Christophe Honoré

Buona la prima per il cinema francese in concorso al Festival di Cannes: convince «Plaire, aimer et courir vite» di Christophe Honoré, esordio dei padroni di casa nella competizione principale della kermesse.
Ambientato all'inizio degli anni Novanta, il film racconta la storia d'amore tra uno studente universitario, Arthur, e uno scrittore decisamente più grande di lui, Jacques. I due si conoscono al cinema e immediatamente si sentono attratti l'uno dall'altro: Jacques, però, è sieropositivo e vivrà la relazione con molta meno spensieratezza rispetto al suo giovane amante.

Undici anni dopo aver presentato a Cannes «Les chansons d'amour», ancora oggi una delle sue pellicole più famose, Christophe Honoré torna sulla Croisette con un dramma sentimentale scritto con cura e valorizzato da un notevole approfondimento sui due personaggi principali: Jacques, malato terminale e padre di un bambino, è una figura tormentata e profonda; Arthur è un ragazzo che vive il rapporto con un sincero e un po' ingenuo trasporto emotivo per l'uomo di cui si è innamorato.

A volte il meccanismo messo in scena da Honoré può risultare freddo e studiato a tavolino, ma ci sono anche molti momenti fortemente emozionanti (il primo incontro tra i due, in primis), tanti omaggi alla storia del cinema e un cast che fa egregiamente il suo dovere: colpisce Vincent Lacoste (Arthur) ma la scena la ruba Pierre Deladonchamps (Jacques) in un ruolo tutt'altro che semplice.

Indubbiamente si tratta di una delle pellicole più mature di Honoré, autore da sempre molto altalenante e spesso vittima di uno sguardo registico supponente e pretestuoso. La storia d'amore omosessuale al centro di «Plaire, aimer et courir vite» (traducibile come “piacere, amare e correre velocemente”, mentre il titolo internazionale, meno azzeccato, è «Sorry Angel»), invece, l'ha trattata con forza e intensità, dando il giusto spazio anche a una serie di interessanti personaggi secondari.

Da segnalare una sequenza ambientata di fronte alla lapide di François Truffaut, uno dei più importanti registi della storia del cinema transalpino.

Non ci sono però soltanto gli omaggi di Honoré da segnalare oggi, perché il Festival di Cannes ha voluto fare un tributo al cinquantennale dell'edizione del 1968, interrotta anticipatamente per gli eventi del Maggio francese. La 21ª edizione del Festival era iniziata il 10 maggio in coincidenza con la notte delle barricate nel quartiere latino di Parigi ed è stata chiusa il 19 maggio senza palmarès, dopo varie proteste di attori e registi, solidali con il movimento degli studenti.

Per l'occasione nella sezione Cannes Classics è stato proiettato «Coup pour coup», film del 1972 di Marin Karmitz incentrato su uno sciopero in una piccola fabbrica, dove le lavoratrici si ribellano al padrone e ne progettano il sequestro. Poco noto come regista, Karmitz proseguirà poi la sua carriera come produttore: tra i suoi progetti realizzati in quest'ultima veste si segnala in particolare la “trilogia dei colori” firmata da Krzysztof Kieslowski.

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