Domenica

L'Italia in concorso a Cannes con «Lazzaro felice», parabola…

  • Abbonati
  • Accedi
il festival del cinema

L'Italia in concorso a Cannes con «Lazzaro felice», parabola sugli sfruttati che farà discutere

Il primo film italiano in concorso al Festival di Cannes si prepara a far discutere: «Lazzaro felice» di Alice Rohrwacher è un progetto ambizioso e di non facile collocazione, sia per i contenuti proposti che per l'anticonvenzionale struttura narrativa.
Al centro della trama c'è Lazzaro, un giovane contadino sempre buono con tutti, che fa amicizia con Tancredi, un suo coetaneo, figlio della padrona della piccola comunità agricola in cui vive. Un giorno però Tancredi sparisce e Lazzaro inizierà un lungo viaggio per ritrovarlo.

A quattro anni di distanza da «Le meraviglie», Alice Rohrwacher torna in concorso a Cannes con un film che alterna toni allegorici e realistici, dando vita a una sorta di curiosa parabola sul mondo di ieri e di oggi.

La pellicola si apre mostrando un universo fuori dal tempo, uno spazio dove i contadini non vengono pagati e una bizzarra Marchesa li controlla a suo piacimento: in questa prima parte sembra di rivivere echi del cinema di Bernardo Bertolucci o di Pier Paolo Pasolini, anche per come la regista usa la musica, oltre che per come vengono rappresentati i personaggi.

Nella seconda, invece, arriviamo ai giorni nostri: tutto sembra cambiato, ma invece ogni cosa (o quasi) è rimasta immutata, esattamente come Lazzaro, con gli sfruttati che continuano a essere tali, mentre soltanto i padroni si trovano costretti a vivere un'esistenza totalmente diversa.

Non mancano spunti e suggestioni in quello che è sicuramente il lungometraggio più coraggioso realizzato in carriera dalla regista italiana, anche se non sempre l'alternanza fra ragionamento sociale-politico e le metafore messe in scena trovano una giusta coerenza.

Il film spinge sul versante spirituale e cristologico, con momenti dal sapore mistico e riferimenti anche alla vita di San Francesco, ma alcuni passaggi di sceneggiatura risultano troppo azzardati e i simbolismi non sempre sono affascinanti come avrebbero dovuto.

Il risultato è comunque un film fuori dagli schemi e stimolante, che punta in alto e spesso cade, ma che resta in ogni caso da vedere.
Nelle nostre sale uscirà il 31 maggio, ma Alice Rohrwacher spera di ottenere prima un altro posto nel palmarès, dopo il Gran Premio della Giuria vinto con «Le meraviglie» nel 2014.

Da segnalare, infine, che nel cast si alternano attori esordienti con diversi volti noti del nostro cinema: da Alba Rohrwacher, sorella di Alice, a Nicoletta Braschi, accompagnata qui a Cannes dal marito Roberto Benigni a cui il pubblico della kermesse ha tributato un lungo applauso durante il suo ingresso sul tappeto rosso.

© Riproduzione riservata