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Fondation Beyeler tra urli e ombre

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Basilea

Fondation Beyeler tra urli e ombre

Allestimento. Una della sale della mostra  Bacon Giacometti aperta fino al 2 settembre alla Fondation Beyeler di Basilea
Allestimento. Una della sale della mostra Bacon Giacometti aperta fino al 2 settembre alla Fondation Beyeler di Basilea

Bacon e Giacometti insieme. Perch mai? Appartenevano, vero, alla stessa generazione, quella che visse le tragedie della seconda guerra mondiale, ed erano entrambi fedeli alla figura in anni in cui l’astrazione radicale dell’Informale europeo e dell’Espressionismo astratto americano la faceva da padrona. Ma il primo era pittore, il secondo scultore (seppure anche straordinario pittore); uno si basava sulle fotografie (nei suoi molti viaggi a Roma, Bacon non volle mai vedere dal vero l’Innocenzo X di Velzquez, fonte dei suoi celeberrimi papi urlanti: Per preservarne l’aura, diceva), l’altro era incapace di lavorare senza un modello in carne e ossa, per alimentarsi della tensione emotiva che scaturiva dal loro contatto visivo. E, per finire, Bacon (1909-1992) era un omosessuale dichiarato, in anni in cui l’omosessualit era un tab, mentre Giacometti (1901-1966) era un instancabile sottaniere: insomma, poco sembra unirli sul piano artistico come su quello umano. Infatti, nessuna mostra li aveva mai accostati prima d’ora.

Cos, aldil della curiosit di vedere una vera primizia, chi scrive ammette di essere entrata con qualche scetticismo nella mostra che la Fondation Beyeler di Basilea (con la Fondation Giacometti di Parigi) dedica loro. Ma di esserne uscita entusiasta, seppure gravata da un carico di emozioni il cui crescendo, nel percorso, si fa quasi intollerabile. Fino all’ultima sala, dove la tensione si spezza nella ricostruzione dei loro studi: piccolo quello di Bacon, minuscolo quello di Giacometti, ed entrambi saturi di cose (lavoro molto meglio nel caos, tagliava corto Bacon).

La mostra, curata da Catherine Grenier, direttrice della Fondation Giacometti, Michael Peppiatt, esperto di Bacon e suo amico, e Ulf Kster, curatore della Fondation Beyeler, poggia su dati sinora trascurati: Bacon si dichiarava infatti debitore di Giacometti, un mito in Gran Bretagna alla fine degli anni ’40, quando lui esordiva. E Giacometti avrebbe presto ricambiato la stima. In pi, la rassegna riunisce opere (un centinaio in tutto) di stupefacente qualit e rarit. Ma ci che pi colpisce che essa prova in modo persuasivo, palpabile, la profonda affinit che li lega.

Non a caso, entrambi erano molto amati da Ernst Beyeler che present due sue personali e tratt in galleria almeno 250 importanti opere di Giacometti (alcune di quelle esposte appartengono alla Fondazione Beyeler; tutte le altre, specie i gessi, molti mai spostati da Parigi, vengono dalla Fondation Giacometti). Due anche le personali di Bacon, di cui il gallerista tratt decine di opere e ben quattro dei celebri trittici, fra i quali quello In memory of George Dyer, il compagno di Bacon morto suicida a Parigi mentre lui allestiva la personale al Grand Palais, lasciato alla Fondazione Beyeler.

Sono le loro opere, per, a parlare, sin dalla prima saletta, dove la scultura sospesa e oscillante di Giacometti, Le nez, 1947-49 (cui Jean Clair ha dedicato un intero saggio), con la bocca spalancata sotto il lunghissimo naso, fronteggia il grido muto di Head VI, 1949, una delle sconvolgenti parafrasi di Bacon (la mostra ne espone ben quattro) dell’Innocenzo X di Velzquez. Gi qui si avverte la comune temperatura emotiva del loro omaggio alla centralit dell’uomo, in una ricerca che, ben pi del reale, atrocemente deformato da uno e inverosimilmente “stirato” dall’altro, insegue il “vero” interiore.

Come suggeriva gi Gilles Deleuze, i corpi violati di Bacon non sono nient’altro che carne, mentre le figure di Giacometti, straziate dalla spatola, conservano dentro di s una violenza compressa ma intensissima: per entrambi, infatti, l’atto creativo era una lotta tra il senso del fallimento, che li perseguitava, e la volont di continuare la sfida.

Poich a farli incontrare fu Isabel Rawthorne, pittrice ma soprattutto musa-modella di entrambi e vorace femme fatale, un’intera sala dedicata a lei, dal primo, ieratico ritratto (1935) di Giacometti a quelli gi tormentati di fine decennio, alle figurette esili e minuscole suggeritegli dalla visione di Isabel, lontana, nella notte di Boulevard Saint-Michel, fino alla prima figura di grandi dimensioni da lui realizzata, Femme au chariot, 1945: ancora una volta un suo ritratto. Per Bacon invece lei una sorta di menade: nel grande ritratto Isabel Standing in a Street in Soho, 1967, la donna, con il volto deformato e tumefatto, fronteggia incongruamente un toro (simbolo per della potenza sessuale) in una strada della citt. E la sua figura sgraziata racchiusa in una struttura a gabbia: un espediente di cui entrambi artisti si servono per delimitare lo spazio (lo spazio non esiste –diceva Giacometti- va creato) e porre le figure in un luogo “altro”, trasformando l’osservatore in una sorta di voyeur.

La sezione dedicata al tema della gabbia (cage per Giacometti, che inaugura il tema con Boule suspendue, 1930, in mostra, la scultura surrealista che lo impose al mondo; frame per Bacon, che talora, come nel superbo Study after Velzquez, 1950, la trasforma in una sorta di ring), illuminante e ricca di capolavori, e cos sono la sezione della Verit criante, che cita nel titolo un saggio su Bacon dell’etnologo Michel Leiris (stretto amico di entrambi), e quella, affacciata sullo specchio d’acqua, dei ritratti, che confronta la loro indagine ossessiva sul volto, torturato da entrambi nella ricerca della pi forte espressivit. Ma il grande salone successivo riserva emozioni anche pi intense: trovano posto qui le meravigliose, svuotate figure stanti, come le Femme de Venise, per la Biennale del 1956, o L’homme qui marche II, 1960, in gesso e in bronzo, in cui Giacometti affronta il tema del movimento in scultura, cos come Bacon lo affronta nei grandiosi, atroci trittici e dipinti esposti intorno, fra carni, denti, feci e amplessi violenti, in un crescendo brutale di tensione.

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